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Numero 476
del 22/05/2012
L'inconsistenza del caso P4 PDF Stampa E-mail
! di Francesco Natale
natale@ragionpolitica.it
  
venerdì 24 giugno 2011

giornali_pacco.jpgChi si impadronisce del significato delle parole detiene il vero potere. Questa, in sintesi, è l'essenza dell'egemonia culturale teorizzata da Antonio Gramsci e messa in pratica, sistematicamente, dai suoi epigoni, comunisti e non solo comunisti.In concreto questo assalto al «palazzo della parola» si manifesta attraverso una duplice destrutturazione: linguistica prima, culturale poi.

La destrutturazione linguistica si concretizza nella scissione tra cosa e significato, tale per cui tra i due piani, quello reale, ovvero fondato sulla res, sulla cosa, e quello del logos, ovvero quello che qualifica, identifica e differenzia la cosa, non esiste più alcun punto di contatto: il linguaggio diviene magma informe, aplastico, nebuloso.Dalla fluidificazione linguistica discende, in re ipsa, la degenerazione e la distorsione dell'apparato concettuale e critico, fino ad arrivare alla destrutturazione culturale dell'individuo e della società stessa di cui l'individuo fa parte: in un universo concettuale ove non esistono più punti di riferimento condivisi (un codice, per l'appunto), ove non esiste più correlazione netta e definita tra logos e res, la realtà e la verità cessano di esistere, sostituite da imitazioni del reale e del vero più o meno plausibili ma sempre e comunque funzionali e strumentali alla volontà, ai progetti, agli obiettivi di quanti si sono impadroniti del linguaggio, i quali ne mutano la grammatica e la logica a seconda delle esigenze del momento. Tale destrutturazione, quali il bipensiero, lo schematismo secondario e, in particolare, la dissonanza cognitiva, ovvero il fenomeno teorizzato inizialmente da Leon Festinger in base al quale l'individuo, attraverso il meccanismo della sostituzione pre-concettuale e pregiudiziale, ridefinisce la Realtà vera, tangibile e conoscibile con una imitazione della medesima più confacente alle proprie aspirazioni e più rispondente ai propri desideri: una non-Realtà, quindi.

Gli effetti, tutti negativi, della dissonanza cognitiva sono numerosi e variegati: in questa sede uno in particolare merita di essere analizzato, ovvero il cosiddetto «qualunquismo». Gli esempi riscontrabili nel nostro quotidiano si sprecano: «i politici sono tutti corrotti», «la mafia è il vero potere», «tra destra e sinistra non c'è differenza», «la classe politica deve lasciare campo alla società civile» (quasi a teorizzare, sbagliando una volta di più, che la classe politica non sia, comunque e in ogni caso, espressione della società civile, ma da quest'ultima sia ineluttabilmente separata, diversa, «altra», sulla base di quale principio non è dato saperlo...).Ora, non ci interessa qui stigmatizzare le chiacchiere da «Bar Sport» le quali, al di là della loro vacuità, restano comunque un sintomo di democrazia, ma non possiamo prescindere dal fatto che il qualunquismo imperante produce nell'immediato una conseguenza assolutamente negativa, ovvero quella di rendere la mente dell'individuo fertile e predisposta per potenti quanto fallaci suggestioni che sconfinano nella mitologia pura.

Il «caso P», indipendente dal numero che a tale lettera segue, ne è esempio eclatante: in un contesto come quello italiano, ove l'humus culturale è stato disseccato dalla destrutturazione linguistica, ove l'analisi critica della Realtà ha lasciato spazio alla dogmatica a-critica della non-realtà, ove, in due parole, Wikipedia ha debellato le biblioteche e si è sostituita univocamente alla lettura dei libri (quelli fatti di carta, per capirci...), ci sono parole come «mafia», «massoneria», «lobbismo», «poteri occulti» che, appena pronunciate o scritte, vellicano immediatamente l'immaginario collettivo (destrutturato pure questo, ca va sans dire...), suscitando surreali visioni di individui incapucciati, eggregori segreti e riunioni occulte, complotti orditi all'ombra del Palazzo, golpe bianchi e apparentemente incruenti volti compromettere l'assetto democratico del paese. Già a partire dal mitizzatissimo caso «Propaganda 2» il quadro era desolatamente chiaro. Come ha ben ricordato il Ministro Sacconi durante l'ultima puntata di «Ballarò», l'affaire P2 si risolse in una bolla di sapone: nessuno degli affiliati fu mai penalmente perseguito e l'unico ad essere condannato fu Licio Gelli. Per millantato credito e non per attentato alle istituzioni. Caso unico nel nostro ordinamento giuridico, fu creata una apposita legge retroattiva per decretare lo scioglimento forzato di questa associazione di mutuo soccorso. Perché di questo si trattava. La P2, infatti, tutto poteva essere definita fuorché loggia massonica: non solo venne sempre sconfessata dalla massoneria «ufficiale», ma nemmeno prevedeva il canonico rituale iniziatico, indispensabile per cooptare i candidati confratelli all'interno della libera muratoria. Eppure, forse anche per certa dabbenaggine democristiana che gettò benzina sul fuoco per miopi interessi di bottega, nell'immaginario collettivo si verificò una sovrapposizione perfetta e indiscutibile tra imprenditoria, finanza, massoneria, malavita organizzata, servizi segreti deviati e non, vertici delle istituzioni, politica e pubblica amministrazione.

La miopia della commissione Anselmi fu tale da garantire al PCI prima e ai suoi epigoni dopo un formidabile e suggestivo strumento di lotta politica che, passati quasi trent'anni da quel lontano 1982, non pare aver perso un'oncia di smalto.E così ancora oggi, archiviato con notevole imbarazzo il «caso P3», si passa senza soluzione di continuità al «caso P4», nel quale non si riscontrano ad oggi elementi di oggettiva rilevanza penale, se non uno che risulta tragicomico, come ha giustamente rilevato Sacconi: l'ipotesi di reato per Luigi Bisignani è «rivelazione e diffusione di notizie riservate». «Il segreto di Pulcinella», ha chiosato il Ministro del Welfare, poiché Bisignani viene indagato per un reato che viene quotidianamente commesso in Italia con la rivelazione e la diffusione sistematica di "notizie che dovrebbero essere coperte da segreto istruttorio» e che invece riempiono, «inspiegabilmente», le pagine dei nostri quotidiani nazionali. Oltre al fatto gravissimo, come ha scritto giovedì Maurizio Belpietro su Libero, che attraverso l'intercettazione indiretta sistematica la magistratura ha trovato il modo di aggirare la norma di legge che prevede l'esplicita autorizzazione delle camere per sottoporre ad intercettazione parlamentari e membri del governo. Intercettazioni che, per altro, in assenza di rilevanza penale oggettiva, dovrebbero essere stralciate e distrutte, e non date in pasto a «giornali omerici», ovvero che più che di cronaca si occupano di mitologia, contribuendo in maniera determinante a diffondere leggende nere che poca o nulla aderenza hanno con la realtà. In ultima analisi, una semplice considerazione dettata dal buon senso: se davvero esistono poteri occulti in Italia, ed è una possibilità concreta, certamente i loro rappresentanti si stanno sbellicando dalle risate, poiché fino a quando la solerte attenzione dei media e della magistratura si concentrerà su «eminenze di carta» e non sulle ad oggi intoccabili eminenze grigie, questo ipotetico parastato non avrà nulla da temere. In fondo il più grande inganno che ha fatto il Diavolo è stato convincere l'uomo della sua non esistenza...




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Commenti (1)
1. 27-06-2011 10:53
L'inconsistenza del caso P4 e piuttosto
Alla sinistra piace inventare "dossier" per distruggere l'avversario più forte e finora c'è riuscita egregiamente, ma la vera e propria loggia segreta è ed è sempre stata la loro sede di partito, prima il PCI, poi PDS, DS ed ora PD appunto con tentacoli internazionali. Durante l'epurazione di tangentopoli stranamente essi ebbero un solo uomo colpevole di avere intascato tangenti,Primo Greganti cosa del tutto inverosimile perchè si sa bene che era una pratica comune a tutti i partiti, ma evidentemente "loro" le cose le sanno fare con molta "discrezione", anzi a compartimenti stagno, in modo che uno non sappia dell'altro, KGB insegna!Perciò la nostra parte politica deve riuscire a scovare "i loro scheletri negli armadi" e ne hanno quanti si vuole! Non capisco perchè la stampa di centrodestra non li scovi, eppure alcuni sono proprio evidenti!
Scritto da Maria Stella Longo Deichmann

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