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Numero 476
del 22/05/2012
Una legge per la vita PDF Stampa E-mail
! di on. Domenico Di Virgilio
@ragionpolitica.it
  
mercoledì 13 luglio 2011

di_virgilio.jpgIl percorso è stato lungo e a volte difficile, ma finalmente la Camera ha licenziato il testo inerente le «disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento», altrimenti noto come «testamento biologico». Il lavoro che ho svolto come relatore è stato faticoso e caratterizzato, a volte, da accese discussioni e scontri verbali. Sono state presentate questioni pregiudiziali e una questione sospensiva contro questo provvedimento, respinte dalla Camera grazie al buon senso della maggioranza dei deputati.

Il parlamento era stato chiamato ad esprimersi sulle problematiche di fine vita dopo l'intervento, secondo molti - non solo politici - poco opportuno della magistratura, che ha innescato, con il noto caso di Eluana Englaro, un conflitto di competenze tra potere giudiziario e potere legislativo.

L'obiettivo della legge era quello di fissare gli strumenti e di prevedere i meccanismi attraverso i quali il soggetto può essere messo pienamente nella condizione di maturare in modo sereno, e ponderato, le proprie riflessioni sulla malattia, sull'esistenza irreversibilmente incosciente, sul proprio sistema di valori e convinzioni etico-morali e filosofiche, sulla sua eventuale fede religiosa rispetto alle questioni della vita e della morte, valorizzando tutte quelle modalità di relazione che permettono la condivisione, fra il soggetto interessato e i propri cari (oltre che il medico di fiducia), di questo complesso percorso di elaborazione che porta alla fine alla scelta anticipata di cura.

La legge ha affrontato tre aspetti fondamentali: il divieto di «ogni forma di eutanasia e ogni forma di assistenza o di aiuto al suicidio» (articolo 1, comma 1, lettera c); il ruolo del medico (articolo 7); i contenuti e i limiti della dichiarazione anticipata di trattamento (articolo 3). Inoltre il testamento biologico dev'essere uno strumento che aiuta anche il medico, sollevandolo dal dovere di prendere decisioni in maniera autonoma, senza conoscere quali siano le intenzioni e le volontà del paziente, e che evita il pericolo di un'eccessiva dilatazione della «centralità» della volontà individuale (sia essa del medico o del paziente), per non spezzare quella stessa «alleanza terapeutica» medico/paziente che presuppone una relazione fra due soggetti diversi, e che vede in gioco da una parte il diritto alla vita, il diritto alla salute e il dovere del medico di curare; dall'altra il diritto all'autodeterminazione e al rifiuto di trattamenti sanitari non voluti, ai sensi dell'articolo 32, comma 2, della Costituzione.

Da un punto di vista più «personalistico» è da ribadire che il diritto alla vita è sempre stato garantito in tutte le società, così come certamente il diritto di libertà della persona di scegliere le cure a cui sottoporsi. Possono però presentarsi circostanze in cui l'individuo venga a trovarsi davanti ad oggettive limitazioni, quali la perdita della capacità di decidere ovvero di comunicare le proprie decisioni. Il provvedimento approvato dalla Camera dei deputati si muove proprio nel senso di garantire il diritto al consenso informato, perché prevede uno strumento nuovo che consente alla persona, finchè si trova nel possesso delle sue facoltà mentali, di dare disposizioni per l'eventualità e per il tempo nel quale tali facoltà fossero gravemente scemate o scomparse. Ne consegue, quindi, che anche un paziente in stato vegetativo permanente è una persona, gravemente disabile, a cui sono dovute tutte le cure ordinarie e proporzionate possibili, che comprendono in linea di principio anche la somministrazione di acqua e cibo, anche per vie artificiali, considerata come mezzo naturale di conservazione della vita (sostegni vitali) e non un trattamento terapeutico specifico. Più precisamente, al comma 5 dell'articolo 3 si è introdotto il concetto che alimentazione e idratazione artificiali, fermo restando che non possono formare oggetto delle dichiarazioni anticipate di trattamento, possono essere sospese quando «risultino non più efficaci nel fornire al paziente in fase terminale i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche essenziali del corpo». Quindi, «quando la morte si annuncia come imminente e inevitabile si può in coscienza rinunciare a trattamenti che provvederebbero soltanto ad un prolungamento precario e penoso della vita». Come dice il pontefice Benedetto XVI, la fine naturale della vita è «quella alla quale una persona va incontro nonostante il ricorso a mezzi di cura proporzionati».

E' quindi chiaro che il medico deve dire sempre no all'eutanasia, no all'abbandono terapeutico, no all'accanimento terapeutico. E' fondamentale che anche ai malati terminali sia garantito l'accesso alle cure palliative e alle terapie del dolore, che riteniamo irrinunciabili (come ben previsto nel testo della legge recentemente votata all'unanimità dalla Camera dei deputati). Infine non si vuole che il medico riacquisti quel paternalismo assoluto o quel potere assoluto dei decenni passati, anche perché esiste l'importante norma del consenso informato, e il «non vincolare in modo assoluto il medico» lascia uno spazio vitale alla scienza e alla coscienza del medico. Il paziente ha sì il diritto di essere curato nel modo migliore dai medici, ma non ha il diritto di chiedere la morte, perché la vita e la salute sono beni indisponibili, tutelati dallo Stato.

L'onorevole Domenico Di Virgilio, relatore alla Camera del progetto di legge sul biotestamento, già primario medico, è vice presidente del gruppo parlamentare del Popolo della Libertà a Montecitorio.




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Commenti (2)
1. 13-07-2011 15:40
sono d'accordo
sono d'accordo con l'articolo dell'On.Di Virgilio, ma vedo che tutti i commentatori su altri blog (compreso Daw di tocqueville che credevo più obiettivo) sono scatenati contro questa futura legge; prepariamoci quindi all'ennesimo referendum abrogativo, e guai a parlare di astensionismo (speriamo bene)
Scritto da romain
2. 21-07-2011 12:02
progetto vita
On, la vita, chi ci ha fatto dono di questa bellissima e inspiegabile realtà, ha il potere di torgliela, non aspetta all'essre umano decidere a tale proposito.ognuno di noi ha il proprio destino fisiologico naturale,non voglio andare oltre per rispetto di tutti noi, si alla vita.
Scritto da pasquale fiore fiorenza

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