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Numero 476
del 22/05/2012
I dissidi interni al Pd sul caso Penati PDF Stampa E-mail
! di Francesco Natale
natale@ragionpolitica.it
  
venerdì 02 settembre 2011

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La solidità, ovvero l'integrità strutturale di un partito, è il primo requisito da soddisfare per potersi proporre in maniera credibile ed efficace di fronte agli elettori. La capacità di mediare i conflitti interni, che in democrazia sono all'ordine del giorno, così come la capacità di fornire una proposta politica coerente e, soprattutto, chiara ed intellegibile da parte dei cittadini presuppone un'ossatura forte ed una leadership carismatica, ovvero una leadership in grado di sintonizzarsi con i propri simpatizzanti così come con la struttura del proprio partito. L'esatto contrario, insomma, di quanto si sta producendo nel Partito democratico: ad oggi un gigante con i piedi di argilla. E, forse, non solo i piedi...

La lettera che ha inviato alla segreteria nazionale del Pd Filippo Penati ha scatenato un putiferio, accrescendo ulteriormente la abissale frattura interna tra le varie componenti del partito. Se Bersani tira momentaneamente il fiato e con tutta la prudenza del caso fa del benaltrismo puro, sostenendo che Penati «ha fatto tutti i passi indietro possibili» sottolineando una volta di più la differenza antropologica tra «loro» e «noi», Walter Veltroni sostiene la necessità di prendere provvedimenti esemplari nei confronti dell'ex Presidente della Provincia di Milano. Non solo: l'ex Sindaco di Roma e primo segretario del Pd sottoscrive pure il referendum promosso da Arturo Parisi e Romano Prodi per abrogare l'attuale legge elettorale, in sostanziale contrasto con la linea ufficiale del partito. Con lui, tutti i suoi (numerosi) correntisti.

In questo montante ed inarrestabile fuoco incrociato contro la dirigenza Bersani si aggiungono i cannoni e le spingarde di Matteo Renzi, discolissimo sindaco fiorentino, che rilancia, dopo qualche mese di prudente silenzio, la sua idea di rottamare tutto il partito, Penati, Lari o Numines che siano.

Sul presunto «sistema Sesto», ovvero quello che a detta di Penati non è mai esistito, si scaglia a testa bassa Luigi de Magistris e con lui parte dell'Idv, i quali da buoni sanculotti rispolverano il principio del «non poteva non sapere», ovvero il principio che sancisce la responsabilità oggettiva della dirigenza nazionale nei confronti dell'operato di quella periferica.

A fare le spese dell'affaire Penati è pure Pierfrancesco Maran, giovane consigliere comunale uscente a Palazzo Marino e oggi, a soli 31 anni, Assessore a mobilità, ambiente, arredo urbano e verde della giunta Pisapia. Problemuccio non da poco: sponsor ufficiale ed ufficioso di Maran è stato proprio Filippo Penati, il quale, parole sue, disse: «Pierfrancesco Maran, giovane consigliere uscente, candidato del Pd al Consiglio comunale e io abbiamo suonato i campanelli di decine di case per parlare di Pisapia, informare sul nostro progetto per Milano; abbiamo distribuito volantini, diffuso messaggi. Chiedo a tutti voi di fare lo stesso. Di mobilitarsi per Pisapia sindaco e per il Partito democratico, vero erede della gloriosa tradizione di governo ambrosiana moderna e riformista. Chiedo a tutti di sostenere Pisapia, votare Pd e impegnarsi per il rinnovamento scrivendo Maran». Obbiettivo raggiunto, niente da dire, ma oggi di questo «rinnovamento» si sta discutendo in toni piuttosto accesi, a Palazzo Marino e non solo.

Alla base della querelle c'è un sms spedito da Antonio Rugari a Filippo Penati, intercettato il 13 giugno e finito negli atti dell'inchiesta sulle presunte tangenti concernenti l'area Falck a Sesto. Per i pm è una prova della «disponibilità» di Penati a intervenire «anche con gli esponenti della neo giunta milanese».(fonte: La Repubblica). «Alla luce dell'interessamento di Penati - chiede il commissario cittadino dell'Idv Stefano Zamponi a Pisapia - verso il contenzioso tra Atm e uno dei suoi principali accusatori ci vuole spiegare perché ha affidato il delicato assessorato, da cui dipende Atm, a un giovane privo di qualsiasi esperienza nel settore? I soliti maligni ipotizzano che sia avvenuto in quanto sarebbe il pupillo di Penati». Piccatissima la reazione del neo sindaco, il quale pretende scuse formali riguardo a quelle che egli considera «basse illazioni».

A menar morsi contro lo smembrato e sanguinante «corpo mistico» della sinistra democratica ci si butta l'ennesimo squalo-rottamatore: Stefano Boeri, assessore alla cultura del medesimo comune. «Nella direzione provinciale chiederò che si avvii immediatamente una conferenza programmatica che metta al centro della discussione il rapporto tra politica, sviluppo del territorio ed economia. La conferenza potrà concludersi entro Natale con una sostanziale rigenerazione del gruppo dirigente del Partito democratico e dei suoi indirizzi culturali e politici».

Boeri, probabilmente ancora bruciato per la sconfitta alle primarie, dimostra una propensione alla doppia morale impressionante, «ammirevole» nella sua sfacciataggine: oggi parla di necessaria «rigenerazione» in riferimento al presunto malcostume dell'attuale dirigenza, manifestando al contempo una crisi di amnesia che lascia come minimo perplessi, poiché egli dimentica di aver siglato nel 2010 una convenzione per il «Supporto al progetto di avvio per il riuso degli ex Magazzini Generali Falck a Sesto San Giovanni». Quelle stesse aree al centro dell'inchiesta della magistratura su mazzette e favori (fonte: Il Giornale).

Ma il presunto «sistema Sesto» esce dai confini della Lombardia: secondo i Pm di Monza Walter Mapelli e Franca Macchia, i quali hanno richiesto l'arresto per Penati e Vimercati, la presenza del Consorzio cooperative costruttori di Bologna nell'affare Falck era la condizione per «compiacere la controparte politica nazionale».

Secondo i pm, l'imprenditore Giuseppe Pasini, uno dei grandi accusatori di Penati, accetta le coop perché le riconosce come «snodo fondamentale per il buon esito dell'affare» e per il «loro rapporto organico con i vertici nazionali del Pds» (fonte: La Repubblica). Il costruttore è chiaro con i pm: «Non potevo contraddire le coop se non rischiando di affossare tutta l'operazione, perché sono il braccio armato del partito».

Non solo: nell'ambito dell'affare Falck risultano coinvolti pure tre imprenditori vicinissimi a Massimo d'Alema: Renato Sarno, Enrico Intini e Roberto de Santis. Sarno, architetto e dirigente in Serravalle, viene indicato da Pietro di Caterina come «il collettore e gestore degli affari di Penati e Vimercati». Intini, indagato a Bari per turbativa d'asta nell'ambito della sanità, azionista di maggioranza della Milano Pace e della In-tour srl, insieme a de Santis, amico di vecchia data del leader Maximo: si conobbero, infatti, in Figc quando D'Alema era il segretario nazionale dei giovani comunisti e fu proprio de Santis a vendergli la famosa barca «Ikarus» che tanti problemi causò all'immagine del capoccia diessino. Guarda caso, tutti e tre gli imprenditori hanno investito circa 100 milioni di euro in un progetto immobiliare a Sesto San Giovanni, per la realizzazione di 20.000 metri quadri di negozi e abitazioni. Tutti e tre, guarda nuovamente caso, sono finanziatori della fondazione «Fare Metropoli» di Filippo Penati. (fonte: Il Giornale)

Il quadro che emerge dai riscontri oggettivi, indipendentemente dalla rilevanza penale che questi eventualmente abbiano, evidenzia comunque un fatto: che un sistema di gestione del potere economico e politico esistesse ed esista è fuori di dubbio. Resta da acclarare se detto sistema fosse criminale oppure no, e di questo se ne occuperà la magistratura.

Quello che è certo al di là di ogni dubbio è che l'immagine che il Pd ha sistematicamente cercato di vendere di se stesso è irrimediabilmente compromessa e l'insofferenza verso la propria casa madre, sia da parte del nuovo che tenta di avanzare sia da parte del vecchio che tenta di riciclarsi, pone a serio rischio il ruolo dell'attuale segretario. Figuriamoci, poi, se si dovesse andare ad elezioni anticipate che razza di macello succederebbe...ed ecco infatti rispuntare dal nulla cui era stata confinata l'ipotesi calorosamente sostenuta da Bersani del governo di transizione. Immaginate un pò il perché...




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Commenti (1)
1. 04-09-2011 10:45
La questione morale dimenticata
Al sistema Sesto si agiunge quello storico delle coop. rosse e quello bassoliniano. Pare che anche in Sicilia ci sia stato un episodio prontamente sottaciuto che riguarda il marito di un'illustre senatrice. A quando una commissione d'inchiesta sulle cose serie? Quando qualcuno si interessarà dei molteplici interessi di D'Alema? Putroppo oggi la politica si fa anche così. Se non riusciamo a capirlo siamo perdenti. Siamo obbligati ad adattarci.
Scritto da rino

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