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Numero 476
del 22/05/2012
L'Fmi crede nell'Italia PDF Stampa E-mail
! di Ilaria Bifarini
bifarini@ragionpolitica.it
  
lunedì 07 novembre 2011

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«L'Italia non è la Grecia e la situazione fiscale appare migliore di quella di tante altre nazioni».
Non si tratta di una  dichiarazione del premier Berlusconi, ma è una valutazione del direttore esecutivo per l’Italia del Fondo Monetario Internazionale Arrigo Sadun, partecipando a un incontro del Convegno nazionale dei giovani dirigenti delle amministrazioni pubbliche a Taormina.

Rispetto alla Grecia nel nostro Paese «c’è un problema completamente diverso» e soprattutto «penso che il governo italiano stia facendo un buon lavoro con dure misure, misure di bilancio, misure che rafforzano la competitività dell’economia italiana» afferma l’esponente del board del Fondo monetario rivolto alla platea dei giovani dirigenti. E sulle parole di Sadun è intervenuto il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta: «Gratta gratta, la verità inizia a venire a galla».

Sadun «conferma implicitamente quello che lo stesso premier Berlusconi ha ribadito e cioé che è stato proprio il nostro stesso Paese a chiedere al Fmi un'attività di monitoraggio trimestrale sull'azione di risanamento dei nostri conti pubblici. Si tratta di un'iniziativa che poteva assumere solo un governo serio e responsabile, capace in questi tre anni e mezzo di varare manovre di risanamento per complessivi 265 miliardi di euro, così determinando le condizioni per raggiungere uno storico pareggio di bilancio nel 2013 e un avanzo primario al 5,7% nel 2014». Per questo sorprende e rattrista, ha dichiarato il titolare di Palazzo Vidoni, che la sua connazionale Christine Lagarde, giunta in maniera improvvisa alla guida del Fmi parli di mancanza di credibilità dell'Italia.


Per Brunetta, infatti, Lagarde «evidentemente ha ancora qualche difficoltà a dismettere i suoi recenti panni di ministro economico di un Paese che sotto la sua guida ha accumulato un deficit doppio di quello italiano, con le banche francesi che s'inzuppavano incautamente di titoli pubblici altrui, greci soprattutto». In effetti il trend economico della Francia non è dei più rassicuranti: per il 2010 il rapporto deficit/Pil dell'Italia è stato del 4,6%, quello della Francia è stato invece del 7,1%. Tra il 2008 e il 2010 in Italia il rapporto debito/pil è inoltre cresciuto di 12,7 punti percentuali, contro i 14 della Francia. Come confermato da uno studio realizzato dallo stesso Fmi ci vorranno anni per uscire dalla crisi attuale e quando ne usciremo non torneremo ai livelli precedenti, in termini di qualunque indicatore economico. Ciò è legato alla causa della crisi economica: quelle scatenate dalla crisi finanziaria, a differenza di quelle tradizionali, colpiscono alla base, drenano la linfa del funzionamento dell'economia.

Il nostro Paese deve poi scontare decenni di politiche che hanno fatto leva sull’aumento sconsiderato della spesa pubblica per ottenere consenso elettorale, accumulando così un deficit e un debito pubblico esorbitanti, che solo con l’ingresso dell’Italia nell’Eurozona sono venuti a galla e sotto l’attenzione di tutti. Tuttavia l’azione del governo per contenere il debito pubblico e cercare di far fronte alla crisi internazionale, pur a prezzo di misure restrittive che possono risultare impopolari, va nella direzione giusta.




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