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Numero 476
del 22/05/2012
Monti vara la manovra. Alfano la spunta sull'Irpef PDF Stampa E-mail
! di Giuseppe Timpone
timpone@ragionpolitica.it
  
lunedì 05 dicembre 2011

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Il premier Mario Monti ha presentato al Consiglio dei Ministri la manovra correttiva dei conti pubblici, che ammonta a 30 miliardi di euro, tra tagli alle spese per 12 miliardi e aumenti delle imposte e tasse per 18 miliardi. Rispetto alle indicazioni della vigilia, che volevano misure complessive per 24-25 miliardi, quella varata domenica dal Cdm è stata una manovra più robusta. Il primissimo colpo di scena, contrariamente alle indiscrezioni trapelate fino al tardo pomeriggio di domenica sera, è stato l'assenza di un aumento delle ultime due aliquote Irpef.

L'idea originaria di Monti era di aumentare le aliquote del 41% e del 43% di due punti percentuali ciascuna. Ma il segretario del Pdl, Angelino Alfano, aveva avvertito il governo che non sarebbe stato digeribile un inasprimento della tassazione Irpef, che avrebbe colpito i redditi di famiglie e imprese. Prendendo atto che il maggiore partito in Parlamento avrebbe valutato negativamente l'aumento delle aliquote, Monti ha fatto un passo indietro, almeno su questo punto.

Il capitolo più delicato dell'intera manovra resta, tuttavia, quello sulle pensioni. E' stato stabilito che, a partire dal prossimo 1 gennaio, gli uomini andranno in pensione a 66 anni e le donne a 62 anni. Sei mesi in più saranno necessari per i lavoratori autonomi. Rispetto alla precedente legge sono state abolite le finestre mobili di 12-18 mesi; pertanto, nel caso degli uomini l'aumento effettivo è nullo, mentre resta lo scalone per le donne. Per queste ultime l'equiparazione dell'età pensionabile con gli uomini arriverà nel 2018. Nel 2014 l'età minima salirà a 64 anni, mentre nel 2016 a 65 anni, per giungere due anni dopo a 66 anni, finestre assorbite. E, sempre a partire dal prossimo mese, sarà applicato a tutti i nuovi pensionati il metodo di calcolo contributivo pro-rata, che prevede così l'equiparazione di tutti i nuovi trattamenti pensionistici. In sostanza, chi sulla base della legge Dini godeva ancora della possibilità di andare in quiescenza con il calcolo retributivo (almeno 18 anni di contributi maturati fino alla fine del 1995), adesso conserverà tale beneficio solo per gli anni di lavoro fino al 31 dicembre 1995, mentre per quelli successivi sarà applicato il metodo contributivo.

Per quanto riguarda le pensioni di anzianità il sistema è rivoluzionato. Vengono eliminate le quote, che consentono fino alla fine di questo mese ai lavoratori di andare in pensione in anticipo sull'età di vecchiaia, sulla base della somma tra un minimo di contribuzione e di età anagrafica. Fino al 31 dicembre, ad esempio, resta possibile ancora andare in pensione con almeno 61 anni di età + 35 anni di contributi o con 60 anni di età + 36 anni di contributi (quota 96). Invece, a partire dal prossimo mese, per effetto della manovra, si potrà andare in anticipo sull'età anagrafica prevista solo godendo di almeno 41 anni e un mese di contributi nel caso delle lavoratrici dipendenti o di 42 anni e un mese nel caso dei lavoratori maschi e dipendenti. Per gli autonomi tali requisiti sono inaspriti di sei mesi. In ogni caso, se la pensione di anzianità (si chiamerà «pensione anticipata») sarà goduta prima di avere compiuto almeno 63 anni di età, si subirà una penalizzazione del 3% per ogni anno di differenza da tale soglia minima, calcolata sulla quota retributiva dell'importo mensile.

E' stata poi costituita una fascia di flessibilità, che dovrebbe consentire alle donne e agli uomini di andare in pensione prima dell'età prevista per la vecchiaia, ma con un apparato di incentivi e disincentivi sul trattamento mensile della pensione pari al 2% all'anno. Per le donne la fascia di riferimento sarebbe tra i 62 e i 70 anni, mentre per gli uomini 66-70 anni. Quanto alle rivalutazioni, per gli anni 2012 e 2013 è previsto il blocco solo per gli assegni superiori a 935 euro al mese, vale a dire il doppio del trattamento minimo. Al di sotto di tale soglia le pensioni saranno rivalutate al 100%.

Almeno 5-6 miliardi all'anno, invece, saranno recuperati dalla maggiore tassazione sugli immobili. Infatti, viene reintrodotta l'Ici sulla prima casa, che nel 2008 era stata abrogata dal governo Berlusconi, con un coefficiente dello 0,4% sul valore catastale dell'immobile, rivalutato del 60% e prevedendo anche una detrazione di 200 euro. Per le seconde case, invece, l'aliquota risulta quasi raddoppiata, attestandosi allo 0,75-0,76%. Gli introiti dalla prima casa sarebbero di 3,5 miliardi, il resto verrebbe dall'inasprimento fiscale sulle seconde abitazioni. Sull'Irpef, abbiamo già detto che non è previsto un aumento delle aliquote, ma è concesso alle regioni la facoltà di aumentare l'addizionale dal massimo dello 0,9% all'1,23%.

Capitolo Iva. Qui, il discorso è un pò più complesso. La manovra prevede la possibilità di aumentare le due aliquote più alte del 21% e del 10% di almeno due punti, portandole rispettivamente al 23% e 12%. Questo aumento potrebbe scattare dal prossimo 1 settembre, ma se non avverrà l'esercizio della delega fiscale, che prevede tagli lineari alla giungla delle detrazioni fiscali, che ogni anno sottrae risorse allo stato, calcolate in non meno di 165 miliardi di euro. Saranno anche introdotte tasse e maggiorazioni per alcune categorie di beni. Le auto con cilindrata superiore a 170 CV dovrebbero pagare un super-bollo, mentre le barche oltre i dieci metri pagherebbero una tassa calcolata sul numero dei posti. Tassazione anche sugli aerei privati. Inoltre, i capitali «scudati» con il precedente condono sul denaro rimpatriato dall'estero saranno sottoposti ad un'aliquota aggiuntiva dell'1,5% del loro importo. Sul fronte dei tagli alla spesa pubblica è da sottolineare in positivo lo snellimento delle province, con un massimo di 10 consiglieri e senza giunte. Inoltre verranno accorpati i vari enti previdenziali, che sarebbero assorbiti dall'Inps, Indpap inclusa. Anche i consiglieri delle authority dovrebbero passare dagli attuali 50 a 28.

Sarebbe, invece, reintrodotto l'Ice e creata un'altra authority per i trasporti pubblici locali. Infine, non sarebbero più consentiti i doppi stipendi di ministri e sottosegretari. Stretta sul contante, con l'obbligo di fare transitare pagamenti sopra i 1000 euro su conti corrente o tramite assegni, in modo da essere tracciabili.

Riguardo al capitolo dedicato allo sviluppo, si prevede l'attivazione di un fondo di garanzia da 20 miliardi in favore delle Pmi, mentre si incentiverebbe la patrimonializzazione delle imprese fino a 3 miliardi nel 2014, con un meccanismo denominato Ace. Detrazione totale del costo dei neoassunti dall'Irap delle imprese per favorire, in particolare, l'occupazione di giovani e donne. Adesso dovrà essere il Parlamento a modificare, se lo ritiene, la manovra, entro tempi strettissimi, dato che dovrebbe essere esitata prima di Natale.

Il fronte sindacale sulle pensioni e gli attacchi alla riforma da parte della Cgil di Susanna Camusso hanno creato tensioni nel Pd, già nei giorni scorsi alle prese con il caso Fassina. Il partito di Bersani è stato sconfitto nella sua linea di richiesta di una imposta patrimoniale, che avrebbe tassato i risparmi di tutti gli italiani, dimenticando il segretario del Pd che i «proletari» italiani sono, anzitutto, proprietari. Democratici sconfitti anche nella loro volontà di rendere tracciabili i pagamenti sopra i 100 euro, che oltre a creare uno sconquasso del nostro sistema di pagamenti, avrebbe determinato un clima da «Grande Fratello» su ogni transazione tra privati e offerto un immenso regalo alle banche, le quali avrebbero controllato tutti gli scambi di moneta tra gli italiani.

L'attenuarsi della linea forcaiola contro il contribuente e il mancato inasprimento delle imposte sul lavoro e sulle imprese lo si deve alla compattezza con cui il Pdl si è stretto intorno al suo segretario, oltre che al suo presidente Berlusconi. E non può finire qui. Ora il Pdl ha i numeri e la forza di attutire determinate misure fiscali, che rischiano di penalizzare ancora una volta il ceto medio. Prima del suo insediamento a Palazzo Chigi Monti discorreva sullo spostamento delle imposte dal reddito ai consumi. La manovra realizza una maggiore imposizione sui consumi e sui risparmi delle famiglie. In più riguardo alla riapertura della questione dello scudo fiscale, non giova alla credibilità dello Stato mettere in discussione il patto fiscale con il contribuente, quale che sia il giudizio su tali operazioni.

In un Paese dove ancora lo Stato spende 800 miliardi di euro, il 50% del Pil, si devono tagliare determinate voci di spesa infruttuosa per creare le premesse per poter diminuire la pressione fiscale. Sappiamo che è un'operazione difficile in una fase come questa, ma solo il rilancio dei consumi interni, della produzione e dell'occupazione potrebbero determinare un sentiero di recupero della crescita italiana. Ma, per fare questo, è necessario un sistema fiscale più leggero e meno oppressivo sui lavoratori e imprenditori. E' la battaglia storica del Pdl, che oggi acquista ancora più vigore. 




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