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Numero 476
del 22/05/2012
Meno emissioni di CO2 per l'Italia PDF Stampa E-mail
! di Ylenia Citino
citino@ragionpolitica.it
  
venerdì 29 luglio 2011

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Sarà un anno di sfida, il 2020, per il settore energetico. L'Unione Europea è pioniera nella lotta ai cambiamenti climatici. Lo fa chiedendo ai suoi Stati membri di ridurre le emissioni di CO2 del 20% con un time limit ben preciso. Ma questo già lo sapevamo, soprattutto gli ambientalisti, che hanno fatto i salti di gioia quando, dopo il Pacchetto clima-energia del 2009, sono state emanate una serie di direttive volte a concretizzare le politiche energetiche e a mettere a disposizione incentivi, anche di ordine economico, per favorire la conversione alle energie pulite.

L'Italia non è da meno, in questa corsa all'ecosostenibilità. Anzi, dopo l'ultimo decreto approvato dal Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani e del Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, possiamo dire di essere in prima linea. Questo decreto, infatti, rende operativo il quadro autorizzatorio relativo all'avanguardistica tecnologia di stoccaggio dell'anidride carbonica, dando l'ok al primo impianto italiano, nel sito dell'Enel di Porto Tolle. In pratica, il metodo dello stoccaggio geologico di CO2 consente di «iniettare» nel sottosuolo le pericolose emissioni di anidride carbonica, colpevoli di causare, si dice, il progressivo riscaldamento del globo. Non è che tale metodo fosse propriamente nuovo. L'avevano cominciato ad usare le compagnie petrolifere ben trent'anni fa, avendo scoperto che, sparando CO2 nei condotti dei giacimenti petroliferi in esaurimento, aumentava la pressione e i preziosi idrocarburi risalivano in superficie. Oggi, invece, nuovi studi hanno consentito di rendere sicure e straordinariamente ecocompatibili queste tecnologie, dette CCS (Carbon Capture Sequestration). Basta solo trovare dei siti geologici con buona impermeabilità e con poche faglie, che è possibile stoccare il gas nel sottosuolo senza inquinarlo, con un'infallibilità del metodo pari al 99%. Questo perché fin dalle origini del nostro pianeta, il sottosuolo ha racchiuso diverse componenti gassose, che solo con l'uomo sono state sfruttate per soddisfare il suo fabbisogno energetico. È la migliore garanzia per essere certi che la CO2, una volta immessa in profondità (almeno 800 mt) possa poi restarvi per addirittura un millennio. È chiaro che adesso si tratta di progetti pilota.

Per essere pienamente efficienti, si dovrà in futuro prevedere l'obbligatorio allaccio degli impianti a maggiore emissione di CO2 a dei condotti che trasportino l'anidride carbonica agli altri siti di stoccaggio, man mano predisposti in tutto il territorio italiano. La CO2, del resto, una volta depurata dai fumi industriali, circolerebbe sotto forma di gas secco senza procurare danni all'ambiente o alla popolazione. I primi ad essere coinvolti dal progetto saranno, allora, le raffinerie, le acciaierie, i cementifici e tutte le sorgenti industriali più inquinanti. Significativa la scelta del primo sito di prova. Lo spiega perfettamente il Ministro Romani, affermando l'importanza «che il primo impianto italiano si faccia proprio presso la centrale di Porto Tolle, dove siamo intervenuti anche con la scorsa manovra per sbloccare le operazioni di conversione. Continua dunque l'impegno di questo governo per realizzare infrastrutture energetiche fondamentali per il Paese, utilizzando sistemi all'avanguardia, così come previsto anche dalla nuova strategia energetica nazionale che presenteremo entro l'autunno». Un approccio strategico, quello del Governo, sul campo energetico. Occorrerà una forte lungimiranza, oltre che visioni politiche ampie, per accogliere la vera sfida: non solo stoccare le emissioni, ma prevedere e implementare misure tali da rendere efficiente ed ecosostenibile l'intera filiera industriale che emette la CO2 e altri inquinanti. È solo in questo modo che l'uomo sarà pronto, in un futuro neanche troppo lontano, ad abbandonare i combustibili fossili e a passare, prima del loro esaurimento, alle fonti energetiche pulite e rinnovabili. 




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Commenti (1)
1. 02-08-2011 16:18
Le controindicazioni
Premesso che il Governo – anche e soprattutto in ottemperanza ai diktat Ue sul contenimento della CO2 – è stato costretto a dare il via a questo progetto e pur accettando come vera (e non lo è) che siano i gas serra antropici e non la natura a cambiare il clima, se si analizza il metodo di cattura della CO2 di cui sopra, in un giusto rapporto costi benefici, si ha - a causa del notevole surplus (spreco) di energia necessario per realizzarlo - quanto segue: 1) danni all’ecosistema: di fronte ad un ipotizzabile danno di due $ Usa che deriva dall’immissione di una tonnellata di CO2 in atmosfera, per ottenere un beneficio ambientale - supposto e futuribile al 2060-2100 - pari ad un solo $, si andrebbe a spendere da 20-100 $ (carbone) a 100-250 $ (gas); 2) costo del kWh: rincaro dal 60% al 300%. E siccome i dati sono dati, è necessario renderli noti se si vuole uscire da questo devastante cul de sac catastroambientalista, prima che sia troppo tardi
Scritto da Carlo Cerofolini

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