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Numero 476
del 22/05/2012
Quando la libertà religiosa è negata PDF Stampa E-mail
! di Luca Negri
negri@ragionpolitica.it
  
giovedì 21 luglio 2011

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Avete deciso una meta esotica per le vostre vacanze? Cina? India? Egitto? (nonostante le turbolenze degli ultimi mesi, le spiagge di Sharm el Sheikh sono pronte ad ospitarvi), Turchia? O l'isola di Cuba?. Forse vi interessa sapere che in questi paesi, come in molti altri, c'è ben poco rispetto per l'elementare diritto umano di praticare liberamente la religione che si preferisce.

Se non avete già prenotato e dovete ancora scegliere la meta, fareste meglio a leggere prima un «sintetico vademecum» dedicato alla libertà religiosa negata. Perché mi perseguiti?, edito da Lindau, è stato compilato dall'Opera di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che soffre (ACS), fondata nel 1947 dal sacerdote olandese Werenfried van Straaten. Ci ricorda che circa il 70% della popolazione mondiale è sottoposta «a pesanti limitazioni alla libertà di religione, di coscienza e di pensiero», raccoglie dati provenienti da fonti differenti e non solo cattoliche, racconta la situazione dei 21 paesi dove «le violazioni e le persecuzioni sono più diffuse, acute e crudeli». Spesso contro i fedeli di Cristo, dato che - lo riconosce Amnesty International - «da almeno due decenni il cristianesimo sembra essere la religione più perseguitata del mondo».

Non stupisce troppo che ciò avvenga in Afghanistan, Bangladesh, Cambogia, Corea del Nord e del Sud, Eritrea, Sudan, Indonesia, Iran, Iraq (dove la caduta di Hussein non ha migliorato la situazione), Malaysia, Vietnam, Myanmar, Nigeria, Pakistan (ce lo ricorda la storia di Asia Bibi). Ma in Algeria non si può dare un nome cristiano ai neonati, pena la mancata iscrizione all'anagrafe (sembra cosa da poco, ma il diavolo si nasconde nei dettagli). Nel Venezuela di Chávez l'insegnamento religioso è proibito nelle scuole pubbliche, vengono regolarmente confiscati beni ecclesiastici ed è in corso un «esplicito giro di vite sull'attività missionaria».

E che dire delle possibili mete vacanziere? In Cina esiste la Chiesa, controllata dal partito comunista, l'Associazione Patriottica dei Cattolici Cinesi. Quella fedele al Papa opera in clandestinità ed i suoi membri subiscono arresti, detenzioni nei «centri di rieducazione», torture, condanne a morte.

A Cuba le cose vanno meglio di qualche tempo fa; nonostante più di cinquant'anni di ateismo di Stato, vi sono oltre 6 milioni di cattolici (la metà dell'intera popolazione). Però la Chiesa non ha accesso ai mezzi di comunicazione; meglio non si converta anche l'altra metà dell'isola dopo il tramonto del comunismo.

In India la Costituzione garantisce sulla carta la libertà religiosa ma in vari Stati sono in vigore leggi «anticonversione» dall'Induismo che prevedono fino a cinque anni di reclusione. Inoltre gli estremisti indù esercitano «violenza contro persone, case, scuole e luoghi di culto cristiani» (qualcuno ricorda la tragica «caccia al cristiano» del Natale 2007 nello stato di Orissa? Avvenne sotto gli occhi impassibili delle forze dell'ordine).

In Egitto i cristiani sono cittadini di seconda classe, «scartati dai posti chiave dell'esercito, della polizia e delle università». E per finire, in Turchia «si sta sviluppando un aspro clima anticristiano frutto di un'alleanza tra un nazionalismo esasperato e la reislamizzazione della società». L'assassinio di don Andrea Santoro nel 2006 e quello nel 2010 di monsignor Luigi Padovese, presidente della Conferenza Episcopale turca, sono campanelli d'allarme da non trascurare. Forse è meglio restare a casa quest'estate. E pregare per chi non può farlo senza rischiare il carcere o peggio.




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