freccia_long
Numero 476
del 22/05/2012
Polemiche sulla costituzione ungherese PDF Stampa E-mail
! di Y.C.
@ragionpolitica.it
  
venerdė 06 gennaio 2012

 

viktor-orban.jpg

Luci e ombre della nuova costituzione ungherese. Più di diecimila manifestanti, dicono, si sono riversati nelle gelide piazze ungheresi, e non per festeggiare il primo dell’anno ma per protestare contro l’entrata in vigore della nuova costituzione ungherese. La stragrande maggioranza dei media occidentali e statunitensi si è mostrata accorata per le sorti della democratica Ungheria, che rischierebbe di essere travolta dalla «cappa conservatrice» forzosamente e unilateralmente imposta dal partito «di regime».

Pare che molti giornalisti e watchdogs internazionali si siano pigramente affiancati alle doglianze dei contestatori, senza nemmeno prendersi la briga di leggerla, la nuova costituzione, e affrettandosi, piuttosto, a scagliare feroci invettive contro il Primo Ministro Viktor Orbàn, definendolo un «fascista» e un inequivocabile «viktatore», come rileva anche Fisher dal Telegraph, anche se lui, coi veri fascisti, quelli del Jobbik, non ha niente a che fare.

Nella mischia si sono lanciati anche molti altri affamati. Ad esempio, l’Ue e il Fondo Monetario Internazionale, che tentano forse in questo modo di trovare la migliore scusa per negare, in tempi di crisi, l’apertura di una linea di credito di circa 15/20 milioni di euro, vitale per tirar fuori dal pantano l’esangue economia ungherese. O come gli Stati Uniti, che chiedono immediato ritiro della somma legge, ma lo fanno così a bassa voce che sembra quasi un atto diplomaticamente dovuto, magari per non creare gelosie in Siria, visto che lì il volume degli americani è sensibilmente più elevato.

Tra le file degli indignati c’è anche Amnesty International, che coi conservatori non va per tradizione molto d’accordo e crede che il deplorabile documento contenga violazioni agli standard dei diritti umani perché estende i diritti del feto sin dal suo concepimento e riconosce che il matrimonio interviene sempre tra un uomo e una donna. Eppure, se la clausola sulla protezione fetale non ha sfiorato le leggi pro-aborto, poiché intendeva erigersi ad un livello superiore (programmatico ed etico), quella sul matrimonio non pare sia diversa dal regime vigente nella maggioranza degli Stati europei. Si ricorda, infatti, che solo Spagna, Portogallo, Norvegia e Svezia ammettono i matrimoni tra omosessuali, mentre tutti gli altri paesi (tranne l’Italia) possiedono dei registri per le unioni civili e così avviene anche in Ungheria.

Tuttavia, è risultato tremendamente facile agli avversari bollare una costituzione come eccessivamente conservatrice solo perché contiene nel suo preambolo un richiamo alla cristianità, a Dio, ai valori della famiglia. Quei medesimi valori fondanti di cui la stessa Unione Europea si è fatta alfiere, quando nel suo dibattito costituente ha menzionato le «comuni radici cristiane», salvo poi annacquate in «eredità culturali, religiose e umanistiche». Infine, non si può non riportare il commento più paradossale di tutti: anche alcuni membri del vecchio regime comunista sono scesi in piazza e hanno detto la loro, dichiarando che la costituzione di Orbàn e del suo partito, il Fidesz, sta per avviare un processo di «putinizzazione» dell’Ungheria. E questo nonostante nessun oppositore sia stato ucciso o imprigionato, i media non governativi hanno sempre potuto dire la loro (e lo fanno con quotidiano zelo), non c’è stata nessuna compressione di diritti o libertà e si è consentito ai manifestanti di radunarsi pacificamente sotto l’Opera di Budapest, senza opporre alcuna repressione.

Le opposizioni si dolgono di non essere state coinvolte nel processo costituente, mentre il Ministro degli Interni ha chiarito che sono state loro ad obiettare uno strenuo rifiuto al percorso di riforma. Sorge il dubbio che nei confronti di Orbàn si stia attuando una strumentalizzazione non diversa da quella occorsa al Presidente Silvio Berlusconi, il quale, un momento prima di dimettersi, era presentato alla e dalla stampa estera come un tiranno liberticida, un despota, uno pronto a far di tutto per tenersi agganciato al potere. Si è poi visto come è andata.

Analogo è il trattamento fatto oggi a Orbàn, che, secondo gli oppositori, si è modificato la Costituzione a suo piacimento per governare oltre i termini previsti dal suo mandato. Ma nessuno ha detto agli ignari lettori esteri che la Costituzione, se è entrata in vigore, lo è perché un leader politico ha vinto le elezioni (con una larga maggioranza dei due terzi) e, nel rappresentare la popolazione del suo Stato, che per di più è stata interpellata con delle consultazioni sul merito del documento, ha portato avanti la prima grande riforma di successo volta a spazzare via la precedente Costituzione comunista, nel pieno rispetto delle procedure di revisione costituzionale. Certo, non tutti i problemi sono stati eliminati e di norme da smussare ce ne saranno molte (come la disposizione che toglie indipendenza alla Banca Centrale).

Ma il vero rischio per una democrazia non insorge quando una maggioranza governa muovendosi nei poteri a lei concessi, bensì quando l’opposizione, nel cavalcare l’onda demagogica, abdica al suo mandato come uno struzzo che nasconde la testa sottoterra e guasta quel gioco di poteri e contropoteri che rende veramente libero un Paese.




Condividi questo articolo
Segnala su OK NotizieDigg!Twitter!Google!Live!Facebook!Yahoo!



Commenti (1)
1. 07-01-2012 15:46
VERITA'+AUTODETERMINAZIONE=LIBERTA'
La via di Orbān č quella giusta.Si potrebbe raggiungere una federazione europea nel rispetto dell'autodeterminazione dei popoli(cosa giā negata nel 1970 da David Rockfeller). Poichč l'altra scelta č seguire il delirio olistico anglo-ebraico-americano e la guerra mondiale perpetua in atto .. meglio seguire l'Ungheria, meglio Orbān
Scritto da Rocco Sergi

Scrivi Commento
  • Si prega di inserire commenti riguardanti l'articolo.
  • Commenti ritenuti offensivi verranno eliminati.
  • E' severamente vietato qualsiasi tipo di spam.
  • Assicurarsi di aggiornare(refresh) la pagina per visualizzare un nuovo codice di controllo, nel caso venga inserito un codice errato
  • Caratteri disponibili : 1000.
  • Per poter inviare il commento č necessario inserire un codice di sicurezza, indicato alla fine del modulo di invio, per prevenire problemi di SPAM
Nome o nickname
Titolo:
Commento:

caratteri disponibili
Inserisci il codice di sicurezza:* Code


 
< Prec.   Pros. >


fb_ok.jpg
newsletter-new2.jpg

 

sottoscrivi RSS

Ragionpolitica, testata giornalistica Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis s.a.s. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena
Scrivi alla redazione © 2003-2012 Ragionpolitica Riproduzione riservata