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Numero 476
del 22/05/2012
Non c'è primavera senza libertà religiosa PDF Stampa E-mail
! di Renato Farina
@ragionpolitica.it
  
lunedì 10 ottobre 2011

443-10.jpgGli avvenimenti del Cairo, con la repressione e il massacro dei copti da parte dell’esercito in associazione con bande di malaffare islamico, dicono la verità su quanto sta accadendo non solo in Egitto, ma in tutto il Medio Oriente. Nella confusione dominante, l’unica cosa sicura è che si vogliono cacciare via i cristiani. Ammazzarne con criterio alcuni, e se non capiscono, aumentare il volume di sangue versato, per spaventarli, costringerli a emigrare, o – se proprio restano – ridurli a ciarpame umano impaurito. Questo sta succedendo.

I due punti focali di questa aggressione sono stati l’Iraq e – appunto – l’Egitto, per quanto riguarda il Vicino e Medio Oriente. Ci sono state prima violenze sparse, rapimenti, omicidi mirati, quindi attacchi terroristici indiscriminati e di massa. A Bagdad 48 morti nella Cattedrale della Madonna del Perpetuo Soccorso il 30 ottobre scorso, assassinati da un commando di terroristi islamici. Idem il giorno del Natale copto, il 1 gennaio di quest’anno, ad Alessandria d’Egitto alla Chiesa dei Santi (Al-Qiddissine). In Iraq come in Egitto la comunità cristiana e gli stessi vescovi non hanno mai creduto alla tesi dei banditi isolati, ma hanno individuato complicità negli apparati statali e nello stesso governo. Ad Alessandria si pensò ad uomini di Mubarak… Chi siano i killer non è difficile da sapere: sono militanti di Al Qaeda o dei Salafiti, oppure soldati spaventati e mandati a combattere con ordini pasticciati.

La questione è questa: c’è un disegno o è l’inerzia della storia? Vale a dire: il tracimare dell’Islam, il suo esprimersi liberamente, quando non c’è il freno dei dittatori musulmani sì ma piuttosto laici (Saddam e Mubarak…). È troppo facile rispondere semplicemente: islam, islam, islam! È un bel modo di lavarsi le mani, oltretutto affidandoci un compito impossibile e tragico, quello di indire una specie di guerra universale. L’islam ha in sé potenzialità orribili, nella sua sottovalutazione o addirittura annichilimento della libertà e nell’identificazione tra religione e Stato. Ma esiste dell’altro nell’islam: esistono le persone, che sono suscettibili di incontro, di passione religiosa autentica.

All’inizio di questa primavera presto gelata, davvero in Egitto era fiorita un’amicizia tra musulmani (non fondamentalisti) e cristiani: «Cristiani e musulmani una sola mano», era il motto. Ho amici sia cristiani sia islamici ad Alessandria e al Cairo. Erano convinti di poter governare un processo di convivenza democratica e pacifica. E lì si è innestato il disegno, che non è religioso, ma di ideologia di potere che usa la religione: il regime militare al potere dapprima identificato in Hosni Mubarak e ora con personaggi come l’attuale premier Essam Sharaf.

Oggi il conflitto pseudo-religioso serve come pretesto per ritardare le elezioni previste per marzo, lasciando tutto in mano ai militari. In questo quadro non è escluso che cerchino di giocare una parte infame alcuni settori dei Fratelli musulmani, spaccati oggi in tre fazioni. Ciò che rende debole il loro partito politico, oggi ben lontano dal 30 per cento di cui era accreditato in passato.

C’è un altro capitolo da aprire: riguarda noi. Noi occidentali, noi cattolici di fede o di tradizione culturale. Guardiamo qualche volta scandalizzati, inorriditi per un attimo dal sangue sulle pareti delle chiese, ma poi niente. Prevale sempre e solo una logica mercantile nei rapporti tra Stati. Il 12 gennaio alla Camera, proprio sull’onda di quanto accaduto ad Alessandria d’Egitto, fu approvata una mozione unitaria che – a parte l’astensione inspiegabile dei radicali – ha ottenuto l’unanimità. Lì si parlava di libertà religiosa come «madre di tutte le libertà», e la cristianofobia come autentica emergenza universale. Si impegnava il governo a spingere le organizzazioni internazionali a tutelare il bene primo della libertà di fede… Il governo si è mosso, ne sono testimone, preme dappertutto. Qui il problema è di cultura proprio del nostro popolo e dei cristiani. Mi è capitato di fare una conferenza a Messina e di trovare il responsabile diocesano per il dialogo interreligioso protestare contro le manifestazioni dei cristiani copti! I quali dovrebbero lasciarsi martirizzare per dare la migliore testimonianza! Non scherzo… Come non avessero già avuto abbastanza morti… Ricordo una santa messa a Bagdad, pochi giorni dopo la strage, nella cattedrale sporca, anzi lucente di sangue. C’erano ragazzine inermi, che per andare a cantare nel coro sono disposte a morire. Guai a non difenderle… Fin qui chi non si accorge. Poi ci sono i ciechi.

Pur di affermare che adesso c’è la primavera lì, non si vede l’oppressione dei cristiani, e si applaude a chiunque purché non esibisca la pretesa di essere cristiano in terra islamica. Non c’è nessuna primavera senza libertà religiosa. E adesso soffiano venti invernali. Nonostante tutto però io credo in una possibile collaborazione tra persone autenticamente ricche di senso religioso e capaci di stima reciproca. Già si sono incontrati i vescovi copti con dignitari delle massime università islamiche. Invece di alzare la voce delle armi si implora la pace con il digiuno. Io ci vedo molta speranza in questo.




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