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Numero 476
del 22/05/2012
AVANTI CON PIU' FORZA PDF Stampa E-mail
! di Alessandro Gianmoena
gianmoena@ragionpolitica.it
  
sabato 04 giugno 2011

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Angelino Alfano sarà il segretario politico del Popolo della Libertà. Silvio Berlusconi, insieme ai dirigenti nazionali del Pdl, ha designato un quarantenne al vertice del primo partito di maggioranza. Non è cosa da poco, e non perché il giovanilismo sia il rimedio alle sconfitte, anzi, essere giovani in politica significa essere figli del proprio tempo e ciò non ha limiti anagrafici, ma è politicamente qualificante il fatto che si sia scelta una persona di qualità, la cui formazione politica più significativa sia posteriore alla discesa in campo di Silvio Berlusconi.

L’investitura di Alfano rappresenta il punto di fusione tra le generazioni di quella maggioranza silenziosa che, dal ’94 in poi, hanno scelto Berlusconi ed il suo progetto di libertà: tra quelle provenienti dalle culture politiche democratiche del nostro Paese o che, a prescindere da esse, hanno avuto semplicemente fiducia nel Cavaliere, e le nuove generazioni dei loro figli, cresciuti in un contesto postideologico dopo la caduta del Muro di Berlino. Per tutti loro Berlusconi è ed è stato il riferimento di un nuovo ordine, in cui la politica ha riacquistato una sua dignità perchè legata ai bisogni ed alle prospettive di un popolo, di un Paese che si confronta con la realtà globale.

La bontà del cambiamento ai vertici del partito consiste proprio in questo, nella volontà di portare avanti un progetto politico che si alimenta anche attraverso la solidarietà generazionale, un principio che sarà alla base del lavoro di equipe che Alfano intesserà con i tre coordinatori Bondi, La Russa e Verdini e la classe dirigente che si stringe intorno a Silvio Berlusconi. Il segnale che il Pdl ha tempestivamente dato dopo il risultato negativo delle amministrative è, quindi, generativo di un nuova fase che provvederà anche alla sburocratizzazione del partito, abbandonando i criteri della classe politica fondati sulla ripartizione percentuale di provenienza dalle formazioni che originariamente componevano il centrodestra ed accelerando il processo di radicamento sul territorio e la selezione della classe dirigente attraverso la possibile istituzione delle primarie anche per il Pdl. Ma queste ultime saranno uno strumento efficace solo se si troverà un meccanismo tale da impedire che certi elettori «democratici» di sinistra non interferiscano sull'esito delle primarie, che chi disturba i comizi, le conferenze stampa degli altri partiti non sia disposto a mettere una croce sul candidato più vantaggioso per la sinistra.

La carica di segretario che ricoprirà ufficialmente Angelino Alfano dopo il Consiglio Nazionale del partito crea, soprattutto, una figura di riferimento di rappresentanza politica, un valore aggiunto da supporto all’attività dell’Esecutivo. In questi due anni antecedenti alle elezioni politiche del 2013 il governo dovrà, infatti, affrontare i nodi salienti della sua azione riformatrice, la riforma fiscale e della Giustizia, ma anche continuare nella difesa e nell'opera di rilancio del nostro sistema-Paese: è notizia di venerdì, infatti, che durante gli incontri bilaterali che si sono svolti a margine delle celebrazioni del 2 giugno, e a cui hanno partecipato numerosi capi di Stato, il Governo Berlusconi ha stipulato accordi commerciali con la Cina per un valore di 3,5 miliardi di euro.

La sfida del Pdl, quindi, è duplice, ossia quella di governare e di saper comunicare l’azione del proprio governo anche attraverso la propria base militante tenendo conto che, oggi, essa non popola più le sue sedi di partito, ma interagisce attraverso gli strumenti di comunicazione che dispone. Nella società della comunicazione diffusa in cui viviamo l’elettorato si è trasformato in un pubblico che giudica quotidianamente l’operato ed il comportamento della classe dirigente sia a livello nazionale che territoriale e ciò rende necessaria una maggiore consapevolezza, da parte anche dei dirigenti locali, del processo politico che è iniziato nel 2008, e questo per non rischiare di degradare il partito ad un semplice perimetro composto unicamente da una classe politica proveniente dai vecchi partiti del centrodestra: gli elettori non lo comprenderebbero.

Le storie politiche che sono confluite nel Pdl non hanno identità alternative, poiché il terreno della laicità le accomuna in un percorso di Governo del Paese che, dopo la scissione di Fini, ha registrato la fuoriuscita del laicismo, ossia di quel modo di far politica un po’ nichilista, ridotta ad un mero personalismo da parte di chi riteneva che la fusione delle culture politiche del Pdl scaturisse da un annullamento di queste ultime nei confronti delle sfide che la realtà globale ci pone. Ciò che, più o meno, è accaduto al Partito democratico, in cui la fusione a freddo tra postcomunisti e postdemocristiani ha determinato uno svilimento delle proprie identità trasformando il partito in una rampa di lancio per le candidature della sinistra radicale in occasione delle primarie.

La fase due del Pdl ha, quindi, le potenzialità per traguardare con successo le politiche del 2013, in un percorso lungo il quale il partito di maggioranza continuerà con più forza a ricoprire il ruolo di guida della coalizione che oggi governa il Paese, cementando l’alleanza che, dalla Lega Nord al gruppo dei Responsabili, porta innanzi l’azione riformatrice del Governo. Galli Della Loggia, nel fondo di venerdì pubblicato sul Corriere del Sera, afferma che per far tornare in auge il Pdl occorre maggiore disobbedienza nei confronti del suo fondatore, Silvio Berlusconi, egli, però, dovrebbe riflettere sul fatto che la vera disobbedienza che ha consegnato il governo del Paese al centrodestra di Silvio Berlusconi scaturisce dall’essersi costituito come alternativa al conformismo politicamente e culturalmente corretto di un establishment che da Mani Pulite in poi sperava nell'ascesa dei postcomunisti al potere, lo stesso ceto che attraverso i media, oggi, tenta sempre di processare o di partecipare al funerale politico dell’odiato Berlusconi, che scambia l’adesione ad una battaglia di libertà con l’obbedienza ad un capo, che commenta i fatti della politica sperando nell'archiviazione del fenomeno berlusconiano senza pensare che, se solo una volta avvesse disobbedito a se stesso mettendosi in discussione, forse la storia degli ultimi sedici anni gli avrebbe dato ragione.




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Commenti (1)
1. 06-06-2011 18:49
InnovamentoSegretario Politico
La designazione del Segretario politico non può essere disgiunta dalle primarie, che costituiscono parte integrante del rafforzamento del grande nostro partito.
Scritto da Gabriele Sforza

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