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Numero 476
del 22/05/2012
Manovra: su Ici e pensioni il Pdl si farà valere PDF Stampa E-mail
! di Giuseppe Timpone
timpone@ragionpolitica.it
  
venerdì 09 dicembre 2011

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Non c'è dubbio che il Popolo della Libertà sarà leale con il governo Monti. Lo ha chiarito l'ex premier Silvio Berlusconi, uscendo lo scorso lunedì da Montecitorio, dove nel pomeriggio si era tenuto il dibattito sulla manovra finanziaria da 30 miliardi, varata il giorno prima dal governo e della quale Monti aveva riferito in Aula. Il Pdl avrà un atteggiamento responsabile, tanto che è stato lo stesso Berlusconi ad invitare Monti a porre la fiducia sulle misure, per il rischio che esse non passino.

Ma una cosa è la lealtà, un'altra l'accettazione dei provvedimenti del governo a scatola chiusa, ha ribadito l'ex premier in più occasioni, facendosi interprete delle preoccupazioni degli italiani su Ici e pensioni, la cui portata sarebbe socialmente difficile da digerire, specie in un periodo di crisi come questo.

Il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, ha utilizzato parole nette, dichiarando che sull'Ici si rischia un'operazione iniqua, che vede il pericolo di un impoverimento di molte famiglie a causa della esosa tassazione sugli immobili. Lo stesso Cicchitto, in Aula, parlando a nome del Pdl, lo scorso lunedì ha evidenziato come la misura sull'Ici non sarebbe stata mai assunta dal suo gruppo, che l'abrogò nel 2008 proprio sulle prime case.

E così il segretario del Pdl, Angelino Alfano, sta lavorando da giorni a varie ipotesi per attenuare la tassazione dell'Ici sulle prime case, rendendola più sostenibile. Si va dalla possibilità di aumentare la detrazione dei 200 euro, già prevista dalla manovra, all'attenuazione dell'aliquota, alla possibilità di escluderla per soggetti con redditi al di sotto di un certo livello, alla possibile introduzione di una sorta di quoziente familiare, che privilegi i nuclei più numerosi. E dal Congresso del Ppe a Marsiglia, dove Alfano e Berlusconi hanno partecipato in qualità di rappresentanti del Pdl, ossia del gruppo politico più numeroso della famiglia dei Popolari europei, insieme ai Cristiano-Democratici tedeschi e ai Popolari spagnoli, il segretario ha indicato il percorso che il suo partito intende seguire nella difficile trattativa sulle modifiche alla manovra. Niente incontri tra leader, ma bisognerebbe seguire lo stesso metodo che Monti ha utilizzato nel varare le misure, cioè l'ascolto separato della ragioni di tutti i partiti che sostengono il governo.

E il pacchetto delle modifiche da apportare riguarderà anche il capitolo pensioni. Grazie alle pressioni proprio del Pdl e del suo segretario, il Governo avrebbe preso in considerazione l'innalzamento a 1.400 euro al mese dell'indicizzazione delle pensioni per il 2012 e il 2013, ossia fino a tre volte la minima e non due, come previsto nel varo di domenica scorsa. 

La manovra di Monti ha suscitato critiche da parte del Pdl per un aspetto in particolare: l'aumento della pressione fiscale. In un vertice del Pdl, dopo il varo delle misure da parte del Consiglio dei ministri, Berlusconi ha affermato che gravare per 9 miliardi sulle case, ossia un terzo della manovra, sarebbe una botta troppo pesante e ha chiesto che con responsabilità i parlamentari del Pdl facciano valere il loro peso in Commissione.

Le parole dell'ex premier fanno il paio con le analisi della Banca d'Italia del governatore Ignazio Visco, che giovadì ha affermato che la manovra rischia di avere un impatto recessivo sull'economia. Ciò sarebbe dovuto all'inasprimento della pressione fiscale, che aumenterebbe fino al 45% del pil. Su trenta miliardi, infatti, l'incremento delle imposte è di 18 miliardi e la stangata è molto dura su consumi e immobili. Si pensi che solo 4,8 miliardi all'anno verranno ricavati dall'aumento delle accise sui carburanti, i cui effetti sono a tutti noti già dallo scorso mercoledì, mentre altri 9 miliardi sono presi dal capitolo Ici prima e seconda casa.

Secondo Via Nazionale l'impatto potrebbe essere di un calo del pil di mezzo punto percentuale tra il 2012 e il 2013, anche se Visco non nega la possibilità che la maggiore solidità avvertita dei nostri conti pubblici possa portare a un ritorno della fiducia degli investitori e a un conseguente abbassamento dei costi di rifinanziamento del debito pubblico, ma anche per famiglie e imprese. Grazie al combinato tra le misure di Monti e quelle già adottate dal governo Berlusconi in estate l'indebitamento netto diminuirà del 3% il prossimo anno e del 4,5% nel 2013 e 2014, consentendo all'Italia di raggiungere il pareggio di bilancio tra due anni.

Resta, tuttavia, l'incognita dell'ampiezza della recessione prevista per il 2012, per ora stimata nel calo del pil di mezzo punto, ma che potrebbe essere maggiore nel caso in cui anche stati trainanti dell'Eurozona, Germania in testa, dovessero entrare in recessione.

Ci sono misure nella manovra che vanno nella direzione di alleggerire il carico fiscale sulle imprese che assumono giovani e donne sotto i 35 anni. E' previsto per loro un bonus di 10.600 euro da detrarre dall'Irap, che sale a 15.200 euro per le assunzioni al Sud. Un segnale importante di attenzione alle categorie più svantaggiate sul mercato del lavoro, anche se l'esiguità del fondo (meno di 160 milioni) e la situazione complessiva di crisi della produzione e di aggravio fiscale anche sui redditi non ci consentono di dedurne effetti d'impatto significativamente positivi.

Alcune categorie sono già in allarme, come i commercianti, specie i più piccoli, che potrebbero dovere applicare aliquote Iva più alte di 2 punti, per quelle attuali del 21% e del 10%. Ciò scatterebbe da settembre, ma solo se non sarà esercitata dal governo la delega fiscale, prevista sotto il governo Berlusconi. Gli esercenti temono che la ripercussione negativa sui prezzi possa aggravare la crisi dei consumi e portare al collasso il loro tessuto imprenditoriale.

Ma proprio sulle tasse il partito di Berlusconi ha ottenuto un importante successo «preventivo», perché, contrariamente a quanto annunciato da giorni, la manovra di Monti non contiene l'aumento delle aliquote Irpef più alte, in ciò accogliendo l'appello di una settimana fa che Alfano aveva fatto al premier per evitare di penalizzare il ceto medio. Resta il nodo dello sblocco dei massimali per l'addizionale regionale, che passano dallo 0,9% all'1,23%.

Ancora in forse l'applicazione dell'imposta per l'1,5% sui capitali già «scudati». Le ipotesi qui vanno dalla possibilità di estensione fino ai condoni del 2002-2003, a quella di abrogare tale sovrattassa, visto che si renderebbe difficilmente applicabile e avrebbe connotati poco legittimi e auspicabili.

Miracoli non sono né possibili, né credibili. Per questo, l'approccio del Pdl è all'insegna della responsabilità, ma senza perdere di vista i cardini su cui ha sempre basato la propria visione dell'economia. Per il resto, è bene ripeterlo: il governo Berlusconi non esiste più. Questa è la manovra del governo Monti, che il Pdl voterà solo per senso di responsabilità.

 

 

 




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Commenti (1)
1. 16-12-2011 23:48
Non siamo tutti dipendenti pubblici
MA IN CHE MONDO VIVONO? 
E DA IDIOTI OLTRE CHE DA DELINQUENTI DISCRIMINARE DAL MONDO DEL LAVORO CHI OLTREPASSA LA SOGLIA DEI 35 ANNI. MA VI RENDETE CONTO CHE SI ANDRA' IN PENSIONE A QUASI 70 ANNI E UN UOMO O UNA DONNA CHE PERDERANNO IL LAVORO SARANNO COSTRETTI AD ANDARE AD ELEMOSINARE MAGARI CON L'INTERA FAMIGLIA AL SEGUITO  
Scritto da Giovanni

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