La prolusione del Cardinal Bagnasco dello scorso 26 settembre con cui si richiedeva la necessità per la politica italiana di un profondo rinnovamento generale, ed etico in particolare, è stata interpretata da alcuni come un ufficiale rimbrotto ecclesiastico nei confronti del Presidente del Consiglio a seguito delle vicende giudiziarie che lo stanno interessando in questo ultimo periodo.
Così se da un lato si tentato di far passare l’idea che la Chiesa avesse «scomunicato» pubblicamente il Governo, dall’altro si è sostenuto che la Chiesa abbia il potere di destituire o erigere i diversi Governi.
Occorre sul punto qualche chiarimento che possa dissipare le nebbie degli equivoci.
Normalmente, ogni qual volta la Chiesa (e su questo concetto si fa volutamente confusione tra Cei e Vaticano che pur essendo due entità della medesima Chiesa cattolica, sono pur sempre due istituzioni differenti) interviene su alcune tematiche, come per esempio quelle bioetiche, dalla parte dei più, soprattutto dalla sinistra, ma negli ultimi anni anche gli sparuti fedeli di Fini si sono uniti a questi peana, ci si straccia le vesti per l’indebita intromissione nella politica italiana. Se invece la Chiesa, tramite i suoi esponenti di vertice, rilascia dichiarazioni che riguardano tematiche politicamente corrette come la povertà, la lotta all’evasione, la sobrietà e la moralità dei costumi, l’esortazione a spronare l’economia per il bene delle famiglie, ecc, allora i suoi interventi vengono accolti con plausi e soddisfazione e come critiche spietate al berlusconismo ed alla maggioranza di centro-destra.
Insomma, nelle materie etiche si disconosce l’autorevolezza della Chiesa, nelle materie socio-politiche la stessa Chiesa viene, al contrario, riconosciuta come indiscutibile e suprema autorità morale.
Questa forma di schizofrenia nel riconoscimento del ruolo della Chiesa, ad una analisi lievemente più attenta del consueto, altro non appare che la traduzione, il riflesso, dell’inesatta conoscenza della natura, della funzione e del fine della Chiesa.
Essa viene interpretata, infatti, per lo più per ciò che non è; a volte viene dipinta come una pia congregazione di beneficenza, altre volte come una associazione privata, altre volte ancora addirittura come un vero e proprio partito politico.
Questa ultima accezione sembra essere la più diffusa, come dimostra, del resto, proprio l’ultimo caso in cui si è attribuito alla Chiesa il potere, maggiore di quello ipotizzabile di qualunque maggioranza parlamentare, di decidere delle sorti degli esecutivi italiani.
Non a caso Monsignor Crociata si è affrettato a puntualizzare e ricordare che «la Chiesa non fa i governi, né li manda a casa. Attribuire intenzioni del genere alla prolusione e' fuori luogo». Giustamente, quindi, nove esponenti del Pdl (Raffaele Calabrò, Roberto Formigoni, Maurizio Gasparri, Maurizio Lupi, Alfredo Mantovano, Mario Mauro, Gaetano Quagliariello, Eugenia Roccella, Maurizio Sacconi), hanno indirizzato una lettera aperta al Cardinal Bagnasco con cui mettevano in evidenza che ogni speculazione politica delle sue dichiarazioni non poteva che essere sventata per ciò che era, cioè un pretesto ideologico che nulla aveva della condivisione e dell’adesione al richiamo all’integrità morale richiesta dall’illustre porporato.
Il passo finale della suddetta missiva, così per l’appunto recita:« Vogliamo inoltre far notare che quando la Chiesa parla di “comportamenti licenziosi e relazioni improprie”, di “pansessualismo” e relativismo etico, il suo invito va accolto considerandone il significato e il valore a tutto tondo. Non possiamo accettare che siano gli alfieri del laicismo più sprezzante, chi abitualmente dileggia la morale sessuale cattolica e vorrebbe una Chiesa muta e intimidita, a plaudire oggi alle parole dei vescovi italiani, utilizzate strumentalmente e applicate in modo unilaterale, con esclusivo riferimento al Presidente del Consiglio. Non accettiamo quindi che giudizi violenti e definitivi vengano da altre cattedre, che si sono sempre contraddistinte per il doppio peso con cui hanno giudicato e continuano a giudicare la Chiesa a seconda della convenienza politica». Occorre guardare, inoltre, alle nefaste conseguenze che potrebbero discendere dall’accettazione tacita di un simile opportunismo messo in essere dalle forze di opposizione e da quelle laiciste (per lo più coincidenti): ne potrebbe derivare una ulteriore scissione tra i cattolici, i quali, sebbene nella stragrande maggioranza rappresentati dal centro-destra in genere e dal Pdl in particolare, restano pur diffusi per tutto l’arco parlamentare e non specificamente riuniti in una unica ed omogenea forza politica. E' opportuno ricordare, quindi, che se oggi le parole di Bagnasco devono essere considerate come un legittimo richiamo alla vita privata del Premier, domani non potrà essere negata alla Chiesa la medesima legittimazione per affermare l’operato del proprio magistero in altri ambiti come quello delle famiglie, del matrimonio e delle coppie di fatto.
Se, invece, le parole di Bagnasco sono da considerare secondo la loro vera natura, il richiamo alla eticità è generale e riguarda tutti gli aspetti, anche quelli soliti che i laicisti tendono a negare ad ogni piè sospinto, e tutti i politici, dunque anche coloro che pur definendosi cattolici mostrano la condivisione di una impalcatura assiologica contraria proprio a quella del cattolicesimo. E' il solito paradosso dei laicisti e di quegli opportunisti sempre pronti a ricaricare la faretra dell’ideologia anti-berlusocnista ad ogni costo e ad ogni prezzo, anche se esso richiederà lo sforzo di deformare la lettera e lo spirito delle parole della Chiesa.
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