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Numero 476
del 22/05/2012
Lo sciacallaggio politico della sinistra PDF Stampa E-mail
! di Francesco Natale
natale@ragionpolitica.it
  
giovedì 10 novembre 2011

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Partiamo da un dato: il prodotto interno lordo della Grecia equivale a metà di quello della provincia di Vicenza. Quindi il Pil di una nazione dell'eurozona non arriva nemmeno a metà di quello di una provincia del nostro Lombardo-Veneto. Questo dato di per sé qualifica come visionari e surreali, a voler esser generosi e tralasciando il turpiloquio da caserma, tutti i paragoni tra Roma e Atene che gli esponenti della sinistra hanno propalato in questi mesi con occhioni lacrimevoli e urla sofferte, Enrico Letta in primis.

Il paragone, pertanto, non si pone. Eppure non ha mancato di suscitare potenti suggestioni, di intimorire tanti italiani che, non avendo un master in economia bontà loro, non hanno la minima idea di come destreggiarsi tra i meandri dell'oscuro codice tecnocratico fatto di bond, spread, sub-prime, avanzi primari, BTP-futures e Gran Bazù dell'Impero di Katonza, per parafrasare il compianto Jacovitti. Sprovvista come è da anni di qualsivoglia contenuto politico credibile e, aggiungiamo noi, gustoso, ovvero in grado di aggregare, affascinare e convincere il potenziale elettore la sinistra nostrana, che è tutto fuorché moderna ma al limite post-marxista, ha compiuto un atto equiparabile alla blasfemia se rapportato al contesto religioso: con un triplo salto carpiato deifica oggi il mercato ponendo la politica in ruolo ancillare rispetto a quest'ultimo per un calcolo opportunistico puro e semplice.

Quella stessa sinistra che dalla sua genesi fino al tracollo di Lehman Brothers è sempre stata pesantemente e pregiudizialmente critica nei confronti della finanza internazionale e del sistema bancario europeo oggi, con assoluta nonchalance, molla il Capitale in soffitta e considera vangelo il Financial Times o, più modestamente, Il Sole 24Ore, equiparando le fluttuazioni dello spread all'oroscopo del giorno. In assenza di un'agenda politica propria, la sinistra trova utile pertanto farsela dettare punto per punto da quegli organi di stampa che sono espressione netta ed incontrovertibile dei predatori che mirano ad un solo obiettivo, ovvero speculare indisturbati a nostre spese facendo strame del nostro Paese: bye bye politics, welcome tecnocracy, per semplificare.

Questa nuova attitudine teo-economica è riscontrabile con cristallina evidenza nel postulato in base al quale l'uscita di scena di Silvio Berlusconi avrebbe ridimensionato in positivo l'andamento dei mercati e il divario tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi. Questo nesso di causalità è stato venduto da tutti, Letta, Bersani, Bindi, Fassina, Fassino, Orlando come fosse oro colato. Non importa qui evidenziare come tale postulato sia risultato assolutamente campato per aria, quanto più analizzare criticamente cosa implichi detto postulato e quale logica si celi dietro ad esso. Se la sinistra ritiene che l'insieme dei nostri rapporti macroeconomici sia pesantemente influenzato dalla prosecuzione o meno di una esperienza di governo per il semplice fatto che quest'ultimo è presieduto da un soggetto piuttosto che da un altro, questo implica in automatico che gli italiani non sono in grado di esprimere liberamente un esecutivo di loro gradimento, poiché tale libera espressione sarebbe comunque subordinata al gradimento, ben più incidente e determinante, di organismi istituzionali e di lobby occulte che stanno ben al di fuori dei patri confini: un regime di democrazia permanentemente commissariata che assume il nome di eterodirezione.

Un concetto di «democrazia»  che è una diminutio dei nostri diritti politici non tollerabile né giustificabile. E, attenzione, adottare un tale approccio subiettivo nei confronti delle elite finanziarie internazionali in un momento particolarmente critico che imporrebbe anzi una vera e propria resistenza nazionale, in virtù di quella elementare responsabilità politica di cui tutti parlano ma che nessuno a quelle latitudini pratica, pone sulle spalle (quanto solide lo vedremo...) della sinistra italiana un fardello infamante e gravemente vulnerante del nostro tessuto socio-ecomico. Un fardello destinato un domani non lontano a trasformarsi in eredità, dalla quale nessun vantaggio potremo mai trarre ma solo un'altra, colossale fraccata di tasse e balzelli...senza più avere nulla con cui onorarli dopo essere stati debitamente spolpati da un'Europa che pretende oggi di accollarci, grazie al ticket «Merkozy», lo sfacelo delle sue banche «più prestigiose», gonfie allo spasmo di sub-prime statunitensi e, peggio ancora, di titoli di Stato greci, e domani chissà... A fronte di questo poco allegro e forse imminente scenario, ci si chiede chi, come e perché risulti maggiormente funzionale a questo piano, già perfezionato e in corso d'opera, di dismissione dell'Italia e chi, al contrario, sia in grado di arginare prima e sterilizzare definitivamente poi le pericolose euroambizioni caratterizzate da outrance e Uberstolz...




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Commenti (2)
1. 14-11-2011 20:34
Eccellente e totalmente condivisibile, a parte il titolo. Lo sciacallo approfitta delle condizioni avverse e degli eventi che hanno portato alla morte l'avversario, per poi cibarsene. Non interviene pesantemente, giorno dopo giorno, con precisa e instancabile tattica, per provocare quella morte. La sinistra italiana è peggio di uno sciacallo, è un consesso di marionette al servizio di quei potentati economici che hanno deciso, con precisa scelta strategica, di costruire le condizioni in cui siamo ora, ovvero portarci alll'eterodirezione europea delle nostre personali, nazionali, scelte politiche. E' un compito da traditori e da serpenti, non da sciacalli. 
Saluti woody.
Scritto da woody
2. 14-11-2011 20:32
Storia maestra di vita
E' assodato e la Storia, purtroppo lo insegna, che quando in Italia dei comunisti - ex, post, o doc che siano - e/o dei cattocomunisti danno ragione o si è in accordo con loro, anche obtorto collo, significa al 99% che si sbaglia. Gli italiani ed i partiti di centrodestra, in questo momento travagliato, sono avvertiti ed è bene che stiano accorti e dopo non servirà a nulla pentirsi o cercare di fare macchina indietro, perché ci troveremo in mano ai poteri finanziari internazionali che ci spolperanno senza fine.
Scritto da Carlo Cerofolini

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