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Numero 476
del 22/05/2012
Stragi in Nigeria: il fondamentalismo islamico colpisce ancora PDF Stampa E-mail
! di Anna Bono
bono@ragionpolitica.it
  
lunedì 07 novembre 2011

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Il 4 novembre le agenzie di stampa lanciavano la notizia della morte in Nigeria di due persone in un attacco contro un gruppo di cristiani riuniti in preghiera, verificatosi in un villaggio del Kaduna, uno dei 12 Stati settentrionali della federazione nigeriana a maggioranza islamica. Poi altre agenzie di stampa annunciavano l’arresto di sette persone nello Zanfara, un altro Stato del nord, sospettate di far parte della banda di uomini armati – in tutto circa 150 – che avevano da poco assaltato il villaggio di Lingyado, uccidendo 19 persone e mettendo in fuga i superstiti. Non era che l’inizio, purtroppo.

Nella stessa giornata e in quella successiva una serie di attentati e di aggressioni in altri due Stati settentrionali, il Borno e lo Yobe, hanno portato a oltre 150 il bilancio delle vittime, senza contare gli ingenti danni materiali. A Maiduguri, capitale del Borno, una autobomba guidata da un attentatore kamikaze è esplosa il 4 novembre di fronte a una caserma militare. Una seconda esplosione ha interessato l’istituto di teologia islamica El-Kanemi. Altri attentati hanno distrutto alcune moschee in diverse zone dalla città gettando nel panico la popolazione. Per fortuna pare che non si siano registrate perdite umane, ad eccezione dei terroristi.

Il giorno dopo un’ondata di violenza ha colpito la capitale dello Yobe, Damaturu, e la vicina Potiskum. Una autobomba è saltata in aria nei pressi della sede di un comando militare, un’altra ha distrutto una banca e successivamente sono state attaccate tre stazioni di polizia. Poi è stato un susseguirsi di raid durati fino a notte inoltrata che hanno distrutto alcune chiese, devastato interi quartieri e ucciso decine di persone, tra forze dell’ordine e civili inermi.

Nello Zanfara la responsabilità della strage ricade sui Fulani, spesso protagonisti – a volte come vittime e a volte, come in questo caso, in veste di aggressori – di scontri armati con membri di etnie antagoniste. Gli attentati e i raid nel Borno e nello Yobe sono invece stati rivendicati da Boko Haram, la setta fondamentalista islamica che dal 2002 lotta per imporre in Nigeria la legge coranica nella sua interpretazione più rigorosa, in un crescendo di episodi di violenza.

Quelli degli ultimi giorni sono in parte la risposta dei terroristi alle operazioni militari ordinate dal governo centrale dopo lo scadere di un’offerta di amnistia che soltanto pochi componenti di Boko Haram hanno accettato. Inoltre Boko Haram ha inteso mostrare la propria forza in coincidenza con le celebrazioni dell’Eid al-Adha, la festa islamica in ricordo del sacrificio di Isacco. Non deve stupire che il gruppo islamista colpisca anche le moschee e i fedeli islamici, oltre che i cristiani. Poiché la sua missione è impedire ogni contaminazione dell’Islam per effetto dell’influenza occidentale – Boko Haram in lingua hausa vuol dire «la civiltà occidentale è proibita» – considera nemici della fede tutti gli Islamici che «cedono» a norme in contrasto o divergenti rispetto alle prescrizioni della shari’a: vanno esemplarmente puniti anche soltanto per il fatto di mandare i figli, e soprattutto le figlie, a scuola o di indossare capi di abbigliamento ritenuti inappropriati.

Come in altri casi, anche in Nigeria il fondamentalismo predicato e imposto con la forza trova consensi e approvazione tra i troppi giovani senza un futuro, disoccupati e privi di prospettive, a causa del vistoso, generalizzato malgoverno che spreca senza ritegno risorse e mezzi – nel caso della Nigeria immensi grazie al petrolio di cui il paese è primo produttore continentale – e in generale tra le masse indigenti che affollano i quartieri urbani più degradati. Per la stessa ragione imperversa, irriducibile, il tribalismo, anch’esso responsabile di migliaia di vittime ogni anno in Nigeria, dove a tentare di convivere sono oltre 250 etnie.




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