Qualche mistico vi potrebbe vedere un inequivocabile segno dell'imminente Apocalisse. Come minimo sembra la trama di un film di genere fantateologico. Il Vicario di Cristo, il rappresentante in terra di Colui che si fece giustiziare per assumere su di sé tutti i crimini degli uomini, messo sotto accusa per «crimini contro l'umanità». Come Bormann, Göring e gli altri gerarchi nazisti a Norimberga.
Benedetto XVI, dunque, rischia un processo presso la non sempre lucidissima Corte Penale internazionale dell'Aja. Lo chiede un'associazione statunitense che raccoglie vittime della pedofilia cattolica, sicuramente consigliata ed aizzata dalle lobby antipapiste ben radicate nella cultura anglosassone. La cosa ha dell'assurdo, dell'abnorme, perché il tribunale con sede nei Paesi Bassi può perseguire per «crimini contro l'umanità» chi si è macchiato di «attacco generalizzato e sistematico contro la popolazione civile». Come se il Papa avesse proprio ordinato ai sacerdoti la pratica dell'abuso di minori, neanche fosse un satanico depravato uscito dalla penna del marchese de Sade.
Chiaro che nemmeno gli accusatori possano ritenere credibile un simile scenario, quel che importa è lanciare l'accusa, infangare, dare in pasto alla belva mediatica i vertici del Vaticano. Nemmeno corrisponde a verità la reale natura dell'accusa, ovvero che Ratzinger abbia scelto una linea morbida nel contrastare e punire la piaga della pedofilia ecclesiale; non lo fa ora nelle vesti del successore di Pietro né lo faceva quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Le sue scelte dimostrano l'esatto contrario: ha voluto l'allungamento dei tempi di prescrizione (oltre quelli previsti dal diritto penale di tutte le altre nazioni), imposto misure durissime contro i sacerdoti colpevoli, denunciato fermamente e costantemente la piaga che sfregia il volto della Chiesa. Di quella parlò, indignato e addolorato, durante la Via Crucis del 2005, l'ultima con Giovanni Paolo II ancora reggente: «Quanta sporcizia c'è nella Chiesa...». Non si riferiva alla sola pedofilia, ma soprattutto a quella pratica, ancora più aberrante se praticata da uomini consacrati a Cristo, da pastori di anime.
Ratzinger non ha mai negato o minimizzato il fenomeno, mai ha difeso la Chiesa ricordando che da quella vergogna non sono immuni le altre confessioni religiose, che media e gruppi di potere hanno ingigantito il numero delle vittime e dei colpevoli gettando il sospetto che dietro ogni tonaca si nasconda un maniaco sessuale.
Ignobile paradosso che proprio Benedetto XVI sia chiamato a rispondere di quei crimini. Ignobile ed insensato anche sul piano giuridico, dato che la Corte olandese può intervenire solo nel caso in cui non riescano gli altri Stati (mentre si sa che i tribunali di molti paesi del mondo processano i preti pedofili). Inoltre il tribunale dell'Aja può giudicare i reali esecutori dei crimini, non chi potrebbe omettere di punirli o coprirebbe le loro nefandezze.
La posta in gioco, ripetiamo, è un'altra; lo evince, al di là del dolore (che va ovviamente rispettato) delle vittime confuse e strumentalizzate, da chi oggi giubila per questa tragicomica messa in stato di accusa, da chi la appoggia. La cultura progressista e l'incultura anticlericale possono sferrare l'ennesimo attacco alla Chiesa di Roma. Presentata non solo come parassitaria (vedi la campagna contro l'esenzione da Ici e l'uso dell'Ottopermille) ma come nociva, maligna, criminale. La religione cattolica è attualmente la più perseguitata del globo, lo dicono i dati di una fonte credibile come Amnesty international; questa persecuzione assume l'aspetto più sanguinario e liberticida in alcuni paesi islamici o comunisti mentre nell'Europa scristianizzata e disorientata la persecuzione assume i caratteri di una Kulturkampf pronta a diffondere ogni falsità e a deformare le verità. Qualche anno fa il tribunale dell'Aja non accettò un ricorso contro il partito dei pedofili olandese, accusato anch'esso di crimini contro l'umanità. Sia mai che di nuovo venga lasciato libero Barabba e giustiziato Cristo.
Come ha giustamente fatto notare il sociologo e filosofo Massimo Introvigne su La Bussola quotidiana del 14 settembre «Si vogliono colpire il Papa e la Chiesa Cattolica perché danno fastidio, perché sono i soli a opporsi alla dittatura del relativismo, della cultura della morte sostenuta dalle lobby miliardarie delle cliniche per gli aborti e per l'eutanasia e delle industrie delle pillole abortive, e all'ideologia di genere che ha alle spalle l'enorme potere delle lobby omosessuali. La protezione dei bambini dalla pedofilia - che sarebbe di per sé sacrosanta - è spesso solo un pretesto. Proprio lunedì si è concluso a Roma un vertice dell'Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) sui crimini di odio contro i cristiani, commessi non in qualche zona remota dell'Africa o dell'Asia, ma nell'area Osce, cioè nell'America del Nord e in Europa. Il vertice ha rilevato come esista un attacco ai cristiani in tre stadi: dalla cultura dell'intolleranza si passa alla discriminazione - che è un insieme di attacchi giuridici alla Chiesa - e in questo clima qualche esaltato passa anche alla violenza contro gli edifici di culto e contro le persone».
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