Madrid si è svegliata con un nuovo presidente. E' la peggiore sconfitta della storia del Psoe (Partido Socialista Obrero Español). La più eclatante vittoria del Pp (Partido popular) dalla fine del franchismo. Oggi Mariano Rajoy è stato investito dagli spagnoli della più alta carica politica del paese, potendo contare della maggioranza assoluta all’interno delle aule parlamentari per governare per i prossimi anni.
Sarà infatti il notaio e conservatore, delfino dell’ex premier Aznar, a guidare la Spagna per i prossimi anni, un Paese fortemente colpito economicamente e socialmente dalla crisi finanziaria. Un obiettivo imponente, se si considera il baratro in cui rischiava di precipitare la Spagna. Il lascito di Zapatero non è certo quello di un ridente e fervente: Madrid è stata la prima capitale europea mediterranea a soffrire sulla propria pelle la crisi economica. Gli esperti di economia e finanza, inoltre, temono che il 2012 sarà l’anno della recessione, il più duro da quando la crisi ha iniziato a far sentire i propri effetti.
La settennale amministrazione Zapatero cede il testimone al leader del Pp (Partido popular), Mariano Rajoy.
Classe 1955, nato a Santiago de Compostela, Rajoy si è dedicato alla vita politica sin dai tempi universitari per poi diventare il delfino dell’ex presidente spagnolo José María Aznar.
Il Pp ha di fatto ottenuto la certezza di poter governare per i prossi anni, con una maggioranza (assoluta) parlamentare. Se alcuni hanno cercato di minimizzare la vittoria del Pp, il neo presidente spagnolo lascia parlare i numeri. Il Pp ha ottenuto il 44,62% e 186 seggi nel Congresso dei Deputati, il suo migliore risultato di sempre; il Psoe solo il 28,73% e 110 seggi, una sconfitta eclatante che dovrà far riflettere a lungo la dirigenza del Partito di Zapatero. Un risultato che oltre a bocciare la gestione dei riflessi della crisi economica internazionale sul paese iberico segna anche l’ascesa di Izquierda unida, che passa da 2 a 11 seggi, i nazionalisti catalani di Ciu, da 10 a 16 e i centirsti di Upyd, da 1 a 5.
Ma la novità che forse ha più stupito gli spagnoli è stata l’ingresso in parlamento della prima forza politica dei paesi Baschi e la quinta parlamentare spagnola: la sinistra radicale indipendentista basca di Amaiur con 7 seggi.
Si dice che a votare sia andata la crisi. Chi l’ha patita sulla propria pelle. «Non faremo miracoli, non li abbiamo mai promessi. Sarà difficile ma usciremo dalla crisi, la Spagna è un grande Paese. Governeremo per tutti, i nostri nemici saranno solo la disoccupazione e la crisi economica. La voce della Spagna deve essere di nuovo rispettata a Bruxelles e Francoforte, smetteremo di essere parte del problema e diventeremo parte della soluzione». Così il neo eletto presidente si è rivolto agli spagnoli, in primis proprio coloro che hanno più vissuto le difficoltà della crisi. Realismo e impegno. Questo il must dell’amministrazione Rajoy.
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