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Numero 476
del 22/05/2012
Si rafforzano le sinergie tra Italia e Israele PDF Stampa E-mail
! di Matteo Gualdi
gualdi@ragionpolitica.it
  
giovedì 16 giugno 2011

netanyahu--berlusconi.jpgSi è conclusa nei giorni scorsi la visita in Italia del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che era giunto accompagnato da otto ministri del suo governo per una visita che è stata indubbiamente un grande successo. D'altra parte non è un caso che l'Italia sia il secondo paese europeo per interscambio con Israele, come testimoniano gli oltre 500 incontri economici durante la visita di Netanyahu, ed i ben otto nuovi accordi siglati, dalla cultura al lavoro, dalla ricerca scientifica al turismo, e questa sintonia è dovuta soprattutto alla condivisione di principi e valori comuni.

La vicinanza tra Italia ed Israele è testimoniata non solo dalla sintonia eccezionale tra i due governi, ma anche dall'affetto che unisce il popolo italiano e quello israeliano, come dimostra il successo della manifestazione di Milano «Israele che non ti aspetti», che, nonostante il tentativo di boicottaggio da parte di frange dell'estremismo di sinistra, si sta dimostrando un grande successo.

Così, se da un lato il Presidente Berlusconi ha ribadito con assoluta chiarezza la posizione dell'Italia nei confronti della questione israeliano-palestinese, confermando che «siamo stati e saremo sempre al vostro fianco perché Israele è l'unica vera democrazia di tutta la regione», dall'altro Netanyahu lo ha omaggiato con una dichiarazione eloquente: «Non abbiamo amico migliore».

L'amicizia dell'Italia è particolarmente importante per il governo di Gerusalemme, non solo perché il governo di Roma svolge un ruolo fondamentale per tutelare in ogni sede la sicurezza dei nostri amici israeliani, ma anche perché è sempre in prima linea nel denunciare senza ambiguità i pericoli che il governo di Gerusalemme si trova ad affrontare, primo fra tutti quello iraniano. Il presidente Berlusconi lo ha detto ancora una volta chiaramente: «Condivido le preoccupazioni del presidente Netanyahu visto che ormai è certa la fornitura di armi da parte dell'Iran a Hezbollah e in Palestina ad Hamas»; ed ancora una volta Netanyahu lo ha ringraziato per la sua «posizione chiara». Una cosa di cui il presidente israeliano ha particolarmente bisogno, in un momento in cui la posizione del principale alleto, gli Stati Uniti dell'Amministrazione Obama, sembra essere sempre più ambigua, debole con i nemici e intransigente con gli amici, come ha dimostrato il presidente americano col suo discorso del 22 maggio scorso.

Per questo è particolarmente importante che Israele sappia che l'Italia è al suo fianco nella difficile lotta contro il fondamentalismo islamico, incarnato nella regione da quelle forze, come Hamas ed Hezbollah, che minacciano ogni giorno lo stato ed il popolo israeliano. Una minaccia ancor più forte dopo il riavvicinamento tra Hamas e Anp, che rappresenta un nuovo macigno sulla strada della pace, visto che Hamas insiste nel non voler riconoscere lo stato di Israele. Com'è possibile parlare di pace con chi non vuole riconoscere la tua legittimità? D'altra parte Netanyahu l'ha detto proprio durante la conferenza stampa si Roma: «Siamo pronti a incontrare Abu Mazen per discutere con lui tutte le condizioni che ci possano permettere di arrivare alla pace, gli chiediamo soltanto di riconoscere Israele come lo Stato degli ebrei, così come noi riconosciamo la Palestina quale stato dei palestinesi». Anche su questo punto l'Italia offre la sua mediazione, ribadendo anche la disponibilità della città di Erice per una Conferenza di pace sul Medio Oriente, peccato però che al momento da Striscia di Gaza e Cisgiordania non giungano segnali incoraggianti.

Su tutto, ancora una volta, pesa come un macigno il ruolo giocato dall'Iran, che rappresenta una minaccia concreta non solo a causa del suo programma nucleare, ma anche per il supporto fornito alle milizie anti-israeliane, rifornite costantemente di armi dai pasdaran di Teheran. Occorre spezzare il fronte che unisce Hamas, Hezbollah ed i Guardiani della Rivoluzione se si vuole dare una prospettiva di pace al Medio Oriente.




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