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Numero 476
del 22/05/2012
Roma sostiene Bucarest PDF Stampa E-mail
! di Ylenia Citino
citino@ragionpolitica.it
  
mercoledì 01 giugno 2011

L'Italia si associa alla scommessa della Romania sul suo ingresso a Schengen. Il secondo vertice bilaterale Roma-Bucarest si conclude con uno scambio di impegni intergovernativi volti a sostenere lo sforzo della Romania. L'obiettivo è entrare a far parte a pieno titolo della «fortezza» Europa entro il 2011. «Abbiamo avuto in passato problemi per la presenza di cittadini romeni in Italia, ma sono ora assolutamente superati», ha assicurato il Presidente Berlusconi al termine dell'incontro di palazzo Cotroceni. Nel ricevere dal sindaco di Bucarest, Sorin Oprescu, le chiavi della città, il premier ha sottolineato che nel nostro paese vivono più di un milione e duecentomila romeni, lavoratori «apprezzati e considerati».

Da qui la comune responsabilità nel combattere la criminalità organizzata, la corruzione e l'illegalità. Problemi severi che, fino ad oggi, avevano impedito a Romania e Bulgaria di essere ammesse al club delle libere frontiere. A guidare il fronte del «no» sono stati da sempre Francia e Germania. Nel ritenere prematuro l'eventuale ingresso dei due Paesi, la Merkel e Sarkozy hanno lungamente ostracizzato l'adesione a Schengen, nonostante sette rapporti valutativi europei avessero confermato l'idoneità all'accesso. Verrebbe il sospetto che la loro sia più una strategia politica, vista la piena conformità dei candidati ai criteri tecnici. Ad avvalorare la tesi, infatti, basta richiamare alla mente la forte campagna di espulsione dei rom scatenata da Sarkozy come concessione al Front National di Marine Le Pen. Magistrale la sua débacle qualora i romeni poc'anzi cacciati fossero ritornati sul suolo francese, legittimati a pieno titolo da un nuovo passaporto di libertà.

Berlusconi, invece, considera ormai «dimenticati» i problemi sorti in passato fra i due Paesi per una serie sfortunata di episodi e si prepara ad inaugurare una nuova stagione di collaborazione amichevole e di partnership economica. Un primo agreement, infatti, era stato firmato nel 2008 prima della caduta del Governo Prodi, ma riguardava esclusivamente l'implementazione di misure di contrasto alle discriminazioni razziali. Adesso, invece, si spiana il terreno per renderlo economicamente fertile. Nel dialogo con la controparte rumena, il primo ministro Emil Bol, Berlusconi ha riconosciuto che «lo stato romeno ha saputo prendere misure molto impopolari, ma assolutamente necessarie, che avranno effetti positivi per il paese e per i cittadini. «Sono certo - ha aggiunto - che il popolo capirà e che le prossime elezioni premieranno il governo». Anche l'esecutivo di Bucarest, infatti, ha dovuto affrontare la stretta della crisi con tagli e misure draconiane di risanamento dei conti pubblici. Innalzamento dell'età pensionabile o diminuzione degli stipendi dei dipendenti pubblici sono solo un esempio del rigore imposto dalla congiuntura globale.

Una ventata di ottimismo, invece, sembra destinata a soffiare sui numerosi legami economici che uniscono l'Italia col partner balcanico. Eppure, c'è ancora chi affronta i problemi in modo populistico e demagogico. Quando Pisapia, in piena campagna elettorale, scatenava le folle urlando «no» ai campi abusivi dei rom e proponendo, come alternativa, azzardati programmi di autocostruzione (avete capito bene), muoveva da una logica di esclusione e discriminazione. Così, all'aiuto e alla collaborazione, egli, da neoeletto sindaco, sarà pronto a sostituire (speriamo non istituzionalizzare) un sistema di «menefreghismo» sociale. Come a dire, se vogliono una casa, che se la costruiscano da soli.




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