Non ha convinto l’annuncio del Presidente Obama di iniziare il ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan a partire dal mese prossimo per arrivare a 30.000 militari in meno entro la fine del 2011. Non ha convinto il Segretario alla Difesa, Robert Gates, né il Capo di Stato Maggiore, Amm. Mike Mullen, e neppure il Comandante della missione, Gen. David Petraeus, tutti consapevoli che il piano per il ritiro è troppo affrettato. In particolare i vertici delle Forze Armate statunitensi ritengono che gli importanti risultati ottenuti con il surge siano ancora fragili ed abbiano bisogno di più tempo (un anno in più rispetto a quanto annunciato dal Presidente) per poter essere definitivamente consolidati.
Il rischio sarebbe quello di perdere i vantaggi conseguiti in questi mesi, impedire alla coalizione di rafforzare le proprie posizioni, in particolare nelle province dell’est al confine con il Pakistan, ed addirittura provocare una nuova ondata di attacchi lanciati per dimostrare alla popolazione locale che gli americani si ritirano per debolezza. Purtroppo l’uscita di scena di Bin Laden ha avuto come effetto collaterale un calo di interesse, da parte del Presidente e dell’opinione pubblica, verso l’Afghanistan, come se con la morte dello «sceicco del terrore» la guerra nel paese degli aquiloni avesse improvvisamente acquistato un ruolo di secondo piano. Purtroppo per Obama, però le cose non stanno così.
La guerra che si combatte a Kabul oggi è la stessa che si combatteva tre mesi fa, le cose non sono cambiate solo perché Bin Laden è stato ucciso, i talebani ed al-Qaeda rappresentano ancora una minaccia per le forze occidentali e potrebbero ancora recuperare il controllo di parti del territorio da cui cominciare una nuova avanzata. Questo potrebbe mettere a rischio anche gli obiettivi della NATO che prevedeva di passare il controllo delle operazioni alle forze armate afghane entro la fine del 2014. Ma perché quel piano possa restare valido occorre riuscire a mantenere il controllo delle province del sud ed è necessario che quelle dell’est vengano definitivamente liberate dall’influenza talebana, ma tutto questo diventerà molto più difficile da raggiungere dopo il ritiro di 30.000 unità. Non solo, la decisione del presidente rischia di mettere in fuga i possibili interlocutori talebani, che chiaramente non avranno più alcun vantaggio a dialogare con una forza che in breve tempo si ritirerà dalle operazioni.
Ma se i rischi sono così alti, allora perché il presidente ha preso una decisione del genere? Posto che è impossibile che il Commander in Chief non sappia quanto siano alti i rischi che si sta assumendo, cosa lo spinge in questa direzione? Il desiderio di ridurre i costi? Ma, come ha notato il Segretario Gates «abbiamo investito 1.254 vite in questa guerra, ma quale sarebbe il costo se fallissimo?» e come ha scritto Michael O’Hanlon della Brookings Institution in un editoriale sul Washington Post il 2 giugno scorso «i costi di una sconfitta sarebbero enormi se si considera che un ritorno dei talebani nel sud dell’Afghanistan significherebbe la creazione di nuovi santuari per I peggiori gruppi terroristici mondiali, da cui lanciare nuovi attacchi contro l’occidente, per non parlare della possibile perdita di controllo degli arsenali nucleari pakistani, e della probabilità che si scateni una nuova guerra tra Islamabad e New Dehli». Queste cose il Presidente Obama le sa benissimo, le ha ricordate il Gen. Petraeus nell’audizione di marzo al Congresso, mettendo contemporaneamente in guardia la politica sulla necessità di adottare «una strategia di lunga durata per essere certi che le azioni dei prossimi mesi possano rassicurare vantaggi stabili per i prossimi decenni». Ma allora perché Obama ha scelto di imporre la sua linea, così pericolosa? La risposta, purtroppo, è semplice: perché nel 2012 ci saranno le elezioni, ed il candidato Obama proverà a giocare il ruolo di chi ha riportato a casa i «nostri ragazzi», non potendo vantare risultati sul fronte economico. Una strategia decisamente pericolosa, perché se il Presidente rischia di perdere le elezioni, gli afghani rischiano di perdere molto di più.
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