Se è indagato per qualche presunto reato, è intercettato e pubblicato su tutti i giornali vicini alla sinistra; se non è indagato, è ugualmente intercettato e pubblicato su tutti i giornali della sinistra; perfino quando è vittima di presunti reati ascritti ad altri, è intercettato e pubblicato.
Ormai Berlusconi rappresenta per una parte del Paese un capro espiatorio per ogni problema e male, richiedendo dunque ogni impegno ed ogni sforzo scatenando vere e proprie battute di caccia alla preda. Ritenere che nessuno possa godere della libertà Costituzionale al segreto delle proprie comunicazioni private (come sancisce il primo comma dell’art. 15 della Costituzione «La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili»), e che, in special modo, il Presidente del Consiglio, di qualunque orientamento politico egli sia, possa essere sempre, in qualunque momento, e per qualunque motivo, pedinato, spiato, controllato, lascia intuire che qualcosa in Italia più non funziona.
Agli usi costituzionali della legge si è oramai sostituito l’abuso giurisprudenziale della legge, per cui comincia ad apparire superfluo ed evanescente ogni tipo di fantasticheria sulla riforma del processo, delle intercettazioni, della garanzia della privacy: il problema è ben più radicale. Quasi ogni legge, quasi ogni norma, quasi ogni disposizione, possono essere applicate in modo giusto od ingiusto (si ricordi il celebre ammonimento di Cicerone:«Summum ius, summa iniuria)»; i veri nodi gordiani non risiedono, dunque, nelle previsioni legali in se stesse considerate, o meglio, non solo in queste, ma anche e soprattutto su chi è chiamato ad applicarle, cioè la magistratura.
E’ oramai senza ombra di dubbio necessaria una riforma di un ordine che spesso si erge a vero e proprio potere, superando i propri limiti ed arrogandosi facoltà e prerogative che eccedono nei confornti degli altri due poteri (Esecutivo e Legislativo) sempre più espropriati del proprio ruolo. Probabilmente non tutti hanno percepito la gravità della situazione, ma intercettare senza motivo il Presidente del Consiglio e, grazie a certe testate giornalistiche, sbandierare tutto ai quattro venti, è qualcosa di veramente inaudito ed inaudibile.
Si pensi soltanto che il Presidente del Consiglio non è una semplice carica partitica, ma incardina in sé la guida anche amministrativa e politica (in senso ampio) del Paese: la sua attività coinvolge per natura l’obbligo di effettuare scelte di politica estera (sempre più difficili e delicate), scelte di politica economica, industriale, finanziaria, scelte riguardanti la sicurezza e l’ordine pubblico (non di secondaria importanza nel decennio del terrorismo islamico) ecc; accade, però, che le conversazioni illegittimamente intercettate arrivino ai giornali per la delazione politico-ideologica.
Il problema, dunque, consiste nel ricostruire con sapienza e prudenza, ma con decisione ed urgenza, gli equilibri istituzionali e democratici sbilanciati da una magistratura senz’altro minoritaria, ma molto, troppo influente. Il problema potrebbe essere così riassunto: chi controlla i controllori? Tutti sottostanno al controllo della magistratura, ma chi e come controlla la magistratura? Si potrebbe rispondere che il gravoso compito è demandato alla magistratura medesima (si pensi alla procura di Lecce che indaga sulla procura di Bari che a sua volta indaga sul caso Tarantini), ma ciò andrebbe bene nello stato di normalità; oramai ci si trova nello stato di eccezione, poiché gli abusi sono diventati così tanti e così evidenti da risultare perfino grossolani, frutto maldestro di una sempre più affrettata e pasticciata lotta ideologico-politica contro Berlusconi.
Se le istituzioni democratiche scricchiolano e cigolano, il problema è di tutti, e se gli effetti negativi per il momento colpiscono solo alcuni, nessuno può garantire che in futuro non colpiranno anche altri come la sinistra. Del resto la storia insegna proprio questo: Robespierre, padre del terrore, fu ghigliottinato dagli stessi ghigliottinatori che aveva avuto premura di istruire; Mussolini fu destituito dallo stesso suo Gran Consiglio (in cui sedeva perfino il genero); i più importanti esponenti del partito bolscevico furono eliminati per espressa volontà del bolscevico Stalin. Insomma, la situazione è estremamente grave ed oramai fuori controllo, poiché la magistratura ha assunto troppo potere; la politica, dal canto suo, sembra (con l’eccezione di Berlusconi) troppo intimorita per riuscire a mutare la situazione e ripristinare i presupposti democratici: cioè, in primo luogo, la garanzia della libertà di dire ciò che si vuole, a chi si vuole, quando si vuole, senza il rischio di subire la gogna pubblica. Occorre quindi che la politica torni ad occuparsi in modo accorto e profondo della giustizia per evitare la sopravvivenza di quella che Otto Kirchheimer definì come «giustizia politica», cioè quella tesa «ad eliminare i nemici politici ».
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