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Numero 476
del 22/05/2012
VINCE LA PAURA PDF Stampa E-mail
! di Alessandro Gianmoena
gianmoena@ragionpolitica.it
  
lunedì 13 giugno 2011

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I referendum hanno raggiunto il quorum: gli italiani hanno espresso parere negativo in merito ad un'eventuale futura introduzione del nucleare in Italia. Dovremmo, quindi, pensare ad un piano energetico basato sulle fonti rinnovabili ed essere costretti a mantenere una dipendenza dai Paesi del petrolio. La tragedia di Fukushima ha seminato il panico, fomentato anche dai profeti di sventure alla Celentano.

Il fronte del sì oggi festeggerà per il risultato ottenuto, ma che accadrà domani? Pensiamo veramente che la cosiddetta green economy fondata solo sulle risorse rinnovabili sia per noi la panacea di tutti i mali? Chissà se i vari Celentano, Grillo, Santoro parleranno ancora quando si scoprirà quanto questo modello peserà sulle tasche dei cittadini e delle famiglie italiane, poiché per colmare il fabbisogno energetico unicamente sulla base di quest'ultima scelta referendaria dovranno finanziare somme ingenti attraverso le bollette. Gli Stati Uniti lo sanno bene che fonti alternative come il fotovoltaico e l'eolico non possono costituire la panacea di tutti i mali: pur investendo risorse massicce su questi settori, che rappresentano anche un'ottima fonte per creare posti di lavoro, la linea di politica energetica di Barak Obama, di fronte al dramma di Fukushima, non si è fatta piegare dall'ondata emotiva e dal panico collettivo. Il presidente degli Stati Uniti, più volte osannato dall'opposizione nostrana, non ha tentennato nemmeno per un momento, stabilendo di andare avanti sulla strada dello sviluppo delle infrastrutture nucleari, non ritirando, dunque, il Fondo di garanzia di circa 14 miliardi di dollari stanziato dal Congresso nel 2010 per riprendere la costruzione del reattore di Three Miles Island, bloccato dopo la fuga radioattiva nel 1979. Pur decidendo di approfondire, responsabilmente, gli aspetti che riguardano la sicurezza per elaborare nuove misure in questo senso, Obama ha scelto di non poter fare a meno del nucleare.

Se è vero che la Germania ha deciso di abbandonare il nucleare concentrandosi sulle fonti alternative, non è altrettanto vero che questa decisione dispiegherà i suoi effetti nell'immediato: l'ultimo reattore, infatti, dovrebbe spegnersi entro il 2022, e, siccome i governi hanno scadenze legislative determinate, non è detto che i tedeschi decidano di ritornare sui loro passi. Anche perché, scegliendo di puntare molto sul carbone, il governo teutonico ha comunque optato per una via energetica che rappresenta una grande fonte di inquinamento.

L'Italia, dicendo no attraverso il referendum, ha ancor una volta troncato sul nascere ogni possibilità di poter ottenere un’energia pulita, come quella fondata sull'atomo, senza emissioni di CO2; motivati dalla paura che a livello mediatico è stata fomentata da coloro che si nutrono, per le loro battaglie politiche, di populismo post-ideologico, gli italiani hanno abrogato un comma che prevedeva unicamente un tempo di riflessione in attesa di norme ancora più sicure garantite dall’Europa.

Sì, perché non ci si vorrà di certo illudere che l’intero territorio europeo, dopo la tragedia di Fukushima, verrà denuclearizzato, la Francia non ci pensa nemmeno. Anzi, ora che rimane praticamente l’unico grande Paese della Ue a continuare sulla strada del nucleare, potrà gustare una posizione europea di primato sul mercato energetico degli Stati membri: saranno i nuovi «petrolieri» d’Europa.

Ancora una volta vince il principio di precauzione: meglio non rischiare, meglio non fare. Contro la demagogia solo la cruda realtà può dare risposte certe e dissacrare i sogni di che pensa di vivere in un mondo a rischio zero. Abbiamo dimenticato le migliaia di morti che la catastrofe naturale dello tzunami ha prodotto in Giappone, ma ci siamo ricordati di Fukushima come se fosse stata essa stessa a produrre un tale disastro. L’uomo vive di contraddizioni che spesso fanno prevalere l’irrazionale su ciò che è ragionevole. Nessuno possiede la bacchetta magica per il futuro del proprio Paese, ogni proposta è sempre perfettibile, ma di sicuro una sola è fallimentare, quella che nasce dalla paura. La storia ce lo insegna.




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Commenti (1)
1. 15-06-2011 00:08
E' stata soltanto paura?
E’ vero che nelle elezioni referendarie ha prevalso la paura. Però noi ci domandiamo: cosa ha fatto questo Governo per “esorcizzare” questo ragionevole sentimento (molto diffuso nel Paese dopo l’evento “Fukushima”) e sostenere la propria iniziativa di governo sui vari argomenti referendari (nucleare, acqua e legittimo impedimento)? Ad esempio sul “legittimo impedimento” la sinistra ha battuto molto il tasto “tutti i cittadini sono uguali davanti alle legge”, però nessuno della maggioranza (PdL e Lega e altri) spiegasse all’opinione pubblica che il “legittimo impedimento” proposto riguardava un’Istituzione, e chi la rappresenta (il Presidente del Consiglio, attraverso un voto plebiscitario) dovrebbe avere il diritto - per il dovere di governare - di invocare appunto il legittimo impedimento in un processo che riguardassero reati commessi prima di ricoprire quella carica istituzionale e non reati commessi nell’esercizio delle stesse funzioni istituzionali. Sul nucleare inoltre si doveva spiegare che non si votava sul “nucleare si” o “nucleare no”, ma semplicemente un’abrogazione di una norma della Corte di Cassazione. Allo stato attuale delle cose, quindi, il la scelta del nucleare ci sembra sia rimasta inalterata. Sul referendum sull’acqua bisognava spiegare che non si trattava di “privatizzare” il bene comune dell’acqua (impossibile, a meno che l’uomo non si voglia sostituire al Creatore), come ha fatto la sinistra battendo sul tasto (con grande mistificazione) che” l’acqua è un bene pubblico e non può essere privatizzato”. Infine, tanti Ministri e rappresentanti della maggioranza non hanno dato un buono esempio andando a votare, sconfessando se stessi nell’aver approvato o legiferate le leggi sottoposte a referendum. Quindi non ci lamentiamo della “sonora scoppola” che la maggioranza degli italiani (il 57% circa) – di nuovo confusa e disorientata - ha voluto dare al Governo e alla sua maggioranza. Grazie dell’attenzione.
Scritto da Antonio

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