«Ogni epoca ha i suoi spettacoli e le sue forme d’arte. Alla tragedia succede il romanzo, al ditirambo l’opera. Nella nostra epoca, la giustizia offre spettacoli edificanti», così scrive Jacques Vergès nel suo studio sull’uso politico-ideologico della giustizia. Nell’udienza dello scorso 22 dicembre 2011, le dichiarazioni del soggetto che secondo l’accusa avrebbero inchiodato Berlusconi in modo definitivo sancendone la colpevolezza, si sono rivelate, invece, un boomerang per l’accusa stessa.
David Mills, infatti, non solo non ha dichiarato ciò che l’accusa si aspettava, ma addirittura ha confessato di essersi inventato tutto e di aver tirato in ballo Berlusconi solo per evitare che se stesso e colui il quale gli aveva materialmente elargito i celeberrimi 600.000 dollari, cioè l’ormai famoso Diego Attanasio, rischiassero di passar dei guai con il fisco inglese.
In un Paese davvero democratico, in cui il diritto ed i processi non sono balocchi con cui divertirsi, in cui davvero la presunzione d’innocenza è alla radice del pensiero giuridico comune, in cui non vi sono caste od elite esenti da responsabilità, nemmeno se appartenenti all’ordine giudiziario, una simile dichiarazione del testimone principale dell’accusa sarebbe sufficiente a determinare l’assoluzione con formula piena dell’imputato, la condanna per calunnia agli accusatori, e gravi conseguenze, quanto meno disciplinari, per l’accusa che non ha saputo approfondire le indagini e che addirittura le ha storpiate.
Il processo Mills è uno dei molteplici esempi di processo politico che Silvio Berlusconi ha subito da quando ha deciso di occuparsi di politica per evitare che, dopo il ciclone giudiziario che aveva letteralmente azzerato una intera classe politica, favorendo una parte (cioè i post-comunisti) a scapito di un’altra (cioè tutti i non comunisti ), l’Italia fosse governata per un cinquantennio dalla sinistra diretta figlia del comunismo novecentesco, cioè dei suoi errori, dei suoi orrori, dei suoi fallimenti, primariamente in ambito sociale ed economico.
La parte ideologizzata e politicamente coinvolta della magistratura che tanto si era data da fare per eliminare gli avversari politici dei propri «compagni», si è ritrovata nel ’94 con un avversario, non solo imprevisto, ma ben più coriaceo dei precedenti, non foss’altro perché rappresentava un volto nuovo della politica ed un imprenditore estraneo ai giochi dei poteri forti fino ad allora operanti nel Paese. Il processo Mills, come tutti gli altri processi, ha dimostrato di essere una montatura, ad arte creata per perseguire scopi del tutto estranei a quelli della giustizia.
Che ne sarà di tutti quei profeti de «Il Fatto Quotidiano» o de «La Repubblica» che predicavano la sicura colpevolezza di Berlusconi? Che ne sarà di quei pm che hanno costretto Mills a dire il falso? Che ne sarà di quei pm che hanno costruito la loro accusa su presupposti falsi? E chi risarcirà il danno d'mmagine dell’imputato che per anni è stato oggetto di tali ludi giudiziari? Non accadrà nulla purtroppo, rimarrà solo il ricordo dell fango mediatico che in questi anni si è scagliato contro il Premier Silvio Berlusconi.
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