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Numero 476
del 22/05/2012
La debolezza dell'Europa di fronte alla crisi PDF Stampa E-mail
! di E. M.
@ragionpolitica.it
  
sabato 05 novembre 2011

 

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In questi giorni i valori borsistici, con la crisi greca ben lontana dall’essere risolta, con i contrastanti messaggi politici nazionali e internazionali a più livelli sulla sostenibilità di tutto il «sistema Europa» e sulla situazione economica del nostro paese hanno avuto un effetto deflagrante ed alimentato la confusione. Se guardiamo i fondamentali dell’Eurozona si può rilevare che sono molto migliori di quelli Usa: il debito pubblico sul Pil è intorno all’85%, la bilancia commerciale è in sostanziale attivo, il debito privato sul Prodotto interno lordo è contenuto.

Il sistema che è stato utilizzato per tamponare gli effetti della crisi finanziaria, in termini almeno di affidabilità di un sistema economico americano di sostenere il peso della crisi finanziaria che esso stesso aveva generato, è stato quello di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica e dei mercati dal fulcro della crisi. È stato progressivamente spostato, infatti, il baricentro delle discussioni sulla crisi finanziaria dalle cause agli effetti, capovolgendone però l’ordine.

Ciò che prima era causa, quindi i noti «titoli tossici», è stato chirurgicamente tagliato via dalle colonne dei giornali,e ciò che è di fatto è un effetto, ossia i dubbi sulla solvibilità di banche e stati, è stato descritto invece come causa della crisi. Così facendo,«il testimone» della vulnerabilità finanziaria è passato dagli Stati Uniti all’Eurozona. Non a costo zero, però, per Usa che hanno dovuto sacrificare la Mf Global Holdings, la società americana di brokeraggio, che ha dichiarato fallimento proprio perché non è più riuscita a piazzare sul mercato titoli di Stato europei divenuti di punto in bianco a rischio.

Indubbiamente le tante, troppe indecisioni della politica europea hanno svolto un ruolo preponderante in questa situazione di disagio mondiale, cosicché un default del piccolo paese ellenico, la cui economia pesa per una infinitesima parte sul pil europeo, è divenuto un problema quasi sistemico. Il filo rosso che unisce poi il fallimento greco alle banche francesi ed a quelle tedesche ha richiesto una ulteriore diversivo mediatico a spese, questa volta, del nostro Paese. L’Autorità bancaria europea (Eba), infatti, ha imposto appena qualche girono fa un aumento di capitale per le banche che hanno nei loro bilanci titoli di Stato greci, spagnoli, irlandesi, portoghesi e italiani, includendo quest’ultimi di fatto tra i titoli a rischio.

Sebbene fortemente contagiate da titoli tossici alle banche francesi non è stata imposta alcuna ricapitalizzazione. Le banche italiane, che ne sono risultate penalizzate a vantaggio di quelle francesi e tedesche, rischiano quindi di diventare il capro espiatorio delle difficoltà altrui. Rischia cioè di diventare un gioco al massacro che parte dalla «sghignazzatina» di Sarkozy e finisce con il fallimento a catena di tutto il sistema bancario europeo. Si deve correre ai ripari senza colpire un altro paese per proteggere il proprio dalla perdita di credibilità di fronte ai mercati.

Il sistema finanziario europeo deve fare fronte in solido alla crisi finanziaria, e per fare ciò occorre modificare lo statuto della banca centrale europea inserendo la funzione del prestatore di ultima istanza. Il sistema finanziario infatti si fonda sulla fiducia che ci sia sempre un prestatore di ultima istanza, che si presti quale garante di ogni banca che compone il sistema bancario.

Oggi non si sa quale istituzione in Europa possa svolgere tale importantissima funzione, a meno che le banche centrali emettano una quantità di moneta tale da sostenere i mercati dei titoli di stato europei. Al contrario il semplice annuncio della trasformazione della Bce in prestatore di ultima istanza potrebbe raffreddare rapidamente gli animi della speculazione. Ma per fare ciò occorre che Mario Draghi svolga una opera di trasformazione dell’istituto che è chiamato a dirigere.

Nel frattempo l’Italia, di fronte alle crescenti richieste europee ha dovuto rispondere con una decisione forte, coerente, con una logica aziendale propria di un imprenditore lungimirante. Un'impresa che vuole essere quotata in borsa, infatti, richiede una certificazione dei propri bilanci ad un organismo esterno all’azienda e superpartes. Stessa scelta è stata presa per il nostro Paese dal Governo Berlusconi. E' stata messa in discussione la credibilità dell’operato del governo e quest’ultimo ha richiesto al Fondo monetario internazionale, ente esterno e superpartes, di certificare l’«avanzamento dei lavori» della politica di risanamento dell’economia nazionale.

L'Italia ha cioè chiesto al Fondo monetario internazionale di monitorare le proprie riforme economiche e fiscali per dare un segnale di credibilità ai mercati dell'eurozona e a tutta la comunità internazionale. La decisione italiana ha riscosso un pieno consenso internazionale. «L’Italia - ha detto il presidente francese Nicolas Sarkozy al vertice del G20 - che è un Paese essenziale della zona euro, uno dei paesi principali, ha lodevolmente preso la decisione di fare appello alla Commissione Ue e al Fmi per certificare i risultati che avrà raggiunto su base trimestrale. I risultati saranno poi naturalmente pubblicati». Il presidente americano Barack Obama alla conferenza stampa del summit ha sottolineato che l’Italia è «un grande Paese, con una enorme base industriale, grande ricchezza e grandi asset. Ha avuto un debito alto per molto tempo, ma ora i mercati sono volubili e nervosi. Ma come hanno spiegato al fondo, intendono seguire il piano proposto».

L'Italia, a differenza della Grecia e degli altri paesi, ha un deficit pubblico in fase di azzeramento e un avanzo primario di bilancio. Ora che i conti pubblici sono stati tutelati nella fase più difficile della crisi finanziaria occorre mettere mano alle riforme, come richiesto appunto dall’Europa, anche se tale richiesta è divenuta, oggi, pressante ed estremamente gravosa.  




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Commenti (3)
1. 14-11-2011 20:40
Debito Pubblico: occorre decidere veloce
Sicuramente sbaglieremo, però ci chiediamo come mai la “diarchia” Merkel-Sarkozy (Merkozy) pur ammettendo che l’economia italiana risulti molto solida, ci rimproverano di non aver credibilità sul piano politico-economico? A nostro modesto avviso il loro comportamento si può giustificare solo per un scopo ben preciso: le loro banche sono piene di titoli tossici che non sanno a chi “scaricarli” e cercano di recuperare il capitale investito attraverso il loro “ signoraggio” colpendo quei Paesi che hanno un “enorme” Debito Pubblico” da cui si può, appunto, lucrare un alto tasso d’interesse, operando un down ground economico dello stesso Paese, attraverso ovviamente le Agenzie di rating, loro affiliate, per aumentare sempre più il relativo valore dello ”spread” tra i titoli italiani e quelli tedeschi di riferimento. E’ il caso dell’Italia che, guardo caso, sia la Germania che la Francia insieme detengono più dl 50% del nostro Debito. Insomma, la coppia franco-tedesca ha “lanciato” un’OPA sul Debito Pubblico italiano e quindi la possibilità di acquistare di Aziende italiane facendo shopping a Piazza Affari. In queste condizioni abbiamo due strade: 1) onorare noi cittadini italiani il Debito Pubblico (ovviamente quelli economicamente più abbienti) comprando direttamente i titoli, a fronte del suddetto Debito, che emetterà il nostro Ministero del Tesoro; 2) adottare una “patrimoniale di scopo” che possa ridurre nel tempo il suddetto Debito, cercando nel contempo di ridurre (o di armonizzare-riformare l’attuale regime fiscale) le tasse sui meno abbienti per stimolare lo sviluppo economico – industriale. Altre strade non ne conosciamo. Soluzioni alternative, anche se valide, richiedono tempo e consenso politico di larga maggioranza. Grazie dell’attenzione. 
Antonio
Scritto da Antonio
2. 14-11-2011 20:39
Debito Pubblico: occorre decidere veloce
P. S. 3) strada: uscire dall’Europa
Scritto da Antonio
3. 14-11-2011 20:36
L'economia greca
Il fulcro di questa crisi economica europea sembra sia la Grecia.La Grecia ha incrementato la sua economia sull'agricoltura e il turismo.Suppongo che un livello di crisi minore riguardi anche altri stati europei compresi Italia,Francia e Germania.Speriamo in un miglioramento.
Scritto da Nobile

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