Da oltre sei mesi il Nord Africa monopolizza l'attenzione internazionale mentre nel resto del continente, pressoché ignorati, importanti cambiamenti stanno trasformando radicalmente l'assetto di alcuni stati: e, una volta tanto, si tratta di eventi non solo di segno negativo.
In Sudafrica l'esito delle elezioni comunali svoltesi il 18 maggio indica più maturità politica, maggiore consapevolezza che nell'amministrare una città la competenza deve contare più dell'appartenenza politica ed etnica e l'inizio dell'affermarsi di una struttura sociale non più fondata su invalicabili e insostituibili appartenenze etniche. Positivo è innanzi tutto il fatto che alle urne si sia recata una percentuale record di aventi diritto: quasi il 58% a fronte di percentuali di solito molto inferiori al 50%. Inoltre l'African National Congress, il partito di governo, ha perso quattro punti percentuali, scendendo al 61% delle preferenze, e Democratic Alliance, il partito un tempo votato unicamente da cittadini bianchi e coloureds, ne ha conquistati ben sette abbondanti, raggiungendo per la prima volta il 24% e vincendo persino in circoscrizioni al 100% abitate da neri. La penalizzazione dell'Anc dimostra che, malgrado la riconoscenza nei suoi confronti per aver guidato e vinto la lotta contro l'apartheid, la popolazione sudafricana perdona sempre meno al partito di Nelson Mandela di aver tradito le promesse fatte durante gli anni di lotta e di aver deluso le aspettative e le speranze di coloro che dai governi finalmente in mano alla maggioranza di origine africana attendevano buon governo, giustizia, impegno sociale, rispetto e tutela della dignità personale di ogni cittadino. Tassi di violenza crescenti e paurosi, scuole che diplomano giovani quasi analfabeti, immensi slums privi di servizi, disoccupazione al 25% e mortalità da Aids la più alta del mondo, con 410.000 nuovi contagi nel solo 2010: di questo e altro si accusa il governo dell'Anc, al potere da 17 anni, e guidato dal 2009 da un presidente, Jacob Zuma, che, insieme alla sua famiglia allargata (cinque mogli, una ventina di figli) e ai compagni di partito, sperpera miliardi di denaro pubblico in beni di lusso emulando i peggiori dei suoi colleghi africani.
Segnali positivi giungono anche dal Ghana dove, pochi giorni or sono, l'Eni ha svolto un primo test di sfruttamento del giacimento off-shore di Sankofa-2 prelevando con successo 840.000 metri cubi di gas. Da alcuni decenni l'ex Costa d'Oro conta su una discreta stabilità politica di cui sono state prova, a partire dal 1992, cinque tornate elettorali svolte pacificamente nell'ambito di un sistema multipartitico. Dal dicembre 2010, iniziando il 15 di quel mese le attività estrattive, il paese è entrato ufficialmente a far parte del novero dei paesi esportatori di petrolio. Il timore diffuso è che la nuova, straordinaria risorsa diventi un fattore di crisi sociale e politica come è successo in altri stati africani, dallo Zambia, «maledetto» dal rame, alla Costa d'Avorio, dove la ricchezza oggetto di conflitto deriva dal cacao. Il ministro degli Esteri ghanese Alhaji Mohammad Mimuni, in visita ufficiale a Roma nel mese di maggio con un seguito di imprenditori e di funzionari, ha garantito che non succederà e che, anzi, entro il 2020 la povertà in Ghana sarà debellata. Se il programma di sviluppo del suo governo, così come è stato illustrato da Mimuni il 17 maggio alla Farnesina, verrà seguito, effettivamente ci sono tutte le premesse perché il Ghana diventi davvero e in poco tempo un paese prospero, polo d'attrazione regionale così come lo è stato in passato, e forse tornerà a essere in futuro, la Costa d'Avorio. I proventi del petrolio, almeno nelle intenzioni dichiarate, serviranno infatti a modernizzare il settore agricolo, che impiega il 60% della forza lavoro ghanese, sviluppando le colture di caffè, cacao e anacardio e le risorse forestali. Inoltre verranno investiti nel settore energetico, del turismo e delle tecnologie informatiche e impiegati per migliorare il sistema scolastico e per dotare il paese di tutte le infrastrutture di cui ha bisogno. Finora il Prodotto Interno Lordo del Ghana è cresciuto quasi dell'8% all'anno. Il governo intende raggiungere nei prossimi anni il 12%.
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