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Numero 476
del 22/05/2012
Venezuela: Leopoldo López futuro candidato contro Chavez? PDF Stampa E-mail
! di Maria Chiara Albanese
albanese@ragionpolitica.it
  
lunedě 19 settembre 2011

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2012. Un anno chiave per il Venezuela: i cittadini del paese caraibico saranno chiamati ad eleggere il loro (forse) nuovo presidente. La grande novità di questi giorni è che a concorrere alla più importante carica dello Stato non sarà il solo Chávez, presidente uscente, ma anche il suo più strenuo oppositore, Leopoldo López, leader del partito di centro destra Voluntad Popular.

La Corte Interamericana per i diritti umani (CICH, secondo l’acronimo spagnolo) ha sentenziato che Leopoldo López ha il diritto a partecipare alle prossime elezioni politiche (e più in generale alla vita politica del suo paese), annullando di fatto la sanzione amministrativa del 2008 che gli impediva di presentarsi a qualsiasi competizione per incarichi pubblici. Il 12 febbraio del prossimo anno, dunque, il leader di Voluntad Popular potrà presentare la propia candidatura sfidando, per l’ennesima volta, il monopolio politico del caudillo Chávez. La sentenza, pronunciata il 1 settembre ma resa pubblica online solo il 16, condanna il Venezuela per violazione dei diritti umani, annullando con effetto immediato la decisione del 2008 della Contraloría General de Venezuela, ovvero il tribunale amministrativo interno che aveva inabilitato il López.

La sanzione emanata allora dal tribunale amministrativo verteva su presunte irregolarità e mal gestione di fondi pubblici (era paventata anche l’accusa di tentata corruzione) che López, allora sindaco di Chacao, ha sempre negato con forza e risolutezza. L’interdizione amministrativa, mai supportata da alcuna sentenza di tribunale civile o penale venezuelano, ha di fatto estromesso per quasi quattro anni il leader di Voluntad Popular dalla vita politica ed elettorale del paese. Una sentenza che ha colpito più di 800 funzionari, ivi incluso il López, di cui per casualità la maggior parte dichiaratamente in opposizione al presidente Chávez. La giustizia, soprattutto quella amministrativa, come strumento di purga dell’opposizione o malcontento interno è ormai da lungo tempo una pratica usuale dei regimi autoritari e dittatoriali, e quello di Chávez non ne costituisce eccezione. I primi passi di questa vicenda, dunque, vanno ricercati nel passato 2008, quando López, allora sindaco di Chacao, si presentò come candidato sindaco della capitale, Caracas. Un passo che lasciava presagire, non senza fondamento, le ambizioni ben più elevate del López: la poltrona presidenziale.

Ora si attende la pronuncia del Tribunale Supremo di Giustizia del Venezuela. Come stabilito dalla Costituzione venezuelana, infatti, sebbene lo stato sia vincolato al rispetto delle sentenze della Corte Interamericana dei Diritti Umani, essendosi obbligato ai suoi principi e decisioni divenendo membro della Convenzione istitutiva della Corte, ad oggi non è ancora stata scritta la parola fine su questa vicenda. Il cancelliere Nicolás Maduro, infatti, ha preso tempo, dichiarando che prima di qualunque recepimento, è essenziale che gli organi preposti costituzionalmente leggano e studino attentamente la sentenza della Corte Interamericana, per capire precisamente quali aspetti della sentenza amministrativa la decisione della Corte va abrogando. Maduro ha inoltre dichiarato che la lotta alla corruzione, da lungo tempo millantata da parte del governo chavista, proseguirà in tutta la sua forza. Un paese che potenzialmente potrebbe essere un gigante del mondo, è oggi di fatto costretto nelle ultime file dello scacchiere internazionale grazie alla scellerata politica di chiusura ed isolamento del suo presidente-dittatore.

Chávez ha serrato il Venezuela all’interno del piccolo gruppo dei paesi del neobolivarismo, nazionalizzato le principali imprese del paese, penalizzato l’economia (in termini di import ed export), iniziato e concluso guerre con i vicini regionali nel giro di una notte. Quando la malattia che ha colpito il presidente Chávez è stata annunciata alla stampa, proprio il leader di Volutad Popular aveva mandato alle principali agenzie una lettera in cui, augurando al suo presidente una pronta guarigione, metteva in evidenza i grandi problemi e drammi che il Venezuela e il suo popolo vivono quotidianamente. Dal sovrappopolamento delle carceri, alla dilagante corruzione (soprattutto delle forze di polizia e pubblica amministrazione), dal crimine organizzato sempre più «principe» delle strade cittadine alla povertà e miseria in cui vessa più della metà della popolazione. Un’opposizione, dunque, che né la malattia né l’arbitrarietà delle sentenze amministrative e giudiziali hanno messo mai a tacere in Venezuela, al di là degli accordi geostrategici siglati tra Chávez e Castro e della repressione dell’opposizione che della giustizia ne ha sempre fatto il suo braccio (a volte anche armato).




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Commenti (1)
1. 26-09-2011 09:48
grazie !
Scritto da Isabella Olivieri

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