freccia_long
Numero 476
del 22/05/2012
Rinasce l’Unione Sovietica? PDF Stampa E-mail
! di Andrea Forti
forti@ragionpolitica.it
  
venerdì 25 novembre 2011

 

unione_euroasiatica1.jpg

La scorsa settimana, il 18 novembre del 2011, è stato siglato al Cremlino un accordo che secondo alcuni commentatori italiani ed europei dovrebbe costituire niente meno che il primo passo per la ricostruzione dell’Unione Sovietica. Parliamo della firma da parte di Russia, Bielorussia e Kazakhstan del pacchetto di documenti che sancisce la nascita dell’Unione Eurasiatica, un organismo sovranazionale che oltre ai tre succitati Stati fondatori sembra avere già suscitato l’interesse di Kirgizstan e Tajikistan, mentre l’Ucraina sembrerebbe più propensa ad acquisire uno status di partner favorito più che di membro a tutti gli effetti di tale Unione.

L’Unione Eurasiatica, che nelle intenzioni si strutturerebbe come spazio economico unificato analogo all’Unione Europea, tuttavia rimane ben lontana dal rappresentare una riedizione della scomparsa Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Rispetto alla vecchia Unione Sovietica mancano ovviamente un fondamento ideologico e una struttura statale altamente centralizzata e autoritaria, la nuova Unione è infatti principalmente uno spazio economico e non una federazione fra i tre Stati, ma a differire è soprattutto la realtà geopolitica di tale Unione, che non include Stati chiave per peso demografico, economico e geopolitico, come l’Ucraina, l’Uzbekistan o l’Azerbaijan, senza i quali una restaurazione dello spazio post-sovietico è altamente implausibile. In più, gli altri due Stati fondatori oltre alla Federazione Russa, la Bielorussia e il Kazakhstan, pur essendo tra le più filo-russe (o sarebbe meglio dire meno anti-russe) delle repubbliche post-sovietiche hanno oramai raggiunto un livello di indipendenza che difficilmente ne consentirebbe una riannessione ad un nuovo «impero eurasiatico» avente Mosca e la Russia come centro.

Il Kazakhstan in particolare, in questi vent’anni di indipendenza, ha costruito una solida rete di rapporti politici, commerciali ed energetici con l’Europa e la Cina che difficilmente verrebbe sacrificata sull’altare di una «rifondazione» sovietica. La stessa Bielorussia nonostante Lukashenko, sicuramente il più «sovietico» fra i leader post-sovietici nello stile e nella visione del mondo, si sia spesso presentato come paladino di una riunificazione russo-bielorussa, con tanto di progetto di una fantomatica «Unione degli Stati», nei fatti ha sempre posto ostacoli, soprattutto economici, alla realizzazione di tale riunificazione, dimostrando l’irreversibilità dell’indipendenza della Russia Bianca. In ogni caso le dimensioni relativamente «ridotte» dell’Unione Eurasiatica (tre repubbliche su quindici dell’ex-URSS) se rendono assai poco probabile la restaurazione dell’intero spazio geopolitico sovietico assicurano una maggiore probabilità di successo a questo tentativo di parziale re-integrazione di quello spazio, specie se lo confrontiamo con il sostanziale fallimento della Comunità di Stati Indipendenti e con l’assai poco dinamica performance dell’EurAsec e della Csto (comunità rispettivamente economica e difensiva raggruppante Russia, Bielorussia, Armenia, Kazakhstan, Kirghizstan, Tajikistan e dal 2006 al 2010 l’Uzbekistan).

La particolare enfasi data in Russia, e in Occidente, alla notizia della formazione dell’Unione Eurasiatica, di per se una naturale e ovvia prosecuzione dei ventennali sforzi per creare almeno un mercato unico fra i paesi ex-sovietici, è da inserire nel particolare contesto delle elezioni politiche che si svolgeranno in Russia il prossimo dicembre e con le presidenziali del marzo 2012. Le previsioni, pur continuando a dare per vincente Putin e il partito Russia Unita, segnalano anche una certa flessione di consensi per il campo «governativo», una tendenza questa che accomuna la Russia, anch’essa colpita dalla crisi, ai paesi europei, che hanno visto le proprie leadership travolte da elezioni (come la Spagna o il Portogallo) o da oscure manovre tecnocratico-finanziarie che poco hanno a che vedere con la democrazia (Italia e Grecia).

In Russia il calo di consenso per il partito governativo si accompagna ad una crescita di popolarità del Partito Comunista della Federazione Russa, una forza nella realtà più nazionalista che comunista e che rappresenta nella Russia di oggi la vera forza di opposizione a Putin, una cosa questa che molti professionisti dell’ «antiputinismo» italiano e occidentale tendono a scordare. La stessa notizia dello schieramento di missili di teatro alle frontiere europee della Russia, come risposta al progetto di scudo antimissile riavviato da Obama, è anche da inscrivere in una strategia governativa di erosione di voti (nazional-)comunisti, particolarmente sensibili a dimostrazioni di forza, anche simboliche, e retorica nazional-patriottica.

 





Condividi questo articolo
Segnala su OK NotizieDigg!Twitter!Google!Live!Facebook!Yahoo!



Scrivi Commento
  • Si prega di inserire commenti riguardanti l'articolo.
  • Commenti ritenuti offensivi verranno eliminati.
  • E' severamente vietato qualsiasi tipo di spam.
  • Assicurarsi di aggiornare(refresh) la pagina per visualizzare un nuovo codice di controllo, nel caso venga inserito un codice errato
  • Caratteri disponibili : 1000.
  • Per poter inviare il commento è necessario inserire un codice di sicurezza, indicato alla fine del modulo di invio, per prevenire problemi di SPAM
Nome o nickname
Titolo:
Commento:

caratteri disponibili
Inserisci il codice di sicurezza:* Code


 
< Prec.   Pros. >


fb_ok.jpg
newsletter-new2.jpg

 

sottoscrivi RSS

Ragionpolitica, testata giornalistica Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis s.a.s. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena
Scrivi alla redazione © 2003-2012 Ragionpolitica Riproduzione riservata