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Numero 476
del 22/05/2012
Sarkò pensi alla situazione economica francese PDF Stampa E-mail
! di Ylenia Citino
citino@ragionpolitica.it
  
lunedì 24 ottobre 2011

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Sarkozy irride l’Italia. Che sia un sorriso beffardo, sornione o semplicemente d’imbarazzo, poco importa. L’importante è che ce l’abbiamo tutti bene impresso nella mente, grazie alla moviola mediatica che, dietro un’apparente vuoto di contenuti, si foraggia con questi passaggi da soap opera.

Ovviamente la cosa è passata assolutamente inosservata presso la stampa estera, che nelle diverse copertine ha preferito insistere sui contenuti (quelli veri) della conferenza stampa franco-tedesca, tenuta dietro l’egida del Consiglio europeo e concentrata sul programma per la guarigione dalla crisi. La nostra stampa, come al solito, ha preferito, invece, relegare questi sofismi da tecnocrati alle remote facciate sull’economia, facendo troneggiare su tutte le prime pagine l’aspetto conviviale, e pure triviale, del dibattito. Ma la fregatura è doppia: qui da noi si strumentalizza, affibbiando un profondo e incommensurabile significato politico a una debolezza di un uomo; all’estero, invece, si minimizza, perché ci si adopera a ripristinare la pace diplomatica con la trasmissione di dispacci esplicativi del fattaccio. Ebbene: Merkel e Sarkozy non si sarebbero presi beffa dell’Italia, bensì «di fronte alla domanda (che chiosava sull’eventuale sentimento di rassicurazione dei due leader in seguito alla conversazione con Berlusconi e alle promesse di future riforme in Italia, ndr.), si sono scambiati un sorriso sull'incertezza generata da chi dovesse rispondere prima alla domanda stessa».

Magre consolazioni per delle scuse che sembrano forse pretestuose e accampate per minimizzare il danno. Già Frattini si era lamentato dell’episodio, piuttosto inequivocabile, spiegando il ghigno sarcastico del titolare dell’Eliseo come sfogo del rancore derivante dalla mancata influenza francese per la nomina di Bini Smaghi alla presidenza di Bankitalia (cosa che avrebbe portato de jure alle dimissioni del medesimo dal consiglio della BCE, poltrona fastidiosa perché mette in minoranza i francesi nella sede maxima della finanza europea).

Eppure il canzonatorio Sarkò non se la prende solo con il Cav. Sferra una micidiale stoccata persino a Cameron, dichiarando alla stampa che ne ha ormai abbastanza di «sentirsi dire da lui cosa fare» perché il premier britannico «dice di detestare l’euro, non volendo mai entrare a far parte dell’unione valutaria e adesso vuole ingerirsi nelle nostre riunioni». Esternazioni al vetriolo queste, pronunciate dal leader di un paese che ha davanti lo spauracchio di un possibile downgrade della sua tripla «A».

Il livore per il contagio della crisi, dunque, sembra voler convincere Sarkozy a utilizzare il nostro Paese come capro espiatorio, accostandolo alla mala sorte economica della Grecia di Papandreou. Nessuno ha rimarcato come la presa di coscienza sulla necessità di agire sic et simpliciter arrivi da parte francese solo adesso, quindi tardivamente, sospingendo la governance europea a mandare un ultimatum all’Italia per fare «tutto e subito», entro il summit di mercoledì. L’episodio, comunque, non deve affatto suscitare lo sprezzo generale. Occorre piuttosto proseguire nella direzione delle due manovre (che ci hanno già fatto recuperare 60 miliardi) con l’ottimismo di sempre. L’Italia, infatti, è già sulla buona strada, checché ne dicano i qualunquisti catastrofisti che impazzano in questi giorni.

Abbiamo un rapporto debito privato/Pil di 53 punti più leggero di quello francese, un avanzo primario migliore dei nostri vicini (e destinato a crescere nel 2014) nonché, a differenza dei casi Société Général, Dexia, Crédit Agricole o Bnp Paribas, un sistema bancario solido e sufficientemente dotato di liquidità. Dice bene, allora, il Presidente Berlusconi nel suo ammonimento. «Nessuno nell’Unione può autonominarsi commissario e parlare a nome di governi eletti e di popoli europei. Nessuno è in grado di dare lezioni ai partner. D' altra parte l'insieme della classe dirigente italiana, se vuol essere considerata tale, invece che un coro di demagoghi, dovrebbe unirsi nello sforzo dello sviluppo e delle necessarie riforme strutturali sulle quali il governo ha preso e sta per prendere nuove decisioni di grande importanza».




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Commenti (1)
1. 25-10-2011 13:06
Follia "democratica"
Ai sorrisi di Merkel e di Sarkozy ci piacerebbe rispondere con un altrettanto e "piacevole" sorriso: "Noi italiani siamo disposti a lasciare questa "UE" scristianizzata e burocratizzata che ci costa un occhio della testa e risolveremo da soli il problema della crisi che voi ci avete creato e che noi dobbiamo subire. Grazie, buon viaggio e Dio vi benedica". Questa è la risposta che l'Italia dovrebbe dare ai "sorrisi di sufficienza" dei suddetti due Capi di Governo. Grazie dell'attenzione.
Scritto da Antonio

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