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Numero 476
del 22/05/2012
Perché accanirsi sui proprietari di case? PDF Stampa E-mail
! di Antonio Maglietta
maglietta@ragionpolitica.it
  
mercoledì 14 dicembre 2011

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La manovra varata dal governo Monti è una vera e propria frustata ai cittadini italiani. Al netto delle varie considerazioni di ordine politico, è indubbio che il provvedimento sia molto sbilanciato sul fronte delle tasse e poco su quello dei tagli. Diciamo subito che sostenere questi provvedimenti con il voto parlamentare, anche se si tratta d’interventi spesso iniqui e sempre impopolari, è un atto di responsabilità. Detto questo, però, appare evidente che ci sono delle criticità in questo testo che dovranno essere corrette quanto prima possibile.

Il pezzo più pesante della manovra, e forse anche quello più contestato, è rappresentato dall’introduzione della nuova Imu sulla casa (11 miliardi di euro). Le disposizioni dell'articolo 13 della manovra sono finalizzate ad anticipare, in via sperimentale a decorrere dall'anno 2012 e fino al 2014, l'applicazione dell'imposta municipale propria (Imu) prevista dagli articoli 8 e 9 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, con alcune modifiche rispetto alla formulazione originaria del testo.

L'Imu, che sostituisce per la parte immobiliare l'imposta sul reddito delle persone fisiche e le relative addizionali dovute in relazione ai redditi fondiari attinenti ai beni non locati e l'imposta comunale sugli immobili (Ici), verrà applicata a regime dal 2015. Sono compresi tra gli immobili anche l'abitazione principale e le pertinenze della stessa. E qui casca l’asino, perché non stiamo parlando dell’ennesima casa di proprietà ma dell’abitazione principale e cioè quella che, nella maggior parte dei casi, molti hanno acquistato con i sacrifici di una vita (propri o della propria famiglia).

Quando il governo Berlusconi eliminò la tassa sulla prima casa, la ratio era molto semplice: non è concepibile far pagare altre tasse su un bene primario per ogni famiglia italiana su cui già gravano tantissime spese aggiuntive, oltre che immensi sacrifici, all’atto dell’acquisto «L'abitazione è luogo e supporto della vita familiare e di quella comunitaria; è oggetto culturale, usato per contrassegnare lo spazio, per esprimere sentimenti, per comunicare identità; può essere luogo o strumento di lavoro, merce, bene di consumo; inoltre espressione di status e risorsa da cui dipendono le condizioni di vita della famiglia» (Antonio Tosi, Enciclopedia delle Scienze Sociali, Treccani).

L’abitazione principale è il centro della nostra stessa vita ed è parte della nostra identità. Come si fa a tassare ulteriormente un bene su cui gravano già tante spese al momento dell’acquisto tra agenzie, notaio, mutuo e tasse che ne fanno lievitare enormemente il costo finale? La prima casa non è un oggetto che identifica uno status di ricchezza sopra la media ma un bene spesso frutto del risparmio.

INel corso del iter nelle commissioni parlamentari, le disposizioni sulla nuova Imu sono state modificate rispetto al testo originario.nizialmente era stata prevista solo una detrazione di 200 euro per tutti sulla prima casa (abitazione principale). Ora con le nuove modifiche per gli anni 2012 e 2013 la detrazione è maggiorata di 50 euro per ciascun figlio di età non superiore a ventisei anni, purché dimorante abitualmente e residente anagraficamente nell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale. L’importo complessivo della maggiorazione, al netto della detrazione di base, non può superare l’importo massimo di euro 400. I comuni, peraltro, possono disporre l’elevazione dell’importo della detrazione, fino a concorrenza dell’imposta dovuta, nel rispetto dell’equilibrio di bilancio.

E’ evidente che si tratta comunque di un miglioramento rispetto alla formulazione originaria, frutto del lavoro svolto dal Pdl durante la discussione del provvedimento nelle commissioni parlamentari a Montecitorio. La richiesta iniziale del Pdl era di alleviare il peso dell’introduzione di una tassa sulla prima casa con la previsione di detrazioni per i nuclei familiari numerosi e per le giovani coppie che accendono il primo mutuo. La prima richiesta è stata accolta mentre la seconda no e già questo è un punto a sfavore del governo Monti perché non tutelare i giovani che decidono di formare una famiglia è l’ennesimo atto che danneggia chi in questo Paese ha meno di 35 anni.

Altra nota negativa è la detrazione a tempo, limitata ai soli anni 2012 e 2013. Sarebbe stato opportuno, invece, rendere strutturale la detrazione per dare più certezze a chi ha una famiglia numerosa. Tutti sappiamo che stiamo attraversando un momento difficile e che i sacrifici da affrontare saranno tanti ma è pur vero che introdurre elementi di equità li avrebbe resi quantomeno leggermente più digeribili. Questi elementi di equità avrebbero dovuto tenere conto del reddito del nucleo familiare, del numero dei componenti e dell’età (giovane) di quelle coppie che accendono il primo mutuo. Non aver preso in considerazione questi parametri significa rifiutare di introdurre nella manovra, nella parte concernente la tassazione sulla casa, elementi a favore delle categorie più deboli. E’ vero che siamo in una situazione particolare ma è proprio in questi momenti delicati che bisogna tutelare (a saldi invariati) chi è più in difficoltà e chi ha meno possibilità di difendersi dalla tempesta scatenata dalla crisi economica.




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Commenti (1)
1. 17-12-2011 13:05
La manovra Salva Italia che io avrei var
A) Se i 200 miliardi di debito in scadenza da qui a marzo fossero emessi come cambiali della dimensione di un assegno esigibile in banca alla scadenza con relativi interessi (1-2% annuo) ma di fatto moneta di scambio in ogni transazione giornaliera, se a tutti gli stipendi fissi si attribuisse il 10% dello stesso in tali "assegni" da importi variabili da 5-10-20-50-100 € e lo Stato pagasse immediatamente i suoi debiti alle aziende con tali derivati impedendo a chiunque di rigettarne in suolo italiano l'acquisizione unitamente ai tagli e riforme che io propongo su http://www.petizionionline.it/petizione/le-riforme-urgenti-che-vorrei-applicare-in-italia/5474 potremmo immediatamente riconvertire il nostro debito estero legato ai BOT e CCT con un debito intra nazionale, evitando speculazioni sull'Italia.  
 
 
 
B) Per evitare secessioni si potrebbe imporre che il 60% delle tasse di una Regione ritornino alla stessa la quale ne ripartisca il 60% alle province le quali ne ripartiscano il 60% ai Comuni in questo modo il 40% delle singole quote potranno andare allo Stato per difesa, Scuola-Università, Ricerca, Protezione Civile, Ordine Pubblico, Solidarietà verso Regioni meno abbienti, mentre le quote del 40% di pertinenza delle Regioni potrebbero servire per modulare meglio gli interventi sulle Province favorendo quelle meno ricche, altrettanto dicasi per il 40% di pertinenza delle province che dovrebbero servire a modulare meglio gli interventi sui Comuni meno ricchi. Tutto questo comunque sarebbe meglio vedesse l'abolizione delle Province o meglio la riformulazione di province e comuni di cui alla mia petizione al punto 1 http://www.petizionionline.it/petizione/le-riforme-urgenti-che-vorrei-applicare-in-italia/5474 
 
l'eliminazione del contante permetterebbe di fare emergere il lavoro nero e l'evasione fiscale. Prendere atto dalla stampa che le discoteche del Riminese la sera del 31/10/2011 visitate dalla GdF sono tutte risultate aver emesso meno scontrini rispetto alle presenze in esse con un caso eclatante di evasione presunta di 8.000 € su 9.000 € di fatturato non può consentirci di chiudere gli occhi e continuare a permettere tali tassi d'evasione fiscale. Io ritengo che se si fossero adottate le misure da me supposte alle petizioni che ho lanciato sui siti http://www.petizionionline.it/petizione/le-riforme-urgenti-che-vorrei-applicare-in-italia/5474 e su http://www.petizionionline.it/petizione/salviamo-litalia-terapia-urgente/5578 oggi i mercati ci avrebbero premiato riducendo lo spread drasticamente. Una lotta all'evasione fiscale seria ed a tutto campo, accompagnata ad un taglio dei costi della politica, assieme ad un rilancio dell'economia legata all'edilizia, da sempre motore dell'Italia ci avrebbe permesso di riacquisire credibilità. La realizzazione per altro di BOT e CCT in formato tascabile ci permetterebbe per altro di realizzare un prestito forzoso che non peserebbe sulle tasche degli italiani che non si recassero all'estero, ove tali assegni-cambiali non dovrebbero avere mercato, infatti fare la spesa con 100 € in tasca o con un assegno-cambiale di 100€ che ad es. tra 10 anni in banca fosse cambiato a 110 o 120€ non arrecherebbe alcun disagio. E' vero l'eliminazione del contante limiterebbe un po' la privacy ma oltre a fare emergere il lavoro nero, contrastando così l'immigrazione clandestina che si nutre dello stesso, ha il vantaggio di eliminare l'evasione fiscale, rendere molto più difficile ogni reato legato all'uso del contante, si pensi allo spaccio di droga, allo sfruttamento della prostituzione, ai reati connessi al pizzo. Non c'è medicina che non abbia controindicazioni, ma i vantaggi per l'ordine pubblico, per la riduzione dei reati monetari e non credo siano tali e tanti da non potersi negare l'urgenza di tale operazione. 
 
 
Marco De Benedictis www.marcodebenedictis.com
Scritto da Marco De Benedictis

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