Una agenzia stampa discreta, alcuni giorni fa, è passata del tutto inosservata. Forse non l'hanno letta i manifestanti dalla protesta facile o, forse, per chi è troppo impegnato a dire che per i giovani non resta che l'indignazione non c'è stato il tempo di leggerla: «Gelmini, comincia fase investimenti per puntare a innovazione. Un miliardo e 655 milioni, più un ulteriore 7% di risorse, saranno assegnati agli enti pubblici di ricerca in quella che il ministero per l'Istruzione, la Ricerca e l'Università, Mariastella Gelmini, ha definito, "una nuova fase di investimenti" destinata a caratterizzare la seconda fase della legislatura. Lo ha detto oggi lo stesso ministro, dopo avere incontrato a palazzo Chigi i neo-presidenti degli enti, presente il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta» (Ansa, 21 ottobre).
Il comunicato arriva dopo alla riunione del Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), che con una delibera sulle infrastrutture aveva già sbloccato risorse per 7,4 miliardi di euro in agosto, e riguarda un provvedimento che destina un miliardo e 161 milioni di euro ad un programma di interventi strategici per la Ricerca e l'Università, con particolare attenzione alle Regioni del Mezzogiorno grazie alla collaborazione con il ministero per i Rapporti con le Regioni.
Gli obiettivi principali del Miur saranno quelli di valorizzare l'eccellenza e di migliorare l'edilizia universitaria nel Sud (con interventi che verranno concertati con Rettori e Presidenti di Regione, oltre che con il ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto), ma soprattutto è importante constatare che prende il via la seconda fase del mandato Gelmini: dopo una riorganizzazione volta al contrasto degli sprechi e dei disservizi, un investimento su larga scala nell'innovazione.
Il principio regolatore è evitare la dispersione degli ingenti stanziamenti. Per «ripartire al meglio le nuove risorse, nell'ottica di un maggiore allineamento dell'Italia agli standard degli investimenti per la ricerca in Europa» si sono scelti temi come aerospazio, salute e invecchiamento, agroalimentare, energie rinnovabili e le tecnologie della comunicazione, indicati specificatamente «per non disperdere le risorse in piccoli rivoli».
Con buona pace degli insegnanti politicizzati, quelli che usano i bambini delle elementari come megafono e come porta-bandiere durante gli scioperi, e dell'intellighenzia disfattista di sinistra, dopo la razionalizzazione arrivano gli investimenti su sviluppo e cultura. Si parla di molti soldi, destinati e mirati con precisione: 150 milioni per i poli d'eccellenza del Meridione, 850 milioni per interventi strutturali, da aggiungere ai fondi comunitari già destinati alle quattro Regioni della Convergenza (Sicilia, Puglia, Calabria e Campania), al bando per le infrastrutture in ricerca che ne prevede altri 400 milioni e all'assegnazione dei fondi FAS per oltre 600 milioni destinati al piano attuativo regionale dell'Abruzzo. Sarebbe bello che alla prossima polemica qualcuno se ne ricordasse.
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