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Numero 476
del 22/05/2012
Il rapporto che Ezra Pound ebbe con la religione PDF Stampa E-mail
! di Luca Negri
negri@ragionpolitica.it
  
martedì 02 agosto 2011

pound-ezra.jpg«Molti errori, un poco di ragione» (Many errors, / a little rightness): con questi due versi Ezra Pound fece in vecchiaia il bilancio della sua attività di agitatore culturale. Gli errori sono noti, derivati dalla sua appassionata lotta contro l'usura. Prese abbagli sulla reale natura del fascismo e tradì gli amati Padri Fondatori degli Stati Uniti per confidare nella statolatria mussoliniana. E non fu immune dal virus antisemita, dall'ossessione complottista di vedere i figli di Sion dietro i principali guai dell'umanità.

Però non fece solo errori, ebbe un po' di ragione e molta buona fede. Soprattutto nei momenti in cui si avvicinò maggiormente alla Chiesa Cattolica. Ce li racconta Andrea Colombo con Il Dio di Ezra Pound (Ares edizioni), saggio illuminante sui rapporti fra il poeta e la religione, arricchito dall'introduzione della figlia Mary de Rachewiltz.

L'autore dei «Cantos», nato in una stirpe di pionieri quaccheri, battezzato nella fede presbiteriana ed educato alla lettura quotidiana dell'Antico Testamento, si era allontanato in gioventù dalle religioni organizzate. Però l'influenza del ritmo biblico si faceva sentire nelle sue prime composizioni poetiche. Alla fine della carriera era invece la cantilena del messale romano a dare forma e musicalità ai suoi versi. In mezzo, durante gli anni della maturità umana ed artistica trascorsi in Italia, erano successe molte cose. Si era, è vero, invaghito del mito mussoliniano, ma aveva adottato lo schema dantesco (Inferno-Purgatorio-Paradiso) per i suoi «Cantos».

Aveva rinnegato l'iconoclastia protestante e puritana per amore dell'arte cattolica e denunciato la sterilità del rigido monoteismo ebraico ed islamico rispetto al politeismo moderato del cristianesimo mediterraneo. Nel culto dei Santi e della Madonna, nelle feste patronali, nelle processioni e negli atti di fede del popolo italico («conservatorismi organici nella mente del popolo») aveva trovato la filiazione del paganesimo classico, una «continuità psicologica» fra gli antichi culti misterici del grano e la messa romana, un equilibrio poi rotto dalla Riforma protestante. Pound vibrava alle corde del pensiero neoplatonico e non poteva non vederne gli sbocchi nella filosofia patristica e poi in quella francescana di San Bonaventura da Bagnoregio. L'interesse per il Serafico d'Assisi si manifestò nella traduzione in inglese del Cantico delle creature; in seguito non poté fare a meno di imbattersi nella condanna dell'usura così decisa nell'Ordine francescano. Si deve infatti ai Frati Minori la nascita dei primi Monti di Pietà fondati proprio per assicurare un tasso di prestito onesto che contrastasse le speculazioni degli strozzini. Tutta la Chiesa medioevale infatti aveva insistito sulla necessità del «giusto prezzo» deciso dalla libera concorrenza e non dal monopolio statale o privato. Per quanto riguarda la contemporaneità, Pound definì «pagine di onestà» quelle dell'enciclica «Quadragesimo anno» di Pio XI.

La dottrina sociale della Chiesa, unico efficace tentativo di trovare una terza via fra comunismo e capitalismo selvaggio, lo avvicinò ancor di più al Vaticano. Se avesse approfondito il principio di sussidiarietà, maggiori sarebbero state sue riserve sul regime fascista che si voleva totalitario; probabilmente si sarebbe anche riconciliato con la tradizione costituzionale statunitense. Invece disse idiozie su Pio XII «figlio d'usuraio, venduto e stipendiato, o indebitato agli ebrei» e dunque «inadatto a portare le anime a Cristo»; solo perché il pontefice era più spirituale e meno interessato alla questione sociale rispetto al predecessore.

È però bene ricordare che dopo la detenzione rivide il suo giudizio sull'usura. La radice del male economico gli parve piuttosto l'avarizia: secondo dei vizi capitali.




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