freccia_long
Numero 476
del 22/05/2012
NUCLEARE: LE RAGIONI DELL'ASTENSIONE PDF Stampa E-mail
! di Francesco Natale
natale@ragionpolitica.it
  
giovedì 09 giugno 2011

426-09.jpgPremesso che al referendum sul nucleare del 12 giugno i cittadini saranno chiamati a pronunciarsi sul nulla, poiché la scheda grigia propone in realtà, per come è stata riformulata da Cassazione e Suprema Corte, l'abrogazione della «intenzione» a discutere la spinosa materia atomica e non l'abrogazione di una legge, che ad oggi non esiste, sulla introduzione effettiva delle centrali nucleari in Italia, producendo quindi un assurdo giuridico, poiché il referendum è destinato ad abrogare una legge positiva, ovvero esistente ed in vigore, giammai l'intenzione di discutere sulla eventuale redazione di un provvedimento legislativo, il quesito pone comunque una (discutibile) questione politica ed economica meritevole di ulteriore analisi.

Partiamo dai dati, così come li ha forniti Iaea, l'agenzia internazionale per l'energia atomica. 0,014 per Terawatt/ora: questo è il numero di morti riconducibili all'utilizzo civile dell'energia atomica. Ovvero ogni miliardo di Watt prodotti per ora da un reattore nucleare il tasso di mortalità non solo non è apprezzabile, ma tende a zero. Facciamo subito un raffronto comparativo: a 147 ammontano le morti riconducibili ogni anno per Terawatt/ore prodotti attraverso le centrali termoelettriche standard, principale fonte di inquinamento atmosferico in Italia. Diecimilacinquecento volte più «mortali» di una centrale nucleare, quindi.

L'output erogato da una centrale nucleare standard ammonta a circa 7 Terawatt/ora, in grado, per rendere l'idea, di soddisfare il fabbisogno domestico di circa 6 milioni di italiani o, se consideriamo il fabbisogno composito (domestico+permanente) di circa 1,2 milioni di cittadini. Questo per una centrale che occupa un area di circa 360.000 metri quadri (un quadrilatero di 600 per 600 metri lineari). Per realizzare il medesimo output con l'energia solare l'area necessaria ammonta a 22 milioni e 500.000 metri quadri(4,5 Km per 5 Km lineari). 63 volte di più.

Se pretendiamo di ottenere il medesimo rendimento attraverso le pale eoliche di ultima generazione la faccenda si fa davvero seria, ai limiti del surrealismo puro: l'area da destinare agli impianti eolici ammonterebbe a 562.500.000 metri quadri (cinquecentosessantadue milioni e cinquecentomila), ovvero un quadrilatero di 22,5 per 25 Kilometri lineari. Un area 1562,5 volte più estesa del nostro minuscolo reattore.

Riassumendo, possiamo subito rilevare come da un punto di vista di efficienza, letalità per output/ora generato, costi di produzione, mantenimento e manutenzione oltre che dal punto di vista dell'impatto ambientale reale la centrale nucleare sia preferibile su tutta la linea: per quanto avere come panorama di fronte a casa una centrale termonucleare sia tutt'altro che appagante dal punto di vista visivo, e siamo d'accordo, immaginatevi quanto può essere più naturale, esteticamente stimolante e rispettoso delle grazie di «madre gaia» ricoprire al millimetro una area sterminata di pannelli solari (bruttini) o di colossali mulini a vento (decisamente brutti).

Qualche ulteriore considerazione di carattere tecnico: il calore di risulta prodotto dalle centrali atomiche può essere utilizzato proficuamente per scopi industriali o per il teleriscaldamento, generando quindi un ulteriore surplus energetico. Una centrale a pannelli solari al contrario richiede il consumo significativo di parte dell'energia prodotta per raffreddare i semiconduttori, indispensabili per mantenere un livello di efficienza accettabile, arrivando così ad un output di picco, quindi non effettivo, di circa 500 Megawatt. A questo sommiamo i costi di manutenzione esponenziali cui un'area paragonabile ad una piccola città nel caso del fotovoltaico o a un grande capoluogo nel caso dell'eolico deve essere assoggettata.

Entriamo quindi nel discorso meramente economico. Angelo Bonelli, leader dei Verdi, sostiene che le fonti di energia rinnovabili, a fronte di un investimento di 100 miliardi di euro genererebbero 2 milioni di posti di lavoro.

L'affermazione non è stata suffragata da alcun dato né da qualsivoglia pezza giustificativa inerente alla copertura finanziaria. Ha pertanto carattere esclusivamente dogmatico/messianico. Bonelli non ci dice dove reperire i 100 miliardi di euro (quattro finanziarie, per capirci), necessari allo sviluppo del suo programma «green economy», né ci dice dove reperire le risorse per pagare d'amblé due milioni di nuovi stipendi. Non lo dice per una semplice ragione: non ne ha la minima idea neppure lui, che pure tanto si dà da fare per portare gli elettori alle urne. Elettori che, per altro, si troveranno di fronte ad un quesito incomprensibile pieno di numeri e richiami a dispositivi legislativi sconosciuti non solo alla maggioranza degli elettori, ma pure a numerosi addetti ai lavori.

Vero è che i comitati referendari uno scopo l'hanno già ampiamente raggiunto: l'accaparramento dei rimborsi elettorali per il referendum, ammontante, attenzione, a 0,52 centesimi di euro per ogni sottoscrittore qualora si raggiunga il quorum. Una gran bella somma, a pensarci bene.

Alla luce di quanto riportato non si può che appoggiare senza remore la scelta dell'astensionismo: in primo luogo per questioni di carattere eminentemente tecnico ed economico, poiché a fronte di dati oggettivi forniti da una agenzia internazionale, quindi fruibili e conoscibili per chiunque, i promoter referendari hanno controbattuto solo con la paura, l'onda emotiva che si è generata dopo Fukushima (un incidente «al» nucleare e non «di» nucleare, poiché causato da un evento imprevedibile assolutamente non riconducibile al funzionamento autonomo della centrale) e con lo spacciare per verità assolute ipotesi come minimo fantasiose (2 milioni di posti di lavoro?!?). In secondo luogo perché, proprio per rispetto nei confronti del meccanismo referendario, non è accettabile che questo sia degradato ad una slot-machine dal ricchissimo jackpot destinato ad avvantaggiare inopinatamente la lobby ambientalista, la quale, una volta di più, dimostra la sua notevole abilità nel fare «fund raising» sul nulla, arrivando pure a strumentalizzare senza un plissè gli umori dei nostri cittadini. La vera scelta di libertà, libertà dalla paura, libertà dalla strumentalizzazione ideologica fine a se stessa, libertà di raggiungere in prospettiva l'autonomia energetica e, ultimo ma non ultimo, libertà di non essere presi per i fondelli dagli speculatori referendari consiste nell'astenersi, impedendo quindi che venga raggiunto un quorum impropriamente proficuo per i soliti noti.




Condividi questo articolo
Segnala su OK NotizieDigg!Twitter!Google!Live!Facebook!Yahoo!



Commenti (2)
1. 11-06-2011 16:38
nucleare:le ragioni deòl'astensione
non si può che condividere. C'è solo da sottolineare lo scarso contraddittorio sul tema: anche i pochi organi di stampa d'area relegano spesso nelle pagine interne gli occasionali commenti.
Scritto da renzo cadamuro
2. 13-06-2011 20:46
nucleare
e il nucleare pulito progettato da Cardone e Mignani dov'è finito? perchè non è stato preso in considerazione? 
grazie per risposta!
Scritto da pescolit

Scrivi Commento
  • Si prega di inserire commenti riguardanti l'articolo.
  • Commenti ritenuti offensivi verranno eliminati.
  • E' severamente vietato qualsiasi tipo di spam.
  • Assicurarsi di aggiornare(refresh) la pagina per visualizzare un nuovo codice di controllo, nel caso venga inserito un codice errato
  • Caratteri disponibili : 1000.
  • Per poter inviare il commento è necessario inserire un codice di sicurezza, indicato alla fine del modulo di invio, per prevenire problemi di SPAM
Nome o nickname
Titolo:
Commento:

caratteri disponibili
Inserisci il codice di sicurezza:* Code


 
< Prec.   Pros. >


fb_ok.jpg
newsletter-new2.jpg

 

sottoscrivi RSS

Ragionpolitica, testata giornalistica Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis s.a.s. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena
Scrivi alla redazione © 2003-2012 Ragionpolitica Riproduzione riservata