 Immigrazione e cooperazione economica sono i principali argomenti del secondo vertice bilaterale Roma-Bucarest. L'Italia si associa alla scommessa della Romania sul suo ingresso a Schengen, solo dietro garanzie di sicurezza e correttezza dei controlli di frontiera. L'intenzione di Basescu è di entrare a pieno titolo nella «fortezzaEuropa» entro il 2011, ma è vischioso il processo volto a sopire la diffidenza dei vicini europei. «Abbiamo avuto in passato problemi per la presenza di cittadini romeni in Italia, ma sono ora assolutamente superati» ha assicurato il Presidente Berlusconi al termine dell'incontro di palazzo Cotroceni. Da qui la comune responsabilità nel combattere la criminalità organizzata, la corruzione e l'illegalità. Problemi severi che, fino ad oggi, avevano impedito alla Romania (ma anche alla Bulgaria) di essere ammessa al club delle libere frontiere. A guidare il fronte del «no» sono state da sempre Francia e Germania. Nel ritenere prematura l'eventuale adesione dei due Paesi, la Merkel e Sarkozy sottolineano l'esistenza di punti deboli nelle procedure per il rilascio dei visti e nei controlli doganali. Verrebbe il sospetto che la loro sia più una strategia politica, vista la conformità dei candidati ai criteri tecnici. Ad avvalorare la tesi, infatti, basta richiamare alla mente la forte campagna di espulsione dei rom scatenata da Sarkozy come concessione al Front National di Marine Le Pen. Magistrale la sua débacle qualora i romeni appena cacciati, sarebbero ritornati sul suolo francese, legittimati a pieno titolo da un nuovo passaporto di libertà. Berlusconi, invece, considera ormai «dimenticati» i problemi sorti in passato fra i due Paesi per una serie sfortunata di episodi, e si prepara ad inaugurare una nuova stagione di collaborazione amichevole e di partnership economica. La crescita e il conseguente miglioramento del tenore di vita dei cittadini sono la misura più efficace per il contrasto della criminalità organizzata. Nel ricevere le chiavi della città dal sindaco di Bucarest, Sorin Oprescu, il premier ha sottolineato che nel nostro paese vivono più di un milione e duecentomila romeni, mentre in Romania sono operanti oltre 16 mila imprese italiane. Il primo ministro Emil Bol ha poi evidenziato che, essendo l'Italia il secondo partner commerciale della Romania, «i rapporti fra i due Paesi vanno ben oltre la comune appartenenza alla cultura latina». Massicce sono, infatti, le opportunità di investimento diretto delle imprese italiane nelle maglie dell'economia rumena. L'istituto per il Commercio Estero ha riconfermato, nonostante la crisi, l'elevato contributo dell'imprenditoria domestica (oltre il 7% del Pil romeno). Inoltre, l'Ambasciatore italiano a Bucarest, Mario Cospito, ha rimarcato l'importanza della partnership soprattutto in vista degli obiettivi di ampliamento della rete infrastrutturale rumena, ad oggi poco sviluppata nel vasto territorio. La crisi finanziaria, peraltro, ha lasciato anche qui pesanti strascichi. E Berlusconi ha riconosciuto che «lo stato romeno ha saputo prendere misure molto impopolari, ma assolutamente necessarie, che avranno effetti positivi per il paese e per i cittadini. Sono certo, ha aggiunto, che il popolo capirà e che le prossime elezioni premieranno il governo». Anche l'esecutivo di Bucarest, infatti, ha dovuto affrontare la stretta della crisi con misure draconiane e tagli volti al risanamento dei conti pubblici. Speriamo dunque che il vicino balcanico dia prova del suo rinnovato impegno, in un periodo come questo, in cui l'Italia deve fronteggiare, dopo il rinfocolarsi degli sbarchi a Lampedusa, la smisurata emergenza dell'immigrazione. Condividi questo articolo      
|