Purtroppo lo spettacolo che spesso e volentieri offrono le nostre istituzioni è desolante. Soprattutto nei momenti in cui questioni della massima gravità che meriterebbero ponderazione, serietà e serenità di giudizio si trasformano in strepitio da mercato rionale, in guerra di posizione, in lancio di pietre da torri contrapposte. E' inutile oggi ribadire la diversità genetica che contrappone sul piano del garantismo il centrodestra e il centrosinistra: la coerenza che il Pdl ha sempre dimostrato riguardo al respingimento delle richieste di custodia cautelare per i rappresentanti eletti in Parlamento, indipendentemente dallo schieramento politico di questi ultimi, è di per sé risposta sufficiente.
La tristissima vicenda di Alfonso Papa, il cui destino è stato probabilmente segnato anche dall'essere stato magistrato «non allineato», ha rappresentato una frattura, una dilacerazione del nostro tessuto istituzionale senza precedenti. Oggi più che mai dovremmo comprendere, senza filtri ideologici di sorta, perché i padri costituenti vollero l'articolo 68 della Costituzione, quello che prevedeva la cosiddetta immunità parlamentare, insanamente abrogata nel 1993. Ma la questione pone problemi che vanno al di là della semplice faziosità, della volontà di condurre battaglie politiche con ogni mezzo, per quanto spregevole e inconfessabile, del garantismo a corrente alternata proprio di Pd e Udc.
La questione è nettamente pre-politica e, se vogliamo, riconducibile ai principi elementari del diritto naturale. Principi ormai sostanzialmente sconfessati e avversati da parte consistente della classe politica, ignorati o, peggio, gonfiati ad hoc dagli organi di informazione, sfruttati, sotto lo scudo inossidabile della legittimità formale, da parte della magistratura. Il dato di fatto oggi è il seguente: indipendentemente dalla verità giudiziaria, che sarà accertata in fase processuale, Nicola Cosentino è per l'opinione pubblica corrente un camorrista. La condanna senza appello possibile è già stata emessa dai social network, dalla galassia di blog che orbitano attorno al centrosinistra, da quotidiani compiacenti che, tra il detto e il non detto (strategia consolidata che evita spiacevoli querele per diffamazione...), pongono l'accento su prove inesistenti che, al massimo, potrebbero essere considerate elementi probatori di dubbia consistenza. Anche in caso di assoluzione con formula piena, cosa che auspichiamo ovviamente, la macchia sulla reputazione di Nicola Cosentino resterà netta, visibile, indelebile.
In questo sta l'essenza del garantismo negato: perché oltre ad un primo livello di garantismo diretto, ovvero quello che inerisce alla presunzione di innocenza fino a prova contraria, ne esiste un secondo, indiretto e più sottile, che riguarda la tutela dell'immagine, della onorabilità, della dignità della persona. E se un blando rispetto formale per il primo ogni tanto timidamente emerge, il secondo viene sistematicamente sconfessato e calpestato. Producendo sistematicamente danni non riparabili.
Oggi basta la divulgazione, se legittima o meno non importa, della notitia criminis per ascrivere in automatico condotte delinquenziali al soggetto coinvolto, attraverso sillogismi barbarici e incivili: Nicola Cosentino è campano, fa politica ed è pure un dirigente periferico del Pdl. Di quali altri riscontri c'è bisogno? Attenzione: qui non si tratta di difesa pregiudiziale né di suscitare pena o compassione nei confronti di un soggetto specifico, ma semplicemente di prendere amaramente atto della realtà per quella che è.
E la realtà ci dice che l'analisi doviziosa della richiesta di carcerazione operata dall'apposita commissione parlamentare non ha riscontrato elementi rilevanti al fine dell'accoglimento della medesima, ma questo riscontro fattuale è assolutamente irrilevante a causa della irresponsabilità con cui materie di estrema delicatezza vengono date in pasto al grande pubblico. Grande pubblico che, e non sarebbe legittimo pretendere diversamente, raramente possiede la competenza giuridica necessaria per valutare tecnicamente una richiesta di carcerazione preventiva, raramente possiede gli strumenti critici e interpretativi per comprendere il linguaggio giuridico, un linguaggio «semitecnicizzato» come da felice definizione di Giovanni Tarello, rarissimamente ha idea di cosa sia una commissione parlamentare e di come essa funzioni. E l'invocazione al riguardo della cosiddetta «libertà di stampa» e del «dovere di informazione» suonano come minimo pretestuose: dare al proprio utente medio ciò che egli si aspetta di ricevere non significa informare, ma disinformare, così come presupporre, in totale assenza di buona fede, che il proprio lettore medio possieda un apparto ermeneutico hegeliano che gli consenta di assimilare correttamente una notizia. Io non so se Nicola Cosentino sia colpevole o innocente: non sta a me giudicare, poiché svolgo una professione diversa da quella di magistrato. Quello che so con certezza è che la sua reputazione è stata comunque distrutta, in assenza di qualsivoglia presupposto giudiziario oggettivo. Così come mi rendo conto che in Italia siamo riusciti a concepire la forma più paradossale di mala giustizia: la colpevolezza sancita per sondaggio e non per condanna penale. Roba che fa apparire la cicuta di Socrate come innocua acqua fresca...e i demagoghi che lo condannarono come campioni del pensiero liberale...
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