Un buon cattolico ha sempre ottimi motivi per indignarsi, ancor più dei teppisti organizzati e dei rancorosi utopisti che hanno disturbato lo scorso sabato romano. Parlando di politica, o meglio dello spettacolino in cui si è ridotta la politica italiana, non dovrebbe essere la vita privata di Silvio Berlusconi ad indignare. Privata doveva rimanere, d'interesse e cura del suo confessore e non dell'Italia intera. Cosi dovrebbe pensare un buon cattolico che è qualcosa di diverso da un puritano bigotto, da un calvinista fanatico.
Molto più indegno è il trattamento riservato all'opinione della Chiesa che, come è noto, interessa a fasi alterne all'opposizione: lodevole e provvidenziale se scomunica il Presidente del Consiglio, inopportuna ed illiberale se rammenta che l'aborto è un omicidio. Ora, l'uso disinvolto delle parole degli uomini di Chiesa, il tirarli per la tonaca, è tattica ormai spudorata di poteri che, malgrado lo spiegamento di mezzi, non riescono a diventare abbastanza «forti» in Italia. Lo si è visto nei commenti giornalistici a proposito del «conclave» organizzato dal forum delle associazioni cattoliche tenutosi a Todi lunedì scorso.
A leggere i quotidiani di martedì, in particolare quelli con precisi interessi in gioco, sembrava che la Chiesa nella sua totalità avesse chiesto l'abbattimento del governo in carica e la creazione di un nuovo partito dei cattolici. La spudoratezza è giunta fino al punto di far dire queste cose al Cardinale Bagnasco, presidente della Cei invitato a tenere il discorso di apertura. Ebbene, Bagnasco non ha detto nulla del genere. Anzi ha tarpato ancora una volta le ali ad ogni progetto terzopolista, soprattutto se costruito in compagnia degli ultimi arrivati nelle schiere laiciste: i futuristi finiani (peraltro ben poco utili sul piano elettorale e in via di sparizione). Il messaggio sarà stato chiaro semmai alle orecchie di Casini, dato che il Cardinale ha insistito su di un impegno «prepolitico», su di «una concezione antropologica» fondata su valori che «la Chiesa non vuole e non può negoziare». L'alleanza con Fini perde ogni legittimità, ma da Todi qualcuno avrebbe voluto far uscir altro, addirittura di peggio: le basi per la ricostruzione di un nuovo partito che pretenda di rappresentare tutti i cattolici. Forse è questa l'ambizione di Raffaele Bonanni della Cisl, delle Acli, di spezzoni di Confcooperative e Confartigianato, forse è un'altra forzatura giornalistica.
In ogni caso, niente di nuovo sotto il sole; se la speranza di risuscitare la Dc ha un grande futuro, ce l'ha alle sue spalle. Il partito dei cattolici aveva senso finché rimanevano in piedi Muro di Berlino e Cortina di ferro, finché una parte del mondo, ben piantata anche a casa nostra, si poneva come alternativa radicale alla vita cristiana. Ora un partito «confessionale», che non fu mai nelle intenzioni di Luigi Sturzo, potrebbe solo far danni, addirittura ridurre i cattolici a minoranza, a mera presenza proporzionale. Invece devono essere «sale della terra», presenza combattiva ed energica in tutte le forze politiche, in particolar modo nel centrodestra per bilanciare il rischio che il liberismo diventi ideologia, da metodo che deve essere.
Dunque, piuttosto che inseguire le sirene interessate di un'opposizione politica e mediatica spaventosamente a corto di idee o progetti fuori dalla storia, è meglio «far lievitare la presenza dei cattolici nella società», come ha detto Berlusconi. Occorre tutelare i «diritti non negoziabili della persona predicati con forza e intelligenza dalla dottrina della Chiesa» richiamati nel discorso di ieri dal Presidente. È su queste cose, non sulla sua vita privata, che i cattolici devono esprimere i loro giudizi.
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