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Numero 476
del 22/05/2012
La crisi dei bond entra a Parigi PDF Stampa E-mail
! di Giuseppe Timpone
timpone@ragionpolitica.it
  
martedì 22 novembre 2011

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Siamo a pochi giorni dal varo del nuovo governo in Italia che segue la formazione di un esecutivo tecnico anche in Grecia e ha anticipato di pochissimi giorni pure un cambiamento politico atteso in Spagna, con il ritorno del centrodestra dei popolari al governo. Malgrado ben tre governi europei siano stati spazzati via dalla crisi in una settimana circa, l'andamento delle borse e del mercato dei bond non sembra ne abbia risentito in alcun modo, nè positivamente, nè in negativo. Semplicemente, è come se in queste settimane i mercati avessero un percorso parallelo a quello di istituzioni politiche nazionali e centrali europee.

Lo spread decennale tra i nostri BTp e i Bund tedeschi viaggia non lontano e stabilmente dai 500 punti base, mentre cresce il differenziale tra i Bonos e i titoli tedeschi, ormai da giorni compreso tra i 450 e i 500 punti, confermando una tendenza a una divaricazione del differenziale iberico, nonostante le elezioni politiche di domenica scorsa. Di più: se fino a qualche settimana fa, la crisi dei titoli di stato riguardava solo i cosiddetti Pigs (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna), adesso essa sta contagiando velocemente anche stati considerati più virtuosi, Francia in testa. Fino agli inizi di ottobre, i titoli transalpini mostravano un differenziale di rendimento dai decennali tedeschi, intorno ai 60 punti base. Nel giro di poche settimane, seduta dopo seduta, i rendimenti hanno subito una divaricazione dai Bund, fino a sfondare i 200 punti della scorsa settimana e per attestarsi da un paio di sedute intorno ai 165-170 punti base.

La tripla A della Francia è a rischio, anzi, è dato per certo un declassamento del rating di Parigi, anche se non se ne conoscono i tempi. Ma proprio nelle ultime ore, l'agenzia Moody's ha avvertito che lo spread tra i titoli francesi e quelli tedeschi non giustifica il mantenimento della massima valutazione su di essi. Un modo come un altro, per avvisare Monsieur Sarkozy che a breve, forse anche questione di giorni, vi sarà un «downgrade». E, in effetti, la Francia non sta messa molto bene sul fronte dei conti pubblici. Il governo basa ancora le sue stime su tassi di crescita che sono ormai sconfessati da tutti gli istituti economici nazionali e non. Quest'anno, ad esempio, gli analisti prevedono che il deficit possa attestarsi al 4,6% del pil e che solo nel 2016 potrebbe essere raggiunto il pareggio di bilancio, cioè tre anni dopo l'impegno dell'Italia con Bruxelles. Inoltre, per il 2012, Parigi continua a stimare un tasso di crescita nettamente superiore a uno stagnante 0,7% circa degli istituti europei e questo non depone in favore della credibilità sui suoi conti pubblici.

La manovra da 65 miliardi già varata da Sarkozy grava soprattutto sul biennio 2013-2014, anche perchè l'Eliseo teme che un risanamento pronunciato sul prossimo esercizio possa deprimere la crescita, cosa che non può permettersi a maggior ragione in un anno elettorale. Ora, se la crisi sta riguardando un pò tutti i mercati dell'Eurozona, perseverando imperterrita anche sul nostro Paese, nonostante il cambio di governo, ciò dimostra in modo inequivocabile quanto l'ex premier Silvio Berlusconi andava affermando da mesi, cioè, che la mancanza di credibilità riguardava l'Eurozona nel suo complesso e che l'Italia è stata attaccata tra le prime, per via delle sue dimensioni economiche rilevanti e per il peso notevole del suo debito accumulato nei decenni precedenti. Non si spiegherebbe altrimenti come l'attacco speculativo possa colpire uno stato dalle istituzioni forti, come la Francia. Il problema non è rappresentato dai singoli governi, bensì dalla mancanza di una governance efficiente e credibile dell'Eurozona, che dispone di una moneta comune, ma non di una testa unica. Anche lo studio oggi pubblicato dal colosso bancario elvetico Credit Suisse conferma questa analisi, che è già predominante tra gli analisti. Secondo le previsioni della banca svizzera, nel giro di un paio di mesi, l'intera impalcatura dell'euro potrebbe essere travolta, per effetto di un contagio che alla fine colpirebbe persino la virtuosa Germania, sebbene in modo molto meno violento. Credit Suisse sostiene che i tassi decennali dei BTp e dei Bonos siano destinati a salire fino al 9% e mantenersi su quei livelli per un certo periodo.

Al contempo, i rendimenti francesi dovrebbero attestarsi ad almeno il 5%. Il rapporto prosegue, chiarendo esplicitamente che «i singoli governi nulla possono contro la crisi di fiducia dei mercati, così come nulla può nemmeno la Bce con i suoi acquisti dei bond governativi». Solo con una proposta del tutto rivoluzionaria, sostiene lo studio, sarà possibile invertire la tendenza e riportare la fiducia degli investitori nell'Eurozona, riferendosi in modo chiaro allo strumento degli Eurobond, in discussione alla Commissione di Bruxelles. Proprio due giorni fa, il presidente della Commissione, Josè Manuel Barroso, è intervenuto su questo tema delicatissimo, rompendo gli indugi delle istituzioni centrali e sostenendo che la crisi è «europea» e potrà essere risolta solo con il recupero della credibilità, tramite l'adozione degli Eurobond. Sono tre le varianti previste da Barroso, che dovrebbe sottoporle all'attenzione del prossimo Eurogruppo, nonostante la Germania abbia ribadito anche in questi giorni il suo no a tutti i livelli possibili. Si va dalla previsione di una sostituzione integrale delle emissioni nazionali con emissioni centrali, cioè l'ipotesi «pura» degli Eurobond alla possibilità di una loro sostituzione parziale ed all'idea di bond europei con garanzie pro-quota, ossia rilasciate dagli Stati nazionali, sulla base del loro peso specifico. La Francia, che pure era stata tiepida, quando un anno fa la stessa proposta era provenuta dal presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker e dall'ex ministro dell'economia, Giulio Tremonti, adesso sembra non solo accarezzarla, ma addirittura sposarla e proporla, nel tentativo disperato di allontanare l'ombra del contagio da Parigi.

Lo stesso Sarkozy si sta facendo interprete di quanti vorrebbero nell'Eurozona che la Bce diventasse un prestatore di ultima istanza, ossia che avesse la possibilità di acquistare bond direttamente all'asta. Secondo i fautori di questa misura, in questo modo i mercati saprebbero sin dall'inizio che i rendimenti non potrebbero subire aumenti oltre un certo tasso, cosa che li farebbe desistere dall'attaccare in modo speculativo i titoli di Stato dell'Eurozona. Anche questa proposta, così come quella degli Eurobond, dovrebbe passare per una modifica dei Trattati, ma questa eventualità non sarebbe più un tabù a Bruxelles. Bisogna, tuttavia, superare le ostilità dei tedeschi e ciò non sarà affatto facile, perchè implicherebbe modificare del tutto il senso e la logica su cui si è basata la costruzione della moneta unica in tutti questi anni. La sensazione è che siamo a una svolta, che coinciderà con l'aggravarsi della crisi in Francia e potrebbe essere accompagnata da un crescendo di tensioni tra la Germania e il resto degli Stati dell'area Euro.




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