Ciò che definisce la statura di un uomo politico è la capacità di fornire alle legittime aspirazioni di un popolo risposte non paternalistiche né ispirate alla strategia della rassicurazione, bensì, per l'appunto, politiche. Soprattutto in momenti difficili, economicamente e non solo, il grano tende naturaliter a separarsi dal loglio. E quando parliamo di «risposte politiche» non ci riferiamo agli arzigogoli, ai bizantinismi linguistici, ai bipensieri che sostanziano anzi un approccio pesantemente antipolitico volto esclusivamente alla difesa degli interessi particolari, al consolidarsi come una muffa tra le crepe, inevitabili nell'ambito del confronto democratico, che possano eventualmente e momentaneamente affliggere le fondamenta del muraglione avversario: un approccio ispirato esclusivamente dall'ideologia e non dalla chiarezza.
Perché tutta qui, in questa semplice parola, sta la cifra della differenza tra il Segretario Nazionale del Pdl e l'opposizione: chiarezza contrapposta a nebulosa vacuità, di forma e di contenuto. Angelino Alfano, dal palco del Meeting di Rimini, è stato cristallino: le pensioni acquisite non si toccheranno. Posto questo punto fermo il Segretario ha però aggiunto che non è possibile lasciare inalterato un sistema previdenziale che rischierà un domani non lontano di contrapporre i padri ai figli. E proprio al fine di evitare questo conflitto generazionale in fieri che Alfano ha sottolineato la necessità di trovare una sintesi politica, una ipotesi di modifica che garantisca anche ai giovani precari la possibilità di godere della pensione. «E proprio per questo - ha proseguito il segretario del Pdl- siamo convinti che i padri debbano stare accanto ai figli e non contro. Per fare questo occorre costruire un grande patto per il futuro dei giovani italiani».
I sacrifici che il sistema-Italia ci chiede in questo momento sono necessari non solo per ripianare il nostro debito pubblico, ma anche e soprattutto per difendere a lungo termine il nostro tenore di vita medio, il più alto d'Europa, per inciso. A tale fine Alfano ha sottolineato l'importanza che il dibattito e il confronto politico avranno nel corso del mese a venire, al fine di individuare concretamente i meccanismi attuativi della manovra più efficaci e al contempo meno vulneranti per i cittadini. Questo è ciò che i cittadini si aspettano dalla politica: ascoltare tutte le proposte logiche e plausibili, stemperare i conflitti anziché esasperarli e, quindi, arrivare ad una necessaria, rapida sintesi, assumendone la responsabilità. Politica, una volta di più.
Dall'altra parte, senza voler fare benaltrismo, cosa abbiamo? Una Cgil sempre più sola che organizza scioperi preventivi (ignara, forse, che un giorno di sciopero equivale ad una perdita dello 0,2% del Pil...come se oggi potessimo permettercelo...), in aperto contrasto con CISL e UIL, sindacati che la Camusso oggi al Tg1 taccia di essere «troppo innamorati di questo governo», sottindendo, dietro la più infamante delle accuse a quelle latitudini, che una volta di più lei è l'unica garante dei diritti dei lavoratori italiani.
L'esiguo numero di partecipanti con bandiera d'ordinanza allo showcase camussiano di oggi è risposta ampiamente sufficiente ad una tale pregiudiziale convinzione. Bindi e Bersani annunciano una contromanovra che, nei presupposti, dovrebbe aggredire a zanne snudate la nostra classe media, in base al vetusto principio neopauperista in base al quale la ricchezza è una colpa e la povertà una virtù. Ma voci di corridoio sostengono che l'ala «destra» del PD, i lettiani per capirci, avrebbero già dato una, se pur tenue, disponibilità al dialogo politico con la maggioranza. Il solco che Alfano ha tracciato, pertanto, è assolutamente inclusivo, aperto, franco e schietto, nell'interesse del paese. Non viziato, quindi, da pregiudiziali ideologiche di fondo, da diktat reciproci tra segreterie, da lancio di pietre tra torri sempre e comunque contrapposte. Una scelta semplice, a ben pensarci, ma estremamente coraggiosa nella sua semplicità. A questo punto chi vuole chiamarsi fuori come Di Pietro, lo faccia assumendosene la responsabilità del caso: non solo di fronte ai propri elettori, ma di fronte al paese intero.
Condividi questo articolo      
|