La Camera dei Deputati ha approvato il decreto «Salva-Italia» con 402 si e 75 no, dopo che il Governo aveva posto la Fiducia, ottenendola con 495 voti favorevoli, 88 contrari e 4 astenuti (no di Lega e Idv). L’Esecutivo Monti ha incassato questo terzo voto di Fiducia, perdendo per strada 61 voti rispetto al pieno fatto in occasione del suo insediamento il 17 novembre scorso al Senato e il giorno dopo alla Camera.
Il testo finale è arrivato in Aula emendato e migliorato su molti aspetti e questioni, ma in questi giorni ha suscitato molte polemiche il capitolo delle cosiddette «liberalizzazioni», che erano state inizialmente previste per farmaci, taxi e professioni. In particolare era stato originariamente stabilito che anche le cosiddette «parafarmacie» nelle città con più di 12.500 abitanti potessero vendere in appositi corner degli ipermercati e centri commerciali i farmaci di fascia «C», quelli che necessitano di ricetta medica e sono interamente a carico dei contribuenti.
Questo tipo di liberalizzazione è una vecchia idea targata Pd che a molti è sembrata arrecare vantaggi soprattutto alla grande distribuzione gestita dalle Coop rosse del centro-nord Italia. Si è tornati allora con la memoria al 2006, quando l’attuale segretario Pd Bersani, da ministro dello Sviluppo economico del Governo Prodi, aveva provato a dare una mano alle Coop, liberalizzando con le sue famose «lenzuolate» la vendita dei farmaci da banco, come ad esempio l’aspirina. Ed in effetti da allora sono nate circa 3500 parafarmacie soprattutto negli iper e supermercati delle Cooperative per un giro d’affari stimato intorno ai 2 miliardi di €. Contro tale provvedimento ci sono state forti resistenze nel Governo stesso, a cominciare dal sottosegretario al Tesoro Polillo, dal Pdl in Parlamento – in particolare con gl onorevoli Corsaro, Crimi e D’Ambrosio Lettieri – e nei rappresentanti di categoria, costringendo il Governo Monti a fare retromarcia, grazie soprattutto alla tenacia del Popolo della Libertà in Commissione Bilancio della Camera, che ha fatto approvare un apposito emendamento sospensivo, il quale in sostanza incarica l’Agenzia italiana del farmaco – «sentito il ministero della Salute» (in una versione precedente, poi corretta a penna, si diceva «d’intesa», formula che sarebbe piaciuta di più a Bersani) – a stabilire entro 120 giorni un elenco, periodicamente aggiornabile, «dei farmaci che vengono comunque esclusi dalla vendita in ambito commerciale diverso dalle farmacie». Soddisfazione è stata espressa dal presidente nazionale di Federfarma Annarosa Racca che spiega come «con la precedente formulazione la grande distribuzione si sarebbe semplicemente accaparrata il mercato del farmaco. Il Governo è tornato indietro perché sarebbe stata una scelta non in linea con l’Europa, visto che in nessun Paese Ue si vendono farmaci con ricetta fuori dalle farmacie».
Insomma, le farmacie hanno semplicemente rivendicato un loro diritto comunitario, anzi per la Racca, «l’unica lobby che si stava muovendo era quella del carrello».
Insomma il Pd stava quasi per un pelo riuscendo a far approvare una liberalizzazione contro l’Europa, proprio da un Governo che è nato in ottemperanza a necessità di politica economica europea. Immediate le scomposte reazioni del Pd, con Bersani che ha dichiarato di essere stupefatto dalla chiusura e debolezza della manovra sulle liberalizzazioni e Franceschini che ha accusato l’Esecutivo di aver avuto «poco coraggio di resistere».
In definitiva il Pd voleva far passare questa liberalizzazione sul farmaci di fascia C come un vantaggio per i consumatori, che avrebbero avuto un abbassamento dei prezzi. Ma il partito di Bersani era in malafede perché ridurre i prezzi dei farmaci di fascia «C» è impossibile per legge, dal momento che questi vengono fissati dallo Stato insieme alle industrie farmaceutiche, e quindi si tratta di prezzi fissi e immodificabili su tutto il territorio nazionale. Dunque, quella appena sventata era una liberalizzazione fasulla che avrebbe favorito i soliti noti (le Coop Rosse) ma anche alcune multinazionali delle medicine, che da tempo hanno puntato gli occhi sul nostro mercato, rischiando di sfasciare l’intero sistema farmaceutico.
Anche nelle precedenti «lenzuolate» farlocche di Bersani nel 2006 si invocavano giustificativamente migliaia di nuovi posti di lavoro. Invece, ad approfittare della «ventata liberista» sulle compresse per il mal di testa è stata soprattutto la grande distribuzione delle coop, mentre, come è accaduto anche per telefonini, auto e banche, i prezzi dei farmaci liberalizzati sono rimasti sostanzialmente invariati ed in alcuni casi sono addirittura aumentati.
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