La nostra contemporaneità si vuole emancipata ed acculturata, ma coltiva ancora profondi pregiudizi e parla spesso senza cognizione. Basti pensare all'idea comune che si ha del ruolo della donna nel Medioevo occidentale e dunque nel mondo cattolico. Gli studi della storica francese Régine Pernoud hanno sfatato molti luoghi comuni, dimostrando quanto «l'altra metà del cielo» (definizione di Mao, inconsapevolmente cristiana) avesse nei secoli cosiddetti bui una libertà ed un potere del tutto sconosciuti nelle epoche precedenti e fuori dai confini dell'impero cattolico. Nell'età di mezzo le donne furono regine, artiste, filosofe e profetesse; proprio in virtù della loro appartenenza alla Chiesa di Roma.
Certo, a chi preferisce ignorare questa verità od interpretarla comodamente con paradigmi progressisti non gioverà molto leggere l'ultimo libro con il nome di Benedetto XVI in copertina, Donne nel Medioevo (Marietti 1820 editore); ma si sa che la verità brillante nelle tenebre non attira gli occhi di tutti. Il volume raccoglie allocuzioni scritte e pronunciate dal Pontefice tra il settembre 2010 e il gennaio 2011 nelle udienze settimanali tenute in Vaticano per celebrare «il genio femminile nella storia del popolo di Dio», ed invitare all'approfondimento delle «ricchezze, in gran parte ancora da scoprire, della tradizione mistica medioevale».
Ed ecco la ricchezza di Santa Ildegarda di Bingen, «profetessa teutonica» che alternava visioni apocalittiche con la pratica della medicina, della poesia e della musica e trovava anche il tempo per «affrontare con competenza gli aspetti organizzativi della vita claustrale». Santa Chiara, compagna di San Francesco nella scelta della povertà come estremo affidamento alla Provvidenza, con la sola ostensione del Santissimo Sacramento allontanò mercenari saraceni intenzionati a devastare Assisi. Santa Caterina da Siena, Dottore della Chiesa, pur nascosta «nelle piaghe di Cristo crocifisso», anzi proprio per quello fu consigliera spirituale di nobili, politici, artisti, gente del popolo, ed ecclesiastici come papa Gregorio XI (sollecitato da lei a fuggire la cattività avignonese). Santa Giovanna d'Arco, mossa dalla voce dell'Arcangelo Michele, combatté la Guerra dei cent'anni per liberare il suo popolo e fu messa sul rogo da ecclesiastici che avevano fatto scelte politiche diverse dalle sue (una «pagina sconvolgente della storia della santità» secondo il Papa). La Beata Angela da Foligno passò dal «grande timore dell'Inferno» al traguardo dell'«unione totale con la Trinità» dopo aver sperimentato l'«abisso ineffabile» della visione di San Francesco. Santa Matilde di Hackeborn e la sua discepola Santa Gertrude la Grande furono le «glorie del monachesimo germanico» e resero il monastero di Helfta un importante centro di mistica e cultura, una «scuola di formazione scientifica e teologica». Santa Elisabetta d'Ungheria fu regina ma preferì finire i suoi giorni assistendo malati nell'ospedale da lei fondato dove svolgeva «i servizi più umili e i lavori più ripugnanti». Margherita d'Oingt contribuì alla spiritualità certosina scrivendo in latino e in franco-provenzale, Santa Giuliana di Cornillon ebbe un ruolo fondamentale nell'istituire la solennità liturgica del Corpus Domini e Santa Brigida di Svezia assistette a dialoghi e scontri fra la Vergine, i Santi e i demoni. Giuliana di Norwich, venerata anche dalla Comunione anglicana, e Santa Veronica Giuliani portarono all'acme la «spiritualità cristologico-sponsale», Santa Caterina da Bologna istruì sulle armi per sconfiggere il Maligno e Santa Caterina da Genova spiegò la natura del Purgatorio oltre a dedicarsi tutto il giorno alla cura dei malati.
Queste donne sembrano realizzare una sintesi perfetta di azione e contemplazione, spesso più incisiva di quella dei santi maschi. Ai giorni nostri le donne «emancipate» possono aspirare al massimo alla presidenza della Confindustria o a ballare sul tavolo durante il tg.
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