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Numero 476
del 22/05/2012
Le buone ragioni di una difficile guerra PDF Stampa E-mail
! di Matteo Gualdi
gualdi@ragionpolitica.it
  
martedì 26 luglio 2011

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Sono passate meno di due settimane da quando, il 14 luglio scorso, è rientrata a Roma la salma dell'ultima vittima italiana in Afghanistan, il Primo Caporal Maggiore Roberto Marchini, e l'Italia piange nuovamente la perdita di un suo militare. Il Caporal Maggiore David Tobini, in forza al 183° reggimento paracadutisti «Nembo» di Pistoia, è rimasto ucciso lunedì in uno scontro a fuoco a nord-ovest di Bala Murghab, nella parte occidentale del paese degli aquiloni. Con la sua scomparsa sale a quarantuno il numero di vittime italiane in Afghanistan dall'inizio della missione, nel 2004, ad oggi. Nell'attacco sono rimasti feriti anche altri due parà e uno di loro, purtroppo, è ancora in pericolo di vita.

Le dinamiche dell'imboscata che ha colpito i nostri ragazzi sono state spiegate dal Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, durante una conferenza stampa: «I militari italiani, assieme a forze afghane, erano entrati in un villaggio dove erano stati segnalati materiale esplosivo e ordigni. Dopo aver compiuto positivamente la loro azione, all'uscita del villaggio sono stati attaccati da un gruppo di insorti che ha fatto fuoco su di loro, uccidendo il Caporal Maggiore Tobini e ferendo il Caporal Maggiore Simone D'Orazio. Dopo aver cercato riparo in alcune case, i militari sono stati attaccati nuovamente da altri insorti posizionati in altre abitazioni che non erano state precedentemente controllate e in questo secondo attacco è rimasto ferito il terzo militare italiano».

Ma al di là delle dinamiche dell'attacco resta la constatazione che quello di luglio è stato uno dei mesi peggiori per l'Italia, che ha perso in poche settimane prima il Caporal Maggiore scelto Gaetano Tuccillo, deceduto il 2 luglio, poi il 12 luglio il Primo Caporal Maggiore Roberto Marchini, e adesso il Caporal Maggiore David Tobini. Ma chi pensava già di trarre un vantaggio politico dalla morte di Tobini dovrà ricredersi, almeno stando alle parole del Ministro Calderoli, che ha annunciato il voto favorevole della Lega al decreto di rifinanziamento delle missioni militari. Il ministro leghista ha però anche confermato le sue perplessità sulla missione italiana in Afghanistan, parlando di «rabbia verso una missione che non condivido e non comprendo», mentre il leghista presidente della Commissione Difesa Stefano Stefani si è chiesto, retoricamente, «ma a che serve morire così?». E' strano che chi ha certe responsabilità, in particolare la presidenza di una Commissione importante come quella della Difesa, non capisca le motivazioni della nostra presenza nel teatro afghano. Si possono condividere o meno le ragioni che spingono l'Italia a partecipare a questa missione Nato, ma dire che non si comprende significa fare propaganda contro una missione che non gode di grande apprezzamento da parte dell'opinione pubblica. 

Non è poi così difficile capire che l'Italia partecipa alla missione Isaf della Nato innanzitutto per garantirsi la sicurezza in casa, al fine di evitare che possano accadere nuovamente stragi come quelle dell'11 settembre negli Stati Uniti (pianificata e coordinata dalle basi al-Qaeda in Afghanistan), o dell'11 marzo alla stazione Atocha, a Madrid ,solo per fare due esempi. E non sarebbe nemmeno troppo difficile dimostrare il successo della missione da questo punto di vista, dato che da quando l'Afghanistan è sotto il controllo delle truppe alleate l'Occidente non ha più subìto attacchi terroristici di rilievo da parte di gruppi terroristici islamici organizzati. Senza contare il dovere di osservare gli accordi stipulati, dato che l'intervento a Kabul rispetta l'articolo 1 della Nato, che prevede l'obbligo di intervento quando un membro dell'Alleanza venga attaccato, cosa successa agli Stati Uniti con l'attentato delle Torri Gemelle. Per non parlare del dovere morale di aiutare i nostri fratelli afghani a conquistare un livello minimo di democrazia e libertà, affrancandoli dal giogo talebano.

Insomma, di buoni motivi per cui l'Italia si trova in Afghanistan ce ne sono molti, e dobbiamo solo ringraziare i nostri militari se i risultati sono pienamente soddisfacenti. Questo naturalmente non cancella il dolore per la morte di chi, in posti lontani, perde la vita per garantire la pace e la sicurezza a casa nostra, né riduce la speranza che i nostri ragazzi e ragazze possano tornare quanto prima alle proprie famiglie, ma semplicemente deve servire a ricordare le buone ragioni di una difficile guerra.




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