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Numero 464
del 22/02/2012
La rimonta di Gingrich riapre le primarie repubblicane PDF Stampa E-mail
! di Cristiano Bosco
bosco@ragionpolitica.it
  
martedì 24 gennaio 2012

gingrich-newt-100.jpg«Mentre le famiglie della Florida perdevano tutto nella crisi del mercato immobiliare, Newt Gingrich incassava. Newt Gingrich è stato pagato più di 1.6 milioni di dollari da Freddie Mac, l'agenzia che ha contribuito a creare la crisi. Dopo essere stato sanzionato per violazioni del codice etico e costretto alle dimissioni in disgrazia, Newt Gingrich ha fatto carriera all'interno di Washington, DC. Il Presidente Obama e la sua campagna elettorale sarebbero molto felici se Newt Gingrich ottenesse la nomination repubblicana». È questo il testo di «Florida Families», il nuovo, aggressivo, spot elettorale a sostegno di Mitt Romney e contro Newt Gingrich che da qualche giorno viene proposto incessantemente sulle reti televisive della Florida, prossimo stato ad ospitare l'importante appuntamento delle primarie repubblicane. Un messaggio che, unitamente ai ripetuti attacchi sferrati dall'ex governatore del Massachusetts Romney all'ex speaker della Camera Gingrich nel corso del dibattito televisivo tra candidati svoltosi a Tampa la sera di lunedì, evidenzia come il risultato del voto in South Carolina abbia modificato gli schieramenti in campo e le loro strategie.

Il successo a sorpresa di Gingrich, più volte dato per finito, capace di trionfare in uno stato decisivo nel quale - solo qualche ora prima del voto - il rivale si trovava sopra nei sondaggi di almeno venti punti percentuali, ha dato una scossa alla corsa per la nomination del Partito Repubblicano per le prossime elezioni presidenziali americane. La vittoria dell'ex Speaker of the House, icona repubblicana degli anni '90 per lungo tempo rimasto al di fuori dell'agone politico, si è andata ad affiancare a quella, sancita a tavolino, di Rick Santorum in Iowa (dopo che i risultati iniziali diedero Romney come vincitore, quindi un primo posto pari merito tra lui e Santorum): un doppio colpo per la campagna elettorale di Romney, il favorito, il più ricco, il più organizzato, la quale doveva essere una mera formalità nella conquista della nomination, se non - per i più ottimisti - una vera e propria cavalcata trionfale. «Il tranquillo percorso di Mitt Romney verso la nomination è stato interrotto», nota John Dickerson su Slate. «Ha perso due competizioni su tre. Gli elettori hanno ratificato i dubbi di lunga data su di lui. Gli elettori anti-Romney che hanno disperso i propri voti sembra si siano ora fermati su Gingrich».

Un repentino cambio di sceneggiatura, quasi un colpo di scena in quello che doveva essere, agli occhi di molti, il copione già scritto di un film poco avvincente, in cui l'attore protagonista, Mitt Romney, non riesce a far innamorare il pubblico. Non è un caso che Romney, dopo l'imprevista batosta, abbia inaugurato una campagna aggressiva in Florida in vista delle primarie del 31 gennaio, ponendosi sull'offensiva e concentrando i propri attacchi su Gingrich, una strategia del tutto inedita per il candidato che, più volte propostosi come front-runner del GOP, ha finora condotto una corsa quasi in solitaria, senza sferrare fendenti ad altri candidati in particolare, e mostrandosi per lo più distaccato e glaciale, quasi già pronto a correre contro Obama. Un cambio di atteggiamento che evidenzia lo stato di difficoltà attraversato da Romney e dalla sua squadra. «In New Hampshire, Newt Gingrich è andato all'attacco e Mitt Romney è rimasto tranquillo e calmo», nota ancora Slate, «in Florida il rapporto si è invertito». Resta da capire quale impatto avrà questa nuova versione di Romney sull'elettorato repubblicano, con particolare attenzione a quella parte di «moderati» che finora si sono rivolti a lui proprio perché differente rispetto agli altri candidati più radicali quali Gingrich, che infiamma le folle con toni populisti, Santorum, che si presenta come il rappresentante della destra cristiana ed intransigente, e Ron Paul, liberista fino al midollo ancora a secco di vittorie.

Gli occhi sono ora tutti puntati sulla Florida. Il «Sunshine State», con le sue primarie a fine mese, esprimerà un verdetto che giocoforza influenzerà notevolmente la corsa repubblicana. Nei prossimi giorni, Romney farà quanto possibile per mettere in evidenza i (tanti) lati deboli di Newt Gingrich, dai fondi incassati come «consulente» da parte di agenzie che hanno avuto un ruolo decisivo nella crisi economica, ai suoi insuccessi politici, senza tralasciare i riferimenti ai tre matrimoni e alle varie scappatelle (elemento che però non ha funzionato in South Carolina, dove Gingrich ha sorprendentemente catturato anche il voto femminile); Gingrich, dal canto suo, forte del suo recente trionfo, rinfaccerà a Mitt Romney i suoi anni da governatore pseudo-liberal del Massachusetts, il suo piano sanitario molto simile all'Obama-care, i suoi cambi di posizione su temi quali aborto e matrimoni gay e, non ultimo, il suo rifiuto (seguito da dietrofront) a rendere pubblica la sua dichiarazione dei redditi. Gingrich si presenterà come il candidato del popolo, contro la scelta dell'establishment. Romney si presenterà come l'unico candidato con chance di battere Obama, contro un esponente politico imbolsito e poco capace.

I numeri sottolineano una grande incertezza generale. In Florida, secondo la media di RealClearPolitics, l'ex Speaker of the House sarebbe sopra di 0,7 punti percentuali, un virtuale pareggio che non fa che rendere impossibile fare previsioni. Il trend di Gallup, a livello nazionale, mostra ovviamente un Romney in discesa al 29% e un Gingrich in salita al 28%, lontani Santorum (13%) e Paul (11%). Dati che dimostrano quanto la partita sia ancora aperta. Tutto può ancora succedere. Lo spauracchio che la sfida si prolunghi e, voto su voto, si porti avanti fino alla convention, è uno degli incubi del Partito Repubblicano, poiché significherebbe una battaglia di trincea logorante per l'intero fronte, candidati stanchi e grandi spese elettorali, ergo solo vantaggi per il Presidente uscente Barack Obama. La situazione attuale sta scontentando molti conservatori: «Sul palco del dibattito, un governatore per un solo mandato, un tizio che ha abbandonato il posto da Speaker, un tizio che ha perso per 18 punti, e un lunatico», ha scritto, a metà strada tra l'amareggiato e il sarcastico, il commentatore John Podhoretz. Ecco perché c'è già chi, più o meno velatamente, ancora auspica l'ingresso di un candidato esterno - i nomi si rincorrono, dal Governatore del New Jersey Chris Christie al Governatore dell'Indiana Mitch Daniels, al quale è stata affidata la «risposta» ufficiale al discorso sullo Stato dell'Unione di Obama - capace di compattare il Grand Old Party e ambire alla Casa Bianca.




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