Togliere il gesso dall'economi a, così si è espresso il premier Monti sulle liberalizzazioni, ossia quelle «tasse occulte», quei lacci e lacciuoli da sciogliere per far tornare il Sistema Italia a galoppare ai livelli europei. Questo, secondo Monti, l'obbiettivo delle liberalizzazioni appena messe nero su bianco dal Governo. E il grande ottimismo che l'Esecutivo e il suo massimo rappresentante nutrono per questo pacchetto di norme si evince da ciò che gli esponenti del governo dichiarano sui benefici che il pacchetto potrebbe apportare all'economica italiana per la crescita. Un bonus calcolato in un più 11% del Pil, in un più 8% in termini di consumi e un aumento dei salari stimato attorno al 12%. Previsioni troppo ottimistiche? Forse sì, le percentuali sono alte e sono numeri che, se fossero stati dichiarati dal precedente esecutivo, avrebbero sicuramente avuto una stroncatura generale.
Il rischio, infatti, che tutto si risolva in poche norme che non siano in grado di spostare il baricentro economico e non diano una boccata d'ossigeno alle famiglie è concreto, e solo un incisivo nuovo assetto dell'economia nazionale può davvero cambiare le cose. Servono misure serie e incisive, che puntino a liberalizzare in maniera corposa il nostro sistema economico, non concentrate, dunque, solo su interventi riservati a poche categorie. Se esaminiamo più nel dettaglio il «pacchetto di riforme strutturali», come lo ha definito il premier, troviamo che tra le norme più importanti per la crescita ci sono quelle che interessano le aziende, le farmacie, i notai, gli avvocati, mentre l'autority si occuperà dei taxi.
Nasce il tribunale delle imprese, un ente che promette di alleggerire tutto l'iter burocratico e giudiziario che, secondo il ministro Severino, creerà una giustizia più efficace, consentendo processi più rapidi per risolvere a l'annoso problema di una giustizia lenta; l'auspicio è anche quello di incrementare gli investimenti esteri sull'economia nazionale, ora bloccati da un sistema giudiziario verso cui gli stranieri non ripongono la loro fiducia. Il decreto prevede che un tribunale, in sostanza, si occuperà di tutti i contenziosi riguardanti le attività societarie.
Per quanto riguarda le farmacie si è deciso un aumento del numero di quest'ultime, tanto da averne 5 mila in più, passando dalle 18 mila attuali a 23 mila esercizi sul territorio nazionale, in media dovranno essere una ogni 3 mila abitanti. Anche i notai aumenteranno di numero, poiché saranno 500 in più. Per gli avvocati si prevede la possibilità di far svolgere sei dei diciotto mesi di praticantato nelle università. Una novità che, secondo il ministro Severino, favorisce i giovani e migliora la qualità dei nuovi professionisti. Ma alle professioni non piace affatto la norma che cancella le tariffe minime e le categorie parlano apertamente di rischio di tariffe selvagge.
La norma più interessante sembra il provvedimento che consente ai giovani di aprire nuove società a responsabilità limitata con solo un euro di capitale iniziale e senza bisogno del notaio. Una norma che dovrebbe, secondo gli ideatori, incentivare molto l'imprenditoria giovanile. Le assicurazioni saranno tenute ad abbassare la polizza a chi mette la scatola nera sull'auto, mentre, nel settore trasporti, Passera punta all'aggregazione tra le molte società che ad oggi si occupano dei trasporti pubblici locali. Per il responsabile dello Sviluppo economico è infatti essenziale che si attuino meccanismi di accorpamento. Per quanto riguarda invece le discusse norme sui tassisti deciderà come muoversi l'autorità dei trasporti, città per città, per vedere se e dove aumentare il numero di licenze.
Infine, sul versante benzinai, non sembra cambierà molto ed è probabile che non ci sarà la tanto agognata diminuzione del costo del pieno di benzina, mentre sul fronte degli esercizi commerciali l'odiata deregulation degli orari pare si farà, ma non dovrebbe stravolgere le norme sui saldi. E le reazioni politiche al decreto? Napolitano mostra il suo sostegno parlando di intervento corposo e incisivo. Anche i partiti che appoggiano l'Esecutivo dimostrano di sostenere le norme. Ad un forte appoggio di Casini e del Terzo Polo si unisce Bersani, che, se pur con qualche volontà di miglioramento, si è detto nettamente a favore del decreto parlando all'assemblea nazionale del suo partito.
Alfano ha dichiarato che il Pdl si propone di contribuire al miglioramento dell'architettura dello Stato e che le liberalizzazioni restano un tema molto caro al partito. Se sono norme che hanno l'obiettivo di offrire un miglior servizio al cittadino riducendo i costi saranno sostenute in Parlamento - ha dichiarato il segretario. Contraria la Lega, sempre all'opposizione dell'esecutivo tecnico, con Bossi che auspica che il Pdl faccia cadere Monti. E intanto il premier si augura che il Parlamento non modifichi queste norme che, a suo parere, se depotenziate, potrebbero perdere tutta la loro possibile efficacia per dare un colpo di frusta all'economia italiana e tirarla fuori dalla recessione. Norme che hanno generato forti attese e che tutti sperano abbiano l'efficacia pronosticata da Mario Monti e dal suo Esecutivo. Ma il rischio è che l'ottimismo sia troppo alto per norme che, comunque, inizierebbero a far sentire i propri effetti benefici sull'economia non sul breve periodo, ma sugli anni a venire.
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