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Numero 476
del 22/05/2012
Primarie repubblicane Usa: saranno gli indecisi a fare la differenza? PDF Stampa E-mail
! di Marco Respinti
respinti@ragionpolitica.it
  
martedì 17 gennaio 2012

white_house.jpgDopo l'eroina dei «Tea Party» Michele Bachmann, dalle primarie Repubblicane esce di scena anche Jon Huntsman, ex ambasciatore in Cina e già governatore dello Stato dello Utah. I risultati troppo magri ottenuti sin qui lo hanno convinto a ritirarsi dalla corsa alla nomination per le presidenziali di novembre. Huntsman appoggerà quindi la candidatura di Mitt Romney. La cosa era nell'aria da tempo. Huntsman aveva infatti snobbato le primarie dell'Iowa per giocarsi tutto in New Hampshire, ma il piccolo Stato della Nuova Inghilterra non lo ha premiato. Inutile quindi, come si dice in inglese, frustare un cavallo morto.

Ora, tanto in Iowa quanto, soprattutto, in New Hampshire molto ha pesato il voto degli indipendenti, ovvero di coloro che non si sono preventivamente registrati nelle fila Repubblicane per godere poi del diritto di sceglierne i candidati in lizza. Tutti sanno, infatti, che, negli Stati Uniti d'America, il voto è un diritto civico prima che un dovere, e che dunque i cittadini decidono volontariamente se esercitare tale diritto andando positivamente a iscriversi nelle liste elettorali. Per la cronaca, in Iowa e nel New Hamsphire gli «indipendenti» (preventivamente né Democratici né Repubblicani) hanno mediamente premiato soprattutto Ron Paul, l'outsider ipercritico (e spesso a buon diritto) dei certi dirigenti di entrambi i partiti maggiori, cioè anche di quei Repubblicani nelle cui fila egli si candida.

Oltre agli indipendenti, però, esiste anche un altro genere di elettori variabili. Sono gli «indecisi». A differenza degli «indipendenti», gli «indecisi» sono da sempre oppure per scelta recente Repubblicani: ma, pure essendolo, e magari essendosi già iscritti per tempo nelle liste elettorali Repubblicane, non hanno ancora deciso a quale candidato dare il voto. Si tratta di una questione che riguarda i vari «dipartimenti degli affari interni» di ogni candidato Repubblicano in corsa, che però quest'anno debbono tutti moltiplicare i propri funzionari nel tentativo di intercettare quanti più «indecisi» sia possibile.

Pare infatti che in questo decisivo 2012 il numero degli «indecisi» sia davvero significativo, al punto di poter fare la differenza all'ultimo momento e quindi in barba a ogni e qualsiasi sondaggio precedente, alla vigilia compresa. Ciò accade perché l'elettorato non si sente rappresentato dai candidati in lizza, perché la loro qualità politica è così scadente da imbarazzare? Esattamente il contrario. In vista del voto del 21 gennaio in South Carolina, dove appunto gli «indecisi» abbondano come non mai, lo ha detto bene Mick Huckabee, ex governatore dell'Arkansas candidatosi nelle primarie Repubblicane del 2008 con il supporto dell'attore Chuck Norris ma uscito di scena anzitempo e da allora rigeneratosi in conduttore, su Fox News, del programma di analisi e commenti politici intitolato semplicemente come lui, Huckabee. Domenica 15 gennaio sera (notte da noi), in diretta da Charleston, capitale del South Carolina, nel profondo Sud dei conservatori, l'ex governatore ha aperto una trasmissione dedicata appunto agli «indecisi» con una considerazione importante. Gli indecisi, ha detto Huckabee, sono tali perché la scelta che si para loro innanzi è fin troppo ricca. Immaginatevi, ha proseguito l'ex governatore, di avere una fame da lupo e di entrare in un negozio di generi alimentari ‒ Huckabee ha detto «grocery»: che bello che non abbia detto supermarket ‒ venendo presi dalla paralisi di chi vorrebbe prendere tutto ma non può, epperò non sa nemmeno cosa scegliere prima, alla fine rischiando di rimanere con l'appetito insaziato per surplus di offerta.

Proprio così. La gara fra i Repubblicani candidati nelle primarie di questo 2012 è quella a chi riesce a proporre all'elettorato una piattaforma politico-culturale più conservatrice degli altri. Una gara a Destra. Per chi si propone di battere la Sinistra di Barack Obama è un invito a nozze. L'importante è però che non si finisca per fare indigestione al pranzo.




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