Proponiamo su Ragionpolitica.it la lettera che il coordinatore del Pdl, Sandro Bondi, ha inviato a Il Foglio il 24 agosto 2011.
Caro Direttore, sgravato ormai da responsabilità politiche di primo piano e obbligato soltanto da un rapporto personale con il Presidente Berlusconi e dal desiderio di contribuire al compimento del progetto politico avviato ormai sedici anni fa, posso esprimermi con maggiore libertà secondo i miei più profondi convincimenti. Quello che dirò non risente minimamente dai miei rapporti personali con Giulio Tremonti, verso il quale ho sempre nutrito sentimenti di stima, per la verità scarsamente ricambiati. Non intendo neppure entrare nel merito del bilancio dell'operato complessivo di Tremonti quale ministro dell'Economia, anche se il mio giudizio non può essere positivo. A tal proposito, posso solo rimproverarmi di non averlo dichiarato prima e in modo esplicito.
In questa occasione, desidero piuttosto esprimere un rammarico sul ruolo politico di Tremonti. In una prima fase, all'incirca quella della nascita e dei primi passi di Forza Italia, Giulio Tremonti era percepito dall'elettorato di centrodestra come il più genuino interprete, oltre naturalmente a Berlusconi, di quella rivoluzione liberale e riformatrice che tante speranze ha suscitato. In seguito, bisogna riconoscere a Tremonti un ruolo importante nella ripresa dell'alleanza con la Lega di Bossi che ha permesso di ricostituire una vincente e nuova prospettiva di riforme e di cambiamento.
Solo successivamente il ruolo politico di Tremonti, a mio avviso, si scolora, diventa ambiguo e, per certi aspetti, perfino deleterio. Già nel corso della legislatura iniziata nel 2001, il ruolo di Tremonti alla guida del ministero dell'economia diventa controverso, fino al punto di spingerlo alle dimissioni.
Ma è solo nel corso di questa legislatura, che doveva essere decisiva per il cambiamento dell'Italia, che il rapporto di Tremonti con la Lega e il suo peculiare temperamento, giocano, a mio avviso, un ruolo particolarmente negativo. Sia chiaro: io stesso sono convinto che l'alleanza con la Lega sia essenziale per garantire all'Italia una prospettiva di modernizzazione, ma non al punto di accettare qualsiasi posizione o manifestazione di volontà da parte della Lega. Voglio essere ancora più esplicito. Non capisco come mai una persona intelligente come Tremonti non avverta che quegli incontri a Gemonio o in altre località alpine, con tanto di contorni ormai insopportabilmente folcloristici, appaiano ormai agli occhi degli italiani, tanto più nel pieno di una crisi seria e drammatica, come al di sotto dei doveri e dello stile richiesti a autentici uomini di Stato. Allo stesso modo, ritengo, come ho già scritto in altre occasioni, che Tremonti avrebbe potuto esercitare un ruolo politico più importante e incisivo in quanto esponente di primo piano del Pdl piuttosto che, obiettivamente, come uno stretto alleato della Lega.
Di più: avrei voluto che fosse Tremonti a dire che l'Italia non sarà mai divisa, invitando gli amici della Lega ad operare seriamente per il rinnovamento di quella Nazione della quale celebriamo quest'anno il 150° anniversario. Così come Tremonti avrebbe l'occasione di offrire un notevole contributo al miglioramento dell'attuale manovra se, insieme ad Angelino Alfano e ai gruppi parlamentari del Pdl, si spendesse maggiormente per la riforma delle pensioni, come chiedono tutte le persone di buon senso. Chissà se Tremonti farà tesoro dei miei auspici. Lo spero tanto.
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