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Numero 476
del 22/05/2012
Il pericolo intrinseco del cosiddetto governo tecnico PDF Stampa E-mail
! di F. N.
n.@ragionpolitica.it
  
mercoledì 12 ottobre 2011

parlamento_100.jpgCon l'avvento del bipolarsimo, sistema ormai consolidato nel nostro Paese, sarebbe utile aprire una serena discussione riguardo all'utilità residuale che conserva l'istituto del cosiddetto «governo tecnico». Se durante la Prima Repubblica tale escamotage, atto a garantire la continuità istituzionale, poteva avere un senso, data una legge elettorale proporzionale, l'estrema frammentazione delle forze politiche e l'impossibilità di individuare un premier al di fuori del dibattito parlamentare, oggi, con la bipolarizzazione e l'obbligo morale, se non costituzionale, di indicare all'inizio della campagna elettorale il proprio candidato premier, forse tale istituto dovrebbe essere profondamente rivisto e ridimensionato.

Ma, tant'è, oggi il «governo tecnico» resta vigente come opzione e, anzi, da parti consistenti dell'opposizione viene esaltato e benedetto come unico strumento per poter arrivare, in sostanziale contrasto col responso delle urne, al tanto agognato Palazzo: in poche parole oggi il governo tecnico assurge al ruolo di ingiunzione di sfratto all'indirizzo di Silvio Berlusconi. Nulla di più.

E' lo strumento, quindi, che consentirebbe ai perdenti di governare dopo aver prepensionato i vincitori, con buona pace della democrazia rappresentativa, la quale dalla «responsabilità nazionale» tanto sbandierata da taluni perdenti a vita subirebbe un vulnus irreparabile.

Gli italiani si sono chiaramente espressi a favore di un esecutivo guidato da Silvio Berlusconi e, solo in seconda istanza, di un Parlamento a maggioranza Pdl-Lega. Non hanno mai nemmeno lontanamente fatto intendere che avrebbero gradito un governo presieduto da Mario Monti, con Casini alla Farnesina, Granata come Guardasigilli, Enrico Letta agli Interni, Della Vedova alle Politiche Famigliari e Giuliano Amato all'Economia. Se questa è l'agenda dell'Economist o di El Pais, poco ce ne cale: non è certamente quella del popolo italiano.

E questa è la prima, fortissima discrasia a cui siamo di fronte: il richiamo costante alla «responsabilità nazionale» è un artificio puro e semplice, poiché non risponde in alcun modo ad un supposto interesse pubblico, ma, al contrario, agli infiniti e frammentari interessi particolari di coloro che non solo hanno perso, e clamorosamente, le elezioni, ma pure nei momenti di oggettiva difficoltà che l'attuale esecutivo ha dovuto suo malgrado affrontare, nemmeno sono riusciti a scalfirlo attraverso lo strumento legittimo della sfiducia parlamentare. Una debacle su tutta la linea, figlia naturale della sostanziale e comprovata incapacità da parte dell'opposizione di fornire una proposta politica (e non pregiudizialmente ideologica...) organica, coerente, credibile e, quindi, realmente alternativa all'attuale governo.

L'ipotesi di governo tecnico si tradurrebbe quindi in un immeritato regalo a quanti, sconfitti dalle urne, hanno cercato di supplire alla propria palese inconsistenza con l'individuazione del nemico oggettivo da abbattere: un pò pochino come proposta politica. Per non dire nulla di nulla. Non solo: oltre alla illegittimità sostanziale, se non formale, tale «proposta politica» cela un ulteriore punto critico, ovvero l'intenzione manifesta, da parte dei tanti piccoli «commissari tecnici» che già pensano a come spartirsi la torta del futuro governo, di svendere appena nominati i nostri gioielli di famiglia, ovvero farsi dettare, punto per punto, l'agenda politica da Montezemolo, Della Valle e Marcegaglia, poiché solo attraverso questa eterodirezione neppure troppo occulta essi troverebbero il loro ubi consistam.

Ergo: via ai finanziamenti a pioggia di avvocatesca memoria, via alla tassa patrimoniale, accantonamento totale di ogni ipotesi di quoziente famigliare, reintroduzione dell'Ici sulla prima casa per portare da 40 a 80 miliardi di euro i finanziamenti per le «imprese» (le virgolette non sono un refuso). Una editio minor del governo Ciampi, insomma. Se possibile, ancor più perniciosa...




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Commenti (1)
1. 14-10-2011 08:52
ladroni
E' mai possibile che questo meraviglioso Paese debba essere governato solo da Ladroni? Possibile che nessuno del Popolo riesca a capire che questi signori sono solo avvoltoi? 
E' ridicolo che gente come Montezemolo, Della Valle, Marce... ed altri si presentino in TV come se fossero i salvatori della Patria e noi li a snetirli ed osannarli come se fossero la medicina per questo Paese...NO questi non rappresentano nemmeno l'aspirina. 
Diceva l'altro giorno il ministro La Russa, che Ali' Baba' aveva 40 Ladroni.... noi Italiani quanti ne abbiamo?
Scritto da jerry

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