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Numero 476
del 22/05/2012
Un messaggio di speranza PDF Stampa E-mail
! di Francesco Natale
natale@ragionpolitica.it
  
giovedì 18 agosto 2011

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Come ha sottolineato Giorgio Napolitano in una lettera personale inviata al Pontefice, mai come in questi tempi così problematici è utile un messaggio di speranza, di positività e di coraggio che dia prospettive al nostro futuro: questo è il significato profondo, spirituale e al contempo materiale, della Giornata Mondiale dei Giovani Cattolici che si è svolta a Madrid. Centinaia di migliaia, forse più di un milione i giovani accorsi da tutto il mondo per manifestare la fratellanza nella propria Fede, la comune visione del mondo, la gioia di fare parte del Corpo Mistico di Cristo e, ultima ma non ultima, la rivendicazione del non vergognarsi di Cristo stesso. Sembrerebbe una tautologia inutile e fuorviante, eppure è proprio questo il pensiero che Benedetto XVI ha rivolto ai giovani Cattolici: non vergognarsi della propria Fede in Cristo. Il perché lo ha ben sottolineato tempo addietro Massimo Introvigne, quando ha affermato, e con piena ragione, che la pregiudiziale anticattolica è rimasta l'unica ammissibile in un mondo permeato di falsi idoli, di perbenismo ipocrita, di quella nuova violenza contro natura che assurge al nome di «politicamente corretto».

Chiare, perfette e tempestive, quindi, le parole del Papa che riconducono il frammentario ad unità e ristabiliscono, senza possibili deviazionismi, l'ordine naturale delle cose: rispetto alla Fede Cattolica ben altre sono le credenze e le convinzioni di cui vergognarsi. Una verità scomoda, così come per alcuni è scomoda la figura del Pontefice, ma pur sempre una verità. Una verità tangibile e concreta sopratutto oggi, di fronte ad una Europa e, più in generale, ad un certo mondo che avendo puntato tutto sulla «modernità» come discontinuità dalla tradizione, ha clamorosamente perso la sua scommessa. Riprova ne è stata la squallida manifestazione «antipapista» organizzata dai cosiddetti «indignados» spagnoli la scorsa notte: contetatori che hanno blaterato le solite banalità, corroborate da cospicuo lancio di sassi, contro la polizia (inevitabilmente qualificata come masnada di «asasinos») coadiuvati dagli estenuanti «cattolici adulti» che hanno inveito sui costi della manifestazione. Nulla di nuovo sotto il sole, se non un dato: erano perlappunto quattro gatti, non le folle oceaniche che hanno occupato ad oltranza le piazze di Madrid e Siviglia qualche mese fa. La spiegazione è facilmente rinvenibile: probabilmente gli «indignati» si sono resi conto, seppur assai tardivamente, di avere, per due mandati di fila, appoggiato a testa bassa Zapatero, principale responsabile dell'imminente default spagnolo.

Oggi sono passati i tempi della controriforma laicista voluta a tutti i costi da Zapatero: niente più entusiasmo per le unioni civili omosessuali («istituto», per altro, tra i meno utilizzati nella storia del diritto civile mondiale: meno di mille unioni in quasi dieci anni), niente più esaltazione revanchista per aver bandito dalle certificazioni burocratiche i termini «madre» «padre», sostituiti con «Progenitore A» e «Progenitore B» per non recare offese alle «famiglie» moderne e alternative, basta con i gioiosi cortei GLBT ad animare e «colorare» le vuote domeniche pomeriggio di Cadice, Saragozza e Valencia. Crisi nera, disoccupazione nera e nera esplosione della bolla speculativa immobiliare: la Spagna è in ginocchio, e forse solo ora si rende conto che il disastro era in qualche modo evitabile qualora si fosse per tempo capito che la politica non può mai e poi mai abdicare a favore delle «battaglie civili» (soprattutto quando dette «battaglie» di civile hanno poco o nulla...). A questo punto, meglio fidarsi di Ratzinger e del suo messaggio piuttosto che di Zapatero e della sua poco lungimirante battaglia di retroguardia, avrà pensato la maggioranza degli «indignados»: meglio ripartire da capo, ovvero, «back to the basics». Non sono, infatti, i popoli ad essere stati sconfitti, bensì le tecnocrazie europee, le quali hanno imposto, politicamente e burocraticamente, modelli che in nulla hanno incarnato lo spirito, le aspirazioni e la volontà dei popoli stessi.

Il risveglio del sentimento religioso in tutta Europa, basti pensare alle recenti elezioni in Ungheria che hanno visto trionfare le forze cristiano democratiche, è indice ineluttabile di una discrasia, di una cesura tra popoli e istituzioni eccessivamente secolarizzate, che hanno cavalcato la modernità che ha  mitizzato il «progresso sociale» come mezzo di realizzazione del «Paradiso in terra». Meglio pertanto lasciare il Paradiso, quello vero, là dove sta e pretendere che i propri governanti abbiano sfogliato, se non la Bibbia, almeno Adam Smith...




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