freccia_long
Numero 464
del 22/02/2012
L'arianesimo inconsulto di "Der Spiegel" PDF Stampa E-mail
! di F.N.
@ragionpolitica.it
  
mercoledì 25 gennaio 2012

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Il «J'accuse» mosso all'Italia e agli italiani tutti da Jan Fleischhauer, columnist di «Der Spiegel», risulta ridicolo ed infantile oltre ogni dire«Mano sul cuore, ma vi sorprendete che il capitano fosse un italiano? Vi potete immaginare che manovre del genere e poi l'abbandono della nave vengano decise da un capitano tedesco o britannico? Conosciamo tipi del genere dalle vacanze al mare, maschi bravi con grandi gesti, capaci di parlare con le dita e con le mani, in principio gente incapace di fare del male, ma bisognerebbe tenerli lontani da macchinari pesanti e sensibili, come si vede. «Bella figura», è lo sport popolare di massa italiano, cioè impressionare gli altri, anche Schettino voleva fare bella figura, purtroppo ha trovato uno scoglio sulla sua strada».

Robetta da «posta del cuore» che non meriterebbe commento alcuno né, meno che meno, risentita indignazione. Però noi Italiani, oltre ad avere la sindrome da «bella figura», oltre a parlare a gesti e ad essere bonaccioni incapaci di fare del male (volontariamente), abbiamo anche, che so, un briciolo di senso critico, un irriverente senso dell'ironia ed un gusto per l'invettiva che funge da zeugma tra il Veneto e la Campania, passando per Roma e Firenze e, soprattutto, abbiamo buona memoria.

Ci ricordiamo, al contrario di quanto dovrebbe fare Herr Fleischhaur prima di sparare ad alzo zero su di noi, della tragedia di Eschede: 101 morti e 100 feriti gravi, di cui più della metà menomati a vita, a seguito del più grande disastro ferroviario della storia che abbia coinvolto un treno ad alta velocità. Dovuto ad un madornale errore umano causato da ragioni squisitamente politiche. L'Ice (intercity express) 884 era infatti un treno all'avanguardia e iperveloce che presentava però un piccolo difetto di fabbricazione: la fusione in monoblocco degli assi ruotati dei carrelli generava una vibrazione ed un rumore di fondo percepibile che violava le normative in materia di tutela ambientale (severissime!) tedesche. Tale rumorosità, che pure poteva causare qualche disagio ai passeggeri più sensibili, certamente era causa di turbativa ambientale ai danni di lupi, orsi e scoiattoli della Foresta Nera (o altro bosco a vostra scelta). Ergo, mobilitazione generale di tecnici ed ingegneri al fine di risolvere l'emergenza ambientale in corso: faccende che in Germania vengono prese terribilmente sul serio vista la forza contrattuale sul piano politico dei movimenti ambientalisti in generale e del «partito verde» nello specifico.

In assenza di test ad hoc venne così installato sull ICE 884 un ammortizzatore in gomma dura dello spessore di 20 millimetri che risolse brillantemente il problema acustico, compromettendo al contempo in maniera gravissima la stabilità del carrello alla velocità di punta. Morale, alle 10.30 del 3 giugno 1998 il cerchione di una delle ruote si staccò sradicando una rotaia dalla massicciata che andò a configgersi in una carrozza, e, di lì a pochi minuti, le ruote della carrozza ormai deragliate colpirono la leva di azionamento di uno scambio, spezzando di fatto il treno in due tronconi.

Il macchinista non si accorse di nulla: attribuì l'illuminazione delle spie d'allarme ad un semplice guasto elettrico e proseguì la sua marcia. Fu il capostazione di Eschede ad avvisarlo del fatto che «era arrivato da solo (col solo locomotore): il treno aveva deragliato». Solo allora, voltatosi indietro, il macchinista si accorse di avere "perduto" il convoglio. Nulla da dire: il «silenziatore» aveva adempiuto egregiamente al proprio compito primario. Tanto da rendere assolutamente muto un deragliamento.

In base alla stringente logica di Herr Fleischhauer dovremmo dedurne che tutti i tecnici e gli ingegneri tedeschi, pur parlando sempre in maniera misurata e mai gesticolando, pur vittime di una inspiegabile sindrome da understatement che li spinge a ripugnare la ricerca della «bella figura», debbano stare lontani anni luce da macchinari pesanti in genere e treni superveloci in particolare. Noi, che forse abbiamo un minimo di senso del discernimento in più rispetto all'inflessibile editorialista, non pretenderemmo mai tanto: ci accontenteremmo più pragmaticamente che gli algidi burocrati protestanti stessero lontani qualche anno luce dalla Bce, giacché sono stati lor signori a costruire artificialmente quell'insieme di regole teoriche completamente avulse dalla realtà di mercato oltre che da quella finanziaria le quali hanno fatto sprofondare l'Europa in una crisi transnazionale: quanti «Schettino», potenziali o conclamati, passano le giornate a redigere regole e regolette che da un lato impastoiano il libero esercizio finanziario di taluni Stati membri dall'altro non si accorgono, proprio come il macchinista del Ice 884, che la Grecia sta deragliando.

Macchinista che, bontà sua, ebbe almeno il buon gusto di sprofondare per ore in stato di shock dopo essersi accorto di quanto era accaduto: i tecnocrati in questione al contrario «tirano dritti come treni», se passate la battuta un poco macabra, assolutamente impermeabili ad ogni presa di coscienza che il buon senso potrebbe suggerire come necessaria ed impellente. Ma Herr Fleischhauer non si ferma qua: «Il carattere nazionale è qualcosa di simile alla differenza di comportamento provocata dalla differenza tra i due sessi. Le nazioni sono diverse, per motivi climatici, e anche le lingue hanno il loro ruolo». Quindi c'è una «differenza» che dipende non solo da "O' Sole mio», ma pure dalla nostra lingua. Farneticazioni non molto diverse da quelle che si potevano udire nelle birrerie di Monaco attorno al 1933, atte a ridefinire un concetto soft di Lebensraum, ovvero di «spazio vitale», robetta tanto cara al noto autore di «Mein Kampf». Chiosa, infatti, imperterrito: «Quel che può succedere quando per motivi politici si ignora la psicologia dei popoli, ce lo mostra la crisi della valuta». Quindi non il fallimento dei programmi economici della Bce (leggi: della Germania), non il soffocamento degli impulsi economici autonomi e positivi degli Stati membri, non il conservatorismo parossistico di una Germania che coniuga la sindrome di Weimar alla difesa tetragona e pedissequa della deflazione, bensì il «linguaggio», la «psiche», e la «gestualità» di un popolo diventano nella mente lisergica dell'Oberkommandierende Fleischhauer gli elementi determinanti, le cause scatenanti della crisi dell'Eurozona. E in quanto tali vanno stigmatizzati e puniti. Come a dire che per noi, fieri di praticare l'idioma di Dante, di Petrarca, di D'Annunzio, di Ungaretti, soggetti come Goethe, Hegel o Schopenhauer meglio avrebbero fatto ad occuparsi di addestrare cavalli, viste le asperità tonali del loro patois...




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Commenti (3)
1. 25-01-2012 23:27
tedeschi
e cosa dire dei 3 terroristi di settembre nero sopravvissuti alla strage delle olimpiadi di monaco e rilasciati dopo pochi mesi dai tedeschi per paura di rappresaglie?
Scritto da piero galiotto
2. 27-01-2012 07:12
pocamemoria
Basterebbe ricordare a questo(censura) la capacità decisionale dei responsabili della sicurezza alla acciaieria Tissen ,della mediocrità morale delle aziende farmaceutiche tedesche nella produzione volontaria di farmaci pericolosi o inutili ,delle incapacità e della leggerezza tipica (e no il contrario) di chi verbalizzava i controlli su il regolare funzionamento dei carrelli ferroviari nell'incidente di Viareggi ecc. ecc. ecc. 
Ma brutto tedesco inutile ,e pensare che per ingrassarvi di crauti salsicce e birra vi compriamo pure le macchine che se non fosse stato per la tecnologia italiana sareste ancora lì con carri di legna e buoi.
Scritto da mauri
3. 02-02-2012 18:02
approvo
Approvo totalmente l'articolo. Il complesso da primi della classe dei tedeschi li ha portati sempre verso i più clamorosi disastri.
Scritto da giduegi

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