Il vertice del G-20 di Cannes, l'ultimo presieduto dai francesi, avrebbe dovuto essere un incontro risolutivo sullo stato di crisi dell'Eurozona e delle economie avanzate in generale, ma all'inizio di questa settimana, la situazione è improvvisamente precipitata, a causa dell'annuncio del premier greco George Papandreou di un referendum sul nuovo bailout europeo da 130 miliardi di euro, deciso soltanto pochi giorni prima a Bruxelles, dopo un accordo faticosamente raggiunto.
Alla notizia che la Grecia avrebbe fatto ricorso al voto popolare per decidere sull'attuazione del piano di austerità impostole dall'Europa, i mercati sono precipitati nel panico, perchè hanno temuto e continuano a temere che la Grecia sia vicinissima a un default incontrollato, che contagerebbe nell'immediato pure l'Italia, con effetti nefasti su tutta l'Eurozona.
Tuttavia, la buona notizia di questo vertice, al momento l'unica, è che Papandreou ha annunciato un passo indietro sul referendum, smentendo le sue dimissioni date per imminenti, ma aprendo all'opposizione di centro-destra per un governo di larghe intese.
Dopo avere fatto piombare l'Eurozona nell'abisso, la Grecia ha fatto retromarcia, uno scherzetto che è costato 200 miliardi di euro nel martedì nero delle borse europee e un ritorno di crisi sui nostri bond. Ma in realtà avranno contribuito al cambio di rotta di Atene le minacce non tanto velate di Francia e Germania di bloccare la sesta tranche degli aiuti da 8 miliardi, previsti in arrivo a giorni, oltre che lo stop al taglio del valore di rimborso dei bond ellenici, già confermato a Bruxelles nella percentuale del 50% sui titoli con scadenza fino al 2020.
Era circolata la voce durante il pomeriggio che in caso di fuoriuscita della Grecia dall'Eurozona, Atene avrebbe dovuto dire addio anche alla sua adesione alla Ue. Una forma di pressione sul governo, per convincerlo a desistere dalla tentazione di tornare al dracma, approfittando di una moneta debole, per incrementare le sue esportazioni berso il mercato unico europeo.
Ma al vertice di Cannes non è solo la Grecia l'oggetto delle discussioni tra i leader. C'è anche il dossier Italia, con i nostri titoli di Stato sotto attacco speculativo. Ieri, il Consiglio dei ministri ha varato un maxi-emendamento alla Legge di stabilità, su cui verrà posta la fiducia.
Esso prevede dismissioni del patrimonio immobiliare pubblico per 5 miliardi all'anno nel triennio 2012-2014, liberalizzazioni degli ordini professionali, sgravi fiscali sugli investimenti privati in infrastrutture, sostegno alle assunzioni di giovani e donne, oltre che un minore carico burocratico sulle imprese.
Tali misure sono state presentate dal premier Berlusconi ai partner europei e agli altri del G-20, assicurando che l'Italia onorerà gli impegni, come ha sempre fatto, sostenuto anche dal Rapporto di Bankitalia, il primo dell'era Visco, il quale rasserena sulla tenuta della stabilità finanziaria italiana, anche nel caso di rendimenti sui titoli all'asta fino all'8%, oltre che sulla solidità delle finanze private e del patrimonio bancario.
Il premier si è impegnato a un calo rapido del rapporto tra debito e Pil sin dal 2012, così come ha invitato a fare per Italia e Spagna anche il cancelliere tedesco Angela Merkel.
Quanto al quadro più generale degli accordi di Cannes, una prima intesa sarebbe stata raggiunta tra stati dell'Eurozona e Usa, in quanto il presidente americano Barack Obama ha accettato l'ipotesi di introdurre una tassazione sulle transazioni finanziarie, la cosiddetta Tobin Tax.
Un accordo che, tuttavia, non è destinato a spingere i mercati verso un migliore equilibrio, al contrario, rischia di fare defluire capitali da Europa e Usa verso le economie emergenti, oltre che verso gli Stati europei fuori dall'Area Euro, che non imporranno tale tassa.
Un'altra dichiarazione di intesa è stata anche raggiunta dai 20 capi di stato e di governo riguardo al finanziamento delle linee di credito concesse dal Fondo Monetario Internazionale, in favore di quanti ne facessero richiesta. Tuttavia, è lo stesso organismo di Washington ad annunciare che al momento non ne avrebbe fatto domanda nessuno.
Sembra, invece, al momento sfumare l'ipotesi che i Paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) possano intervenire a sostegno dei bond europei, acquistando le emissioni del nuovo Efsf. Dato quasi certo fino a lunedì, le giravolte della Grecia sul referendum e il rinvio dell'asta da 3 miliardi da parte del Fondo, prevista per ieri, hanno reso poco credibile il già poco chiaro meccanismo di finanziamento, nonchè scarsamente credibile l'intera Eurozona.
Per il resto, l'altra notizia non frutto del vertice, ma che è piombata qui a Cannes nel corso della riunione è quella dell'abbassamento dei tassi da parte della Bce di 25 punti base o 0,25%, il primo atto ufficiale dell'era Draghi. Salutato con favore dai mercati, tale taglio rischia di esacerbare lo scontro tra la Germania e il resto del board della Bce, essendo Berlino tradizionalmente contraria a politiche monetarie accomodanti.
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