Dopo un percorso travagliato, costellato da continui veti incrociati e da strumentalizzazioni politiche, la manovra finalmente vedrà la luce, consentendo all'Italia di rispettare il requisito del pareggio di bilancio entro il 2013, un obiettivo che, in periodo di crisi, l'Europa ha chiesto a gran voce a tutti i suoi paesi membri. Si tratta di una svolta storica se pensiamo che l'ultima volta che in Italia un governo ha raggiunto questo obiettivo risale addirittura al 1876, ai tempi di Minghetti! Un dato, quest'ultimo, che ci fa capire come il nostro Paese abbia vissuto per troppo tempo al di sopra delle proprie possibilità, lasciando in eredità ai posteri un pesante fardello che oggi le attuali generazioni sono costrette a portare sulle spalle: parliamo di un debito che, dal 1980 al 1992, è stato moltiplicato otto volte dalle vecchie forze politiche della Prima Repubblica.
A superare il pericoloso impasse che si era venuto a creare, che ha avuto come effetto quello di mettere in allerta i mercati e di accrescere lo spread tra i nostri titoli di Stato e i bund tedeschi, ha contribuito anche l'intervento del presidente Napolitano, che, con il suo monito, ha fornito una sponda utile al presidente del Consiglio, consentendogli di imporre un colpo di reni al percorso di approvazione della manovra e di far accettare a Tremonti e alla Lega tutte le modifiche necessarie per renderla più credibile agli occhi dei mercati. In sostanza l'intervento di Napolitano - in occasione del quale il capo dello Stato ha fatto notare come si era «ancora in tempo per introdurre in Senato misure capaci di rafforzare l'efficacia e la credibilità della manovra», e in cui egli ha fatto «appello a tutte le parti politiche perché sforzi rivolti a questo fine non vengano bloccati da incomprensioni e da pregiudiziali insostenibili» - ha consentito a Berlusconi da una parte di vincere le resistenze di Tremonti in merito alla necessità di aumentare di un punto l'Iva, e dall'altra quelle della Lega, che sino ad ora si era opposta al graduale innalzamento dell'età pensionabile delle donne.
Grazie alle modifiche apportate la manovra sarà ancora più consistente: la sua portata, infatti, aumenta di 4,2 miliardi, portando la correzione del deficit da 49,8 miliardi per il biennio 2012-2013, previsti nella versione originale di ferragosto, a 54,2 miliardi. Il rafforzamento dell'entità della manovra proviene quasi interamente dall'aumento dell'Iva dal 20 al 21% (dal quale sono esclusi il comparto turistico e i generi alimentari di prima necessità), il cui gettito garantirà 700 milioni di maggiori entrate quest'anno e 4,236 miliardi nel 2012, 2013 e 2014. I maggiori introiti derivanti dall'aumento dell'imposta sul valore aggiunto, è bene precisarlo, saranno destinati al «miglioramento dei saldi del bilancio pubblico» e non saranno dati in pasto ad ulteriori assalti alla diligenza.
Oltre all'aumento dell'Iva le modifiche alla manovra prevedono anche l'introduzione di un contributo di solidarietà del 3% a carico dei contribuenti che dichiarano un reddito complessivo superiore a 300.000 euro; esso si applicherà sulla parte eccedente i 300.000 euro ed è previsto solo per gli anni 2011, 2012 e 2013. L'introito netto per la finanza pubblica derivante da tale misura ammonterà a 53,8 milioni di euro per il 2012 e di 144,2 nei successivi due anni.
Come detto, la manovra contiene anche una misura che stabilisce l'anticipo dell'allineamento dell'età pensionabile per le donne che lavorano nel settore privato a quello delle donne impiegate nel pubblico. In sostanza si prevede un anticipo sia dell'avvio, al 2014, che dell'entrata a regime dell'allineamento, al 2026: a partire dal 2014, dunque, si aggiungerà un mese in più all'età che attualmente è prevista per accedere alla pensione; negli anni successivi tale aumento sarà graduato secondo una precisa tabella: due mesi nel 2015 (con un cumulato di 3), altri tre nel 2016 (con un cumulato di 6 mesi), 4 mesi nel 2017 (10 mesi cumulati), 5 mesi nel 2018 (cumulato di 15 mesi), 6 mesi nei successivi anni fino al 2025 (qui il cumulato sarà di 57 mesi); altri 3 mesi saranno aggiunti nel 2026 (60 mesi cumulati), termine che segnerà la piena entrata a regime del provvedimento. I risparmi che questa misura apporterà nelle casse dello Stato saranno di 90 milioni nel 2015, che saliranno progressivamente a 720 nel 2021.
Oltre a questi provvedimenti, sui quali, per questioni di urgenza legate alla situazione economica contingente, giustamente il Governo ha posto la fiducia, il Consiglio dei Ministri ha deciso di dare il via libera al ddl costituzionale che prevede la soppressione delle province, il pareggio di bilancio in Costituzione e la riduzione del numero dei parlamentari. Misure il cui iter, proprio nel momento in cui la Bce si riunisce a Francoforte per confermare il sostegno ai nostri titoli di Stato, il Governo ha ritenuto di dover accelerare proprio per dare una risposta positiva e convincente all'Eurotower.
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