Sono quasi 39 milioni gli italiani collegati a internet, il 7,8% in più rispetto ad un anno fa. Ogni giorno sono oltre 13 milioni gli utenti attivi sul web, collegati mediamente 1 ora e 23 minuti (Fonte: Audiweb Database, dati novembre 2011).
Se non sempre i numeri sono sufficienti a illustrare un fenomeno, per descrivere la crescita dell’utilizzo del web e delle applicazioni internet ci danno di sicuro una mano. Quindi affidiamoci ad altri dati sull’utilizzo effettivo di internet (le stime Audiweb Database considerano solo la popolazione di riferimento dai 2 anni in su): rispetto alla fine del 2010 cresce dell’11,7% la presenza on line delle donne. Sono oggi 6 milioni, il 22,4% della popolazione femminile, le donne in rete ogni giorno (tra i 25 e i 34 anni la fascia di età più collegata). Ad essere on line almeno una volta al giorno è il 26,5% degli uomini, 7,3 milioni di utenti, in particolare tra i 35 e i 54 anni (il 37,7% degli uomini di questa fascia d’età) e tra i 25 e i 34 anni (il 32,7%).
Cosa fanno sul web questi 13 milioni e passa di utenti giornalieri? Acquistano oggetti, prenotano viaggi, comunicano, cercano informazioni, leggono notizie, ma soprattutto – ed è questa la vera rivoluzione del mondo 2.0 – partecipano. Ciò che un tempo era la piazza, l’agorà, oggi è il web. E’ internet lo spazio pubblico, il luogo della partecipazione, tanto che nessuna forza politica può oggi prescindere dalla comunicazione on line, pena l’emarginazione. Se il tema della partecipazione digitale è interessante e sconfinato – meriterebbero un articolo a parte il concetto di democrazia on line, la questione della creazione del consenso via internet, il problema dell’affidabilità delle informazioni… – vorrei però soffermarmi su altro aspetto, prendendo spunto dalle parole del segretario politico del Pdl, Angelino Alfano, pronunciate in occasione della presentazione del nuovo portale del partito (www.pdl.it ). «Da oggi l'Agenda Digitale è un tema centrale nel nostro programma politico, dalla rete possono nascere migliaia di opportunità di lavoro e grazie alla rete possiamo dare un nuovo importante impulso all'economia italiana».
La rete, quindi, non è più vista dalla politica solo come uno strumento di consenso o uno spazio per la partecipazione, concetti comunque innovativi e quasi inesplorati solo cinque anni fa. Il segretario del Pdl si è spinto oltre, immaginando la nascita in Italia di una Silicon Valley, «di far nascere anche qui un Facebook italiano o un Google italiano e incrementare così l'incidenza dell'economia digitale sull'insieme dell'economia italiana». Sogni? No, idee con le radici ben piantate in terra. Qualche esempio. Negli scorsi giorni un’indagine condotta da Deloitte ha rivelato che Facebook in Italia vale già oggi 2 miliardi e mezzo di euro.
Facebook è il social network più utilizzato, ma è internet in generale ad attirare sempre più le attenzioni degli investitori, a partire dalla pubblicità. I dati dall’Osservatorio FCP-Assointernet attestano che tra gennaio e dicembre 2011 il fatturato accertato pubblicitario (relativi alle tipologie Display e Affiliate) registra una crescita complessiva del 12,3% rispetto allo scorso anno. Addirittura la pubblicità video è crescita, sempre in termini di fatturato, del 59,9% in un anno.
L’ultima e sintetica conferma della crescita del settore arriva dallo studio, presentato a ottobre dello scorso anno, dal Digital Advisory Group, secondo cui l’economia digitale vale in Italia il 2% del Pil, ma potrebbe raddoppiare entro il 2015. Basta cifre, non occorre essere un economista per rendersi conto delle straordinarie opportunità del mercato.
L’economia digitale è destinata a crescere, ma, specie in tempi di crisi, è fondamentale che la politica sappia leggere velocemente ed interpretare questa tendenza e sia pronta ad accompagnare e sostenere l’evoluzione del mercato. Internet deve essere, come ha sostenuto Alfano, un volano per l’economia italiana in generale e non si limiti ad essere un’isola felice, un comparto in salute tra tanti in difficoltà. Quasi 40 milioni di utenti attivi sono, da qualsiasi prospettiva li si voglia vedere – politica, sociale o economica – un patrimonio.
Non basta, quindi, prendere atto che la rivoluzione digitale è in corso, ma occorre trasformarla in una locomotiva che acceleri la ripresa economica e la crescita sociale e politica del Paese. Per questa ragione dobbiamo seguire il programma dell’Agenda Digitale del segretario Alfano con estrema attenzione.
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