freccia_long
Numero 476
del 22/05/2012
Ero gay PDF Stampa E-mail
! di F. N.
n.@ragionpolitica.it
  
martedì 26 luglio 2011

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Al di là di ogni considerazione e opinione sull'origine e la natura dell'omosessualità, ciò che prima di ogni altra cosa colpisce leggendo il libro di Luca di Tolve è l'essenza di una contraddizione terribile eppure comunemente accettata e assimilata: se è vero, come è vero, che, così come per tutti, dal cosiddetto «uomo della strada» ai plurititolati «professionisti» della psicanalisi passando per i media che «fanno cultura», l'omosessualità come «scoperta» della propria natura e della propria identità è fatto perfettamente logico, accettabile ed eventualmente migliorativo della propria condizione nel momento in cui si avvertono determinate pulsioni nel merito delle quali la cultura corrente manifesta una forma particolarmente incoerente di tolleranza o comprensione, basta invertire questo processo di cognizione emotiva, ovvero riscoprirsi eterosessuali e ritrovare, così, identità tra natura e predisposizione, per essere ostracizzati, marginalizzati e segregati nel limbo dei paria, dei senza casta, di coloro che la cultura «mainstream» cui accennavamo considera davvero «diversi» nel senso più deteriore e peggiorativo del termine.

Massima comprensione e braccia aperte per quanti si scoprono gay, riduzione a «strano» fenomeno da baraccone, a deviante, a inaudito abominio contro natura (suona paradossale, eppure è così) per chi, magari a fronte di un tormentato e non facile percorso, non trovando risposte adeguate alla propria urgenza emotiva nell'omosessualità, si «riscopre» eterosessuale. Eppure, proprio affrontando il discorso laicamente e senza pregiudiziali di carattere morale, si stenta a comprendere in termini logici il come e perché se una determinata predisposizione risulti ammissibile e ampiamente tollerabile, la medesima compiacenza non viene riservata a quanti, liberamente e senza conculcazioni di sorta, riscoprono in termini inversi la propria identità sessuale. Al di là della situazione emotiva del singolo, la quale non può essere standardizzata, ridotta a paradigma o a «format» e, quindi, considerata omologabile e omologante, l'aspetto che più drammaticamente colpisce è il dogma corrente, errato ma considerato puro vangelo, in base al quale la scoperta dell'omosessualità è una strada senza ritorno, una scelta senza ritorno o, pur in assenza di riscontri scientifici credibili e sostanziati, una natura senza ritorno, quasi a sottintendere che se l'omosessualità è una manifestazione congenita, l'eterosessualità è invece una scelta, vieppiù strana e intollerabile se viene adottata da un «ex»omosessuale.

Questo di Luca di Tolve è un libro straordinario, perché, semplicemente, racconta una verità.La verità di un'esperienza di vita, la sua, dolorosa, soffocante, compulsiva che si è maturata nei meandri inquieti delle frequentazioni omosessuali alla ricerca spasmodica della pienezza e della felicità, incontrando, al contrario, solo l'effimero, la temporanea narcosi dei bisogni, la malattia e la prospettiva della morte. Potrebbe sembrare il «solito» libretto edificante scritto da chi si è convertito sull'orlo dell'abisso un istante prima di esserne inghiottito, ma non è così: innanzitutto, proprio sulla base delle verità scaturita da un'esperienza vissuta, Luca nega il presupposto oracolare e dogmatico della cultura dominante, in base al quale omosessuali si nasce, poiché l'omosessualità è già presente nel DNA della persona. Non è vero, secondo Luca: omosessuali si diventa. Ed essere omosessuali significa vivere uno spasmodico desiderio di comunicazione e di scambio destinato, sempre, ad essere frustrato.

Luca non nega, attenzione, che possa esserci la volontà di sviluppare e far crescere un amore sincero tra uomo e uomo, ma inevitabilmente ciascuno dei soggetti in gioco resta alla fine chiuso nel proprio guscio, incapace di comunicare realmente, poiché in un rapporto di questo tipo mancano la diversità e la complementarità: alla Natura non si può mentire. L'impostazione che Luca ha scelto per questa sua toccante autobiografia non è pertanto né ideologica né intransigente. Anzi. Non solo egli descrive senza remore e senza neppure autocompiacimento ma sempre e comunque agganciato ai fatti concreti la sostanziale insoddisfazione dell'omosessuale, la compulsione verso il sesso, la desolazione delle notti sfrenate trascorse nei locali «ad hoc», ma anche il sistematico sfruttamento economico perpetrato dalle organizzazioni che si propongono di «tutelare» l'omosessuale e i suoi diritti, che dicono di difendere a spada tratta la diversità, che a parole combattono l'omofobia in ogni sua forma, salvo poi, nella sostanza, abbandonare allo loro disperata solitudine i propri «protetti» quando diventano vecchi o si ammalano e stanno sulla soglia della morte. Lo spettro dell'AIDS non è una invenzione dei soliti baciapile: è una realtà drammatica. Le pagine scritte da Luca, pertanto, esprimono una immensa pietà e comprensione per quanti vivono questa esperienza drammatica: nessun senso di superiorità pregiudiziale, ma la piena consapevolezza. Per Luca di Tolve le sue scelta è stata l'esperienza del Male che segna nel profondo, gli toglie serenità, gioia, voglia di vivere. «Se si riesce ad uscirne e ci si guarda dentro allora si avverte la grandezza della Misericordia di Dio, si sperimentano la forza e la verità di Cristo, vero medico e vero guaritore, che brucia tutto il nostro male con l'immenso calore del Suo Amore. E noi siamo fatti come nuovi. Dio, di fronte al pentimento ed al grido di aiuto di ogni sua piccola creatura, non ha memoria. E nemmeno ci lascia il senso di colpa, senza necessità di scomodare la psicoanalisi». E'proprio come racconta Bulgakov ne «Il Maestro e Margherita» a proposito di Pilato, disperato e vagante per aver fatto condannare Cristo alla Croce: «Stai tranquillo. Non è mai accaduto nulla. Tutto è cancellato, tutto torna a vivere ed a fiorire». E anche questo uno dei tanti significati del libro di Luca di Tolve, oltre a rendere evidente la forza e la veridicità di una testimonianza che, maturata negli antri dell'Inferno, non teme smentite né è soggetta a svicolamenti ideologici dettati dalla confusione e dall'opportunismo. In ultima analisi, leggendo questo libro troveremo finalmente una parola di chiarezza riguardo ad una esperienza che troppo spesso sgomenta, confonde e omologa cuori e cervelli di tanta «buona gente». Cattolici compresi...




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